Precariato

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Precariato

Messaggio da Satanika » 27 gennaio 2005 11:45

Nel thread sul grande Zampagna sono entrati nel discorso industria,precariato etc.
A parte i discori a gazzosa di certi berluscones d'accatto (i lavoratori che scioperano senza sapere perche',il fancazzista che lo e' perche fa "solo" il suo) mi sembra che nel 2005 sia passata l'idea che il precariato,l'annullamento dei diritti dei lavoratori siano un fatto inevitabile e certo.
Non penso sia vero,il precariato non e' la Soluzione Finale per tutti i problemi del mondo del lavoro,e' una precisa volonta',una precisa idea che hanno i "capi" di come deve essere il mondo del lavoro.

L'economia italiana per anni si e' basata sulla grande industria (FIAT in primis) e sull'indotto di questa.Oggi e' in corso un processo di deindustrializzazione (si passa a piccola impresa e servizi,in pratica) che sembra inevitabile.E' inevitabile che l'imprenditore sposti la produzione nei paesi tipo Cina Corea?
E' inevitabile assumere solo gente con contratti a tempo? No e' solo la volonta' di aumentare il profitto e aumentare la ricattabilita' del lavoratore.

Purtoppo i lavoratori sembrano essersi rassegnati a questa situazione con la complicita' dei sindacati,trovatisi impreparati alle necessarie nuove forme di lotta.


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Messaggio da sboretta » 27 gennaio 2005 12:00

Il problema è che molte volte l'imprenditore sposta la produzione in Cina o in Polonia perchè altrimenti non ce la fa a stare sul mercato e allora chiude baracca e burattini e buonanotte al secchio.
Purtroppo è così, la produzione si sposta verso l'Est, in Europa rimarranno solo società di servizi e i reparti R&D, commerciali, design e progettazione.
Certo che in un paese come l'Italia che investe quasi nulla sulla ricerca, lo scenario è abbastanza desolante.
Tutto ciò fino a quando ? Mah, chi lo sa, c'è chi dice fino a quando la Cina non raggiungerà un livello do benessere pari all'Europa, anche se... non so. Intanto per il momento sembra che un master in economia a Shangai sia più prestigioso che ad Harvard, questo per dare un'idea.

Ora, Satanika , hai voglia a combattere, ma contro chi ? Per che cosa ?
Magari avrebbe senso introdurre dazi doganali pesanti sulle importazioni, oppure... boh, ci vorrebbe qualcuno che ne capisce, qua c'è da rivedere tutto il sistema economico mondiale
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Messaggio da Satanika » 27 gennaio 2005 12:06

Originally posted by sboretta Il problema è che molte volte l'imprenditore sposta la produzione in Cina o in Polonia perchè altrimenti non ce la fa a stare sul mercato e allora chiude baracca e burattini e buonanotte al secchio.
Si parla di fiat,olivetti etc societa' che possono restare sul mercato mantenendo la produzione in italia,investendo sulle tecnologie.
Ora, Satanika , hai voglia a combattere, ma contro chi ? Per che cosa ?
Magari avrebbe senso introdurre dazi doganali pesanti sulle importazioni, oppure... boh, ci vorrebbe qualcuno che ne capisce, qua c'è da rivedere tutto il sistema economico mondiale


La lotta deve venire dagli operai,dalle fabbriceh,dai sindacati.Sicuramente anche negli anni settanta qualcuno diceva "contro chi?","per osa?"...
La lotta deve essere contro il prcariato,per i diritti dei lavoratori!
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Messaggio da muttley » 27 gennaio 2005 12:30

Satanika ha scritto: Si parla di fiat,olivetti etc societa' che possono restare sul mercato mantenendo la produzione in italia,investendo sulle tecnologie.
Olivetti???
Lo scandalo della FIAT è che per trant'anni ha beccato un sacco di soldi pubblici minacciando di chiudere il settore auto, investendoli poi in attività che con l'auto non c'entravano una cippa (assicurazioni, supermercati, juventus etc.). Con tutti quei soldi si poteva statalizzarla due volte...
La lotta deve venire dagli operai,dalle fabbriceh,dai sindacati.Sicuramente anche negli anni settanta qualcuno diceva "contro chi?","per osa?"...
La lotta deve essere contro il prcariato,per i diritti dei lavoratori!

Peccato che gran parte di quelli che "lottano", magari con gli espropri o le autoriduzioni, non abbiano mai lavorato in vita loro...


Piccola considerazione finale: fino a un paio di anni fa si parlava del miracolo del Nord-est, basato su micro-industrie ad innovazione zero, con imprenditori e lavoratori di scarsissima preparazione e specializzazione. Questo sistema oggi mostra tutta la sua fragilità, visto che la Cina (con tutte le contraddizioni del caso, vedi orari di lavoro massacranti, inquinamento alle stelle, zero diritti sindacali.... insomma quello che succedeva in Italia ai tempi del boom degli anni sessanta) ha puntato molto molto sulla specializzazione: ovvio che se un operaio è produttivo il doppio e costa un decimo... beh è facile fare due più due...
a cosa serve una laurea, quando c'è lo stile?
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Messaggio da estizi » 27 gennaio 2005 13:03

Il protezionismo è inapplicabile, a meno che non lo si organizzi a livello di unione europea. L'Italia da sola non è assolutamente autosufficiente pertanto chiudersi a riccio potrebbe essere solo molto rischioso.

Secondo me noi paghiamo le pessime scelte (o non-scelte) della politica post miracolo economico. Il neoliberismo spinto degli ultimi 20 anni non ci ha aiutato, perchè se già eravamo in ritardo rispetto ai mercati internazionali alla fine degli anni 70 oggi lo siamo ancora di più.

Il futuro è nero, nonostante le promesse di chi governa (indipendentemente dagli schieramenti), verranno tempi sempre peggiori e lo spirito di sacrificio, che in Italia latita storicamente, è l'unica arma che abbiamo per venir fuori da questa situazione.

Ci sono alcuni campi imprenditoriali in cui noi siamo migliori degli altri: la moda, l'alimentazione (pasta e vino), le macchine sportive e poche altre cose che dimentico.
Ecco noi dovremmo raggiungere i livelli di perizia e di fama che contraddistinguono marchi come Ferrari, Armani, e Barilla, in tutti gli altri settori in cui siamo nulli. Per farlo c'è bisogno di uno sforzo imprenditoriale, politico, e popolare. Ma nessuno oggi si arrischia a dirlo, i politici men che mai.

L'Olivetti è il classico esempio di come un'azienda si possa ridurre in pezzi dopo un passato glorioso. Avevamo in casa una potenziale Intel che oggi non fa altro che rimarchiare prodotti altrui.

Il problema della ricerca, che sottolinea sboretta, è enorme. Ricerca vuol dire imparare a fare qualcosa e poi migliorarla. Se non lo facciamo siamo destinati a perdere.
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Messaggio da Sean Olson » 27 gennaio 2005 14:26

C'è una parolina che spiega tutto: profitto.
In tempo di magra gli imprenditori per mantenere costanti (o magari aumentare) i loro profitti licenziano, spostano imprese e via dicendo.
Se decidessero (cosa impossibile) di ridurre parte dei loro profitti oppure di investire parte di questi in ricerche e tecnologie, potrebbero mantenersi competitivi. Ma come ci insegna keynes, il motore degli investimenti sono le aspettative per il futuro. Se un imprenditore la vede nera, o meglio pensa che l'investimento non gli porterà alcun profitto, evita di farlo. E' per questo che il berlusca si inventa a piene mani riduzioni di tasse e altri sgravi ameni, ma non ha capito che deve creare rimedi a lungo termine, perchè finchè non creerà quello stato di fiducia nella ripresa economica, qualsiasi sgravio non farà muovere gli investimenti e quindi l'economia.

Purtroppo il capitalismo crea di questi mostri. Nel comunismo con la collettivizzazione delle risorse produttive viene a mancare la parolina magica: profitto. O meglio il profitto viene riutilizzato a favore delle masse, viene collettivizzato, ridistribuito.
In tempi in cui ci sono grosse sperequazioni tra ricchi e poveri, lo statalismo è un male necessario, è un robin hood che ruba ai ricchi (capitalisti) per dare ai poveri (proletariato).
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Re: Precariato

Messaggio da Rock nightgirl » 27 gennaio 2005 17:35

Satanika ha scritto: ...mi sembra che nel 2005 sia passata l'idea che il precariato,l'annullamento dei diritti dei lavoratori siano un fatto inevitabile e certo.
Non penso sia vero,il precariato non e' la Soluzione Finale per tutti i problemi del mondo del lavoro,e' una precisa volonta',una precisa idea che hanno i "capi" di come deve essere il mondo del lavoro.


Caspita,
dalle mie parti un posto di lavoro fisso o statale è il non-plus-ultra, ma anche un posto di lavoro precario è una sorta di rarità.
Il discorso è che in certi posti combattere un posto di lavoro da precario significa andare in corso a casini legali o magari perderlo direttamente ... perchè, come mi disse una volta il mio boss, "nessuno è indispensabile" e qualcun'altro disposto ad accettare le condizioni contrattuali che a te non piacciono c'è di sicuro, anche senza andare a cercare cinesi o coreani.

Per cui questa lotta mi sembra un utopia finchè ci sarà sempre chi si accontenta di quello che rifiuti tu con la conseguenza che nessuno dei capi si impegnerà mai a migliorare le condizioni contrattuali!

Quanto alla Ricerca... l'idea che ho è che talvolta anche i posti di Ricercatore siano invece riservati allo svolgimento di attività di routine, e quando ci sono persone che meriterebbero un avanzamento di carriera, ci sono gli accozzati di turno che passano avanti, e le persone capaci vanno via... anche dall'Italia!
per cui: progresso ti saluto!

:-(
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Re: Re: Precariato

Messaggio da Sean Olson » 27 gennaio 2005 18:00

Rock nightgirl ha scritto:

perchè, come mi disse una volta il mio boss, "nessuno è indispensabile" e qualcun'altro disposto ad accettare le condizioni contrattuali che a te non piacciono c'è di sicuro, anche senza andare a cercare cinesi o coreani.




Questo era già stato teorizzato da Marx, il cosiddetto "esercito di scorta" dei lavoratori. Quando è così i capitalisti possono giocare al ribasso sui salari e sulle condizioni di lavoro.
Sai quando succede ciò secondo Marx? Quando in un paese c'è povertà e stagnazione. All'improvviso mi viene in mente tutta la propaganda degli ultimi mesi dei soliti noti che vorrebbero farci credere che l'Italia sta bene ed è un paese in salute, cercando così di nascondere i propri fallimenti.... :tardez:

Però un appunto va fatto proprio ai sindacati. Marx all'epoca incitava appunto ad una solidarietà di classe. Finchè i lavoratori si faranno concorrenza tra di loro andranno solo a perderci, devono fare invece fronte comune. Ecco perchè esistono i sindacati. Ma oggi che fine hanno fatto?
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Re: Re: Re: Precariato

Messaggio da estizi » 27 gennaio 2005 18:31

Gino_11_Ltd. ha scritto:
Però un appunto va fatto proprio ai sindacati. Marx all'epoca incitava appunto ad una solidarietà di classe. Finchè i lavoratori si faranno concorrenza tra di loro andranno solo a perderci, devono fare invece fronte comune. Ecco perchè esistono i sindacati. Ma oggi che fine hanno fatto?


Aspè, il discorso di classe oggi è inattuabile. Il "ceto medio" ha spazzato via il concetto di classe, ed è per questo che i sindacati si sono indeboliti.
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Re: Re: Re: Re: Precariato

Messaggio da Sean Olson » 27 gennaio 2005 18:48

estizi ha scritto: Aspè, il discorso di classe oggi è inattuabile. Il "ceto medio" ha spazzato via il concetto di classe, ed è per questo che i sindacati si sono indeboliti.


Io direi più che, mentre una volta vi era una netta divisione in classi, ora queste divisioni sono molto sfumate. Ora il proletariato può comprarsi azioni (pezzi d'azienda) e partecipare seppur indirettamente e in minima parte ai processi decisionali. E' anche vero che ormai il consumismo ha creato tanti zombie, la cui coscienza è annichilita dal possesso materiale. Ti immagini un sollevamento popolare della classe operaia con conseguenti scioperi selvaggi? E le rate del televisore e della macchina chi le paga poi? Oggi la gente non può permettersi di fare rivoluzioni o avere ideali, semplicemente non ha nè tempo nè voglia nè possibilità.
Il sistema economico, dal dopoguerra in poi, ha assunto delle proporzioni tali che ha inglobato tutto. Non so se è stato un fenomeno cosciente, creato ad hoc da qualcuno, so solo che chi ha inventato le rate, il leasing e altre cose così ha spento in un sol colpo le vellità di quanti volevano o mai vorranno un cambiamento. Almeno che non si arrivi ad un livello di povertà e di anarchia tali che la gente non ha più nulla da perdere. Il che forse sarebbe anche auspicabile...
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Re: Re: Re: Re: Re: Precariato

Messaggio da estizi » 27 gennaio 2005 19:29

Gino_11_Ltd. ha scritto: Io direi più che, mentre una volta vi era una netta divisione in classi, ora queste divisioni sono molto sfumate. Ora il proletariato può comprarsi azioni (pezzi d'azienda) e partecipare seppur indirettamente e in minima parte ai processi decisionali. E' anche vero che ormai il consumismo ha creato tanti zombie, la cui coscienza è annichilita dal possesso materiale. Ti immagini un sollevamento popolare della classe operaia con conseguenti scioperi selvaggi? E le rate del televisore e della macchina chi le paga poi? Oggi la gente non può permettersi di fare rivoluzioni o avere ideali, semplicemente non ha nè tempo nè voglia nè possibilità.
Il sistema economico, dal dopoguerra in poi, ha assunto delle proporzioni tali che ha inglobato tutto. Non so se è stato un fenomeno cosciente, creato ad hoc da qualcuno, so solo che chi ha inventato le rate, il leasing e altre cose così ha spento in un sol colpo le vellità di quanti volevano o mai vorranno un cambiamento. Almeno che non si arrivi ad un livello di povertà e di anarchia tali che la gente non ha più nulla da perdere. Il che forse sarebbe anche auspicabile...


Credo che i vari ratei e leasing siano figli della cronica mancanza di pecunia che affligge la società moderna. Però a parte questo ciò che oggi è chiaro più che mai è che la "classe" ha perso la coscienza unica che in Italia l'ha caratterizzata per 35 anni dopo la seconda guerra mondiale. Il PCI era il partito degli operai, la DC dei coltivatori diretti (ovviamente entrambi prendevano voti in tante altre fasce di popolazione). Oggi l'operaio vota qualsiasi partito dell'arco costituzionale.
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Re: Re: Re: Re: Precariato

Messaggio da Kowalsky » 27 gennaio 2005 19:34

estizi ha scritto: Aspè, il discorso di classe oggi è inattuabile. Il "ceto medio" ha spazzato via il concetto di classe, ed è per questo che i sindacati si sono indeboliti.


guarda, se si parla della lotta di classe in senso marxista non è possibile nessuna risoluzione di tale lotta se non con la fine della logica di profitto, quello che penso io è che in realta il ceto medio, in queste condizoni, è destinato a non esiustere più, come cazzo fai a essere una famiglia media se sei precario e non puoi nenache immaginare di dare a tuo figlio ciò che ti ha dato tuo padre?????


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Messaggio da URIZEN » 27 gennaio 2005 19:35

sboretta ha scritto: Il problema è che molte volte l'imprenditore sposta la produzione in Cina o in Polonia perchè altrimenti non ce la fa a stare sul mercato e allora chiude baracca e burattini e buonanotte al secchio.
Purtroppo è così, la produzione si sposta verso l'Est, in Europa rimarranno solo società di servizi e i reparti R&D, commerciali, design e progettazione.
Certo che in un paese come l'Italia che investe quasi nulla sulla ricerca, lo scenario è abbastanza desolante.
Tutto ciò fino a quando ? Mah, chi lo sa, c'è chi dice fino a quando la Cina non raggiungerà un livello do benessere pari all'Europa, anche se... non so. Intanto per il momento sembra che un master in economia a Shangai sia più prestigioso che ad Harvard, questo per dare un'idea.

Ora, Satanika , hai voglia a combattere, ma contro chi ? Per che cosa ?
Magari avrebbe senso introdurre dazi doganali pesanti sulle importazioni, oppure... boh, ci vorrebbe qualcuno che ne capisce, qua c'è da rivedere tutto il sistema economico mondiale


Ma non è che la produzione si sposta all'est o nel sud del mondo perchè semplicemente frutta di più?
Può essere vero quello che dici, però io non sono così sicuro che vi sia una necessità così drastica di chiudere le aziende in Italia per aprirle altrove.
O quanto meno non è necessario per le aziende già affermate.
Magari la Delonghi ha decisono di chiudere, così come stà facendo, gli stabilimenti nel "ricco" triveneto, perchè in Romania i lavoratori costano meno, i contratti sono deboli, la materia prima costa meno.
Però accenno, con un azienda che comunque fattura bene anche in Italia e sceglie di spostarsi per fatturare ancora di più, è difficile parlare di scelta obbligata, ma di ingordigia.
A questo punto io stato Italiano, che sono sovrano sul mio territorio e che ho il dovere di far quadrare l'economia del mio paese, posso tollerare in nome della "libertà" imprenditoriale che il signor Delonghi, licenzi quelli che poi diventeranno un peso per la nazione in quanto disoccupati?
E' tollerabile in nome della libertà imprenditoriale che le aziende soffrano così tanto il dover lavorare in un paese civile, organizzato, con delle leggi a tutela di chi lavora, tanto da spostare i propri capitali in paese poveri e in materia legislativa primordiali?
Il paradosso è che i governi liberali, danno ai privati la libertà di lavorare per conseguire uno sviluppo di benessere al paese.
I paesi benestanti ovviamente sono evoluti anche dal punto di vista legislativo e questo diventa un ostacolo per le aziende, le quali scelgono di andare dove le tasse non si pagano, dove i politicanti si fanno facilmente corrompere e dove le persone si possono sfruttare a dovere.
In una situazione del genere chi detiene il potere, quindi il parlamento e le istituzioni, diventa vittima del ricatto imprenditoriale della grande industria.
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Re: Re: Re: Re: Re: Re: Precariato

Messaggio da Sean Olson » 27 gennaio 2005 20:43

estizi ha scritto: Credo che i vari ratei e leasing siano figli della cronica mancanza di pecunia che affligge la società moderna.


Sono dei potenti quanto infidi strumenti di controllo delle masse.
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Re: Re: Re: Re: Re: Precariato

Messaggio da estizi » 27 gennaio 2005 20:47

Rizzi Hansen ha scritto: guarda, se si parla della lotta di classe in senso marxista non è possibile nessuna risoluzione di tale lotta se non con la fine della logica di profitto, quello che penso io è che in realta il ceto medio, in queste condizoni, è destinato a non esiustere più, come cazzo fai a essere una famiglia media se sei precario e non puoi nenache immaginare di dare a tuo figlio ciò che ti ha dato tuo padre?????


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Aspè il "ceto medio" non è un fattore economico (come è la classe) ma un fattore culturale, e la società è sempre più ceto medio (o piccola borghesia se preferisci). Anche gli operai ormai sono ceto medio, anche i contadini, chiunque. E' un discorso che val al di là della quantità di danaro che si percepisce. Banalizzando ormai abbiamo tutti gli stessi schemi di riferimento culturale, e come dicevo prima una piccola testimonianza è il voto differenziato delle stesse classi operaie e contadine.
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Re: Re: Re: Re: Re: Re: Re: Precariato

Messaggio da estizi » 27 gennaio 2005 20:55

Gino_11_Ltd. ha scritto: Sono dei potenti quanto infidi strumenti di controllo delle masse.


Più che altro il tasso di interesse che viene applicato, che in genere è uno 0,25 sotto il tasso di usura, è uno degli esempi dei tempi in cui viviamo.
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Messaggio da muttley » 30 gennaio 2005 00:36

Non sono d'accordo sul fatto che il crescente indebitamento sia da ascriversi esclusivamente alla mancanza di denaro. Bisogna tener conto che la moneta elettronica è in crescente aumento in tutti i paesi c.d. economicamente avanzati e che inoltre i tassi d'interesse non sono mai stati così bassi nel dopoguerra. Se a ciò aggiungiamo il fatto che dopo il crollo delle borse del 2001 il mattone è richiestissimo (e i prezzi vanno alle stelle, cosicchè qualche piccolo rispamiatore convinto di aver fatto il colpaccio acquistando la secona casa ci rimarrà col cerino in mano, quando la bolla esploderà...) e quindi aumentano anche i mutui immobiliari.

Non sono d'accordo sul fatto che oggi si parli ancora di "proletari": vorrei sapere chi tra noi è proletario. nel senso che il suo unico patrimonio consiste nella propria prole.
Se gli operai sono diventati "ceto medio" tanto meglio; il problema è che qualcuno sta facendo di tutto per far diventare i nuovi lavoratori c.d. "atipici" (co.co.co., co.co.pro., co.co.stro., etc) davvero dei proletari.

Quanto al parlare dell'olivetti come la potenziale Intel italiana... lassamo perde và... quella fabbrica è rimasta in vita per un decennio solo grazie alle grasse commesse statali degli anni '80... e da lì sono usciti certi squali... DeBenedetti... un mio prof di aziendale... i peggiori...
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Messaggio da URIZEN » 30 gennaio 2005 11:37

muttley ha scritto:
Non sono d'accordo sul fatto che oggi si parli ancora di "proletari": vorrei sapere chi tra noi è proletario. nel senso che il suo unico patrimonio consiste nella propria prole.
Se gli operai sono diventati "ceto medio" tanto meglio; il problema è che qualcuno sta facendo di tutto per far diventare i nuovi lavoratori c.d. "atipici" (co.co.co., co.co.pro., co.co.stro., etc) davvero dei proletari.


Il problema è che oggi questo ceto medio esiste nella generazione forse dei nostri genitori, perchè i giovani non sono assolutamente appartenenti ad un ceto medio.
Ne fanno parte fin quando vivono in casa, quello si, ma appena vanno a vivere da soli entrano nella soglia di povertà come dicono i rapporti ufficiali dell'Istat.
Perchè? perchè un tre locali usato ha un prezzo da 160000 euro, uno nuovo da 200000, un affitto parte da 600 euro e va a salire, lo stipendio medio di un operaio è 1000 euro.
I dipendenti che hanno la fortuna di avere un contratto a tempo indeterminato sono molto pochi, mentre la maggioranza si barcamena tra agenzie interinali e contratti precari.
Le banche vanno in crisi perchè il ceto medio italiano, da sempre risparmiatore, non mette via più niente, i mutui ai precari non possono farli, mentre con agli altri offrono soluzioni rateali ultra trentennali.
Un altro problema è che mentre la generazione di quelli nati negli anni '50 erano pronti e disposti al sacrificio, noi siamo nati in un discreto benessere, ma che per i motivi sopra elencati, questo benessere stà scomparendo rapidamente. I giovani nati sotto l'ala protettrice dei genitori non sono preparati ai veri sacrifici, quelli che fecero i loro padri, e tutto questo è un altro grave problema sociale.
Indi per cui il proletariato esiste eccome.
Ultima modifica di URIZEN il 30 gennaio 2005 11:41, modificato 1 volta in totale.
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Messaggio da muttley » 30 gennaio 2005 18:50

URIZEN ha scritto: Il problema è che oggi questo ceto medio esiste nella generazione forse dei nostri genitori, perchè i giovani non sono assolutamente appartenenti ad un ceto medio.
Ne fanno parte fin quando vivono in casa, quello si, ma appena vanno a vivere da soli entrano nella soglia di povertà come dicono i rapporti ufficiali dell'Istat.
QUesto è vero. Ma neanche i miei genitori erano ceto medio quando sono usciti di casa, lo sono diventati attorno ai 40 anni.
URIZEN ha scritto: Perchè? perchè un tre locali usato ha un prezzo da 160000 euro, uno nuovo da 200000, un affitto parte da 600 euro e va a salire, lo stipendio medio di un operaio è 1000 euro.
I dipendenti che hanno la fortuna di avere un contratto a tempo indeterminato sono molto pochi, mentre la maggioranza si barcamena tra agenzie interinali e contratti precari..
Guarda sono d'accordo al cientopiccianto, anzi i dati che citi sono sin troppo al ribasso. A Milano non c'è uno straccio di zona dove si scenda sotto i 2.500 euro al mq, e basta avvicinarsi a una stazione della metro per arrivare come nulla ai 3/3.500 euri. Il fatto è che non saprei quanto c'è di "reale" nell'aumento degli immobili, dal momento che Milano è già un cantiere a cielo aperto e sono stati varati progetti faraonici. Nonostante l'aumento dell'offerta i prezzi salgono sempre, e la cosa mi puzza tantissimo di speculazione.
Il fatto che il padronato voglia farci credere che aumentando il lavoro precario l'Italia guadagnerà in competitività è sintomatico dell'ampiezza di vedute dell'imprenditore medio. Zero innovazione, zero formazione, massimo contenimento dei costi. poi salta fuori la possibilità di delocalizzare ad est e un bel calcio in culo a tutti quanti. Con l'aggravante che trattasi di manodpera o di impiegati assolutamente irriciclabili proprio perchè di basso livello. E la Moratti ha intenzione pure di peggiorare le cose
URIZEN ha scritto: Le banche vanno in crisi perchè il ceto medio italiano, da sempre risparmiatore, non mette via più niente, i mutui ai precari non possono farli, mentre con agli altri offrono soluzioni rateali ultra trentennali.
Attenzione a tagliare giudizi con l'accetta. In America c'è un tasso propensione al consumo del 97% (ed anzi ci sono degenerazioni tali percui ci si indebita per investire in borsa!), e tutti i paesi europei si stanno adeguando. E' sicuramente vero che i salari non sono stati ritoccati quanto l'inflazione reale, anzi nemmeno quanto quella ufficiale, rispetto la quale un recente studio afferma che la perdita di potere d'acquisto è dello 0,7% annuo negli ultimi 3 anni. E' facile vapire che nella realtà la situazione è molto più grave, ma ribadisco che in tutti i paesi "avanzati" il crescente ricorso all'indebitamento è quasi strutturale. Intendo dire nessuno obbliga l'imiegato medio a comprarsi a rate l'home theater o il tv al plasma, ma molti lo fanno lo stesso. Qui non si parla di necessità primarie.
Quanto ai mutui trentennali richiedo il beneficio del dubbio, visto che le ipotche immobiliari decadono dopo 20 anni dalla stipula (a meno che non vengano rinnovate). Ma potresti avere ragione, non dispongo di dati al riguardo
URIZEN ha scritto: Un altro problema è che mentre la generazione di quelli nati negli anni '50 erano pronti e disposti al sacrificio, noi siamo nati in un discreto benessere, ma che per i motivi sopra elencati, questo benessere stà scomparendo rapidamente. I giovani nati sotto l'ala protettrice dei genitori non sono preparati ai veri sacrifici, quelli che fecero i loro padri, e tutto questo è un altro grave problema sociale.
Indi per cui il proletariato esiste eccome.

Mi sembra che ti contraddica nel giro di poche righe:) : se noi giovinastri non abbiamo più i cojones dei nostri parens, come facciamo ad essere proletari? Chi va ai concerti metallozzi pagando biglietti esorbitanti è proletario? lo è forse chi si compra 20 cd al mese? o chi cambia cellulare/computer/chitarra ogni anno o due?
"Proletariato" è una parola adatta poteva andar bene nell'epoca in cui la ricchezza di un Paese si misurava in termini di output industriale (a proprosito bellissimo l'articolo di Bocca sul "Venerdi" della scorsa settimana), ma oggi il precariato parte da presupposti socio/economici completamente differenti, e pertanto richiede strumenti di risoluzione differenti da quelli indicati due secoli fa... temo che questo richieda una profonda revisione - ad esempio - del ruolo dei sindacati o latre cose del genere... non certo qualche esproprio da mariuoli. Il problema è che la sinistra o si vota all'ultraliberismo (vedi Blair) o non riesce neanche a mettrsi d'accordo sul nome della coalizione (vedi noi)... ah, che tempacci! :rolleyes:
Ultima modifica di muttley il 30 gennaio 2005 18:54, modificato 1 volta in totale.
a cosa serve una laurea, quando c'è lo stile?
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Re: Re: Re: Re: Re: Re: Precariato

Messaggio da Kowalsky » 30 gennaio 2005 21:26

estizi ha scritto: Aspè il "ceto medio" non è un fattore economico (come è la classe) ma un fattore culturale, e la società è sempre più ceto medio (o piccola borghesia se preferisci). Anche gli operai ormai sono ceto medio, anche i contadini, chiunque. E' un discorso che val al di là della quantità di danaro che si percepisce. Banalizzando ormai abbiamo tutti gli stessi schemi di riferimento culturale, e come dicevo prima una piccola testimonianza è il voto differenziato delle stesse classi operaie e contadine.


se la intendi così, allora hai anche ragione.

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Messaggio da sboretta » 30 gennaio 2005 21:57

URIZEN ha scritto: Ma non è che la produzione si sposta all'est o nel sud del mondo perchè semplicemente frutta di più?
Può essere vero quello che dici, però io non sono così sicuro che vi sia una necessità così drastica di chiudere le aziende in Italia per aprirle altrove.
O quanto meno non è necessario per le aziende già affermate.
Magari la Delonghi ha decisono di chiudere, così come stà facendo, gli stabilimenti nel "ricco" triveneto, perchè in Romania i lavoratori costano meno, i contratti sono deboli, la materia prima costa meno.
Però accenno, con un azienda che comunque fattura bene anche in Italia e sceglie di spostarsi per fatturare ancora di più, è difficile parlare di scelta obbligata, ma di ingordigia.
A questo punto io stato Italiano, che sono sovrano sul mio territorio e che ho il dovere di far quadrare l'economia del mio paese, posso tollerare in nome della "libertà" imprenditoriale che il signor Delonghi, licenzi quelli che poi diventeranno un peso per la nazione in quanto disoccupati?
E' tollerabile in nome della libertà imprenditoriale che le aziende soffrano così tanto il dover lavorare in un paese civile, organizzato, con delle leggi a tutela di chi lavora, tanto da spostare i propri capitali in paese poveri e in materia legislativa primordiali?
Il paradosso è che i governi liberali, danno ai privati la libertà di lavorare per conseguire uno sviluppo di benessere al paese.
I paesi benestanti ovviamente sono evoluti anche dal punto di vista legislativo e questo diventa un ostacolo per le aziende, le quali scelgono di andare dove le tasse non si pagano, dove i politicanti si fanno facilmente corrompere e dove le persone si possono sfruttare a dovere.
In una situazione del genere chi detiene il potere, quindi il parlamento e le istituzioni, diventa vittima del ricatto imprenditoriale della grande industria.


La produzione si sposta ad est perchè là costa di meno, e se non riduci i costi la CONCORRENZA ti fa un culo così.
Nel tuo post hai completamente scordato il concetto di "concorrenza".
La libertà imprenditoriale è una conseguenza logica del capitalismo.
Se si cercasse seriamente di regolare l'economia a livello legislativo, è un'operazione che andrebbe fatta quantomeno su scala europeo. Farlo a livello nazionale sarebbe rischioso (per non dire suicida, come aveva fatto notare giustamente estizi in non so qquale tread).
Sinceramente non capisco perchè hai quest'idea che qualsiasi imprenditore sia un figlio di puttana, questo è un pregiudizio anche abbastanza odioso, visto che conosco parecchia gente che pur di continuare a far lavorare i suoi dipendenti ha ipotecato la propria casa, per esempio.
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Messaggio da URIZEN » 30 gennaio 2005 22:23

sboretta ha scritto: La produzione si sposta ad est perchè là costa di meno, e se non riduci i costi la CONCORRENZA ti fa un culo così.
Nel tuo post hai completamente scordato il concetto di "concorrenza".
La libertà imprenditoriale è una conseguenza logica del capitalismo.
Se si cercasse seriamente di regolare l'economia a livello legislativo, è un'operazione che andrebbe fatta quantomeno su scala europeo. Farlo a livello nazionale sarebbe rischioso (per non dire suicida, come aveva fatto notare giustamente estizi in non so qquale tread).
Sinceramente non capisco perchè hai quest'idea che qualsiasi imprenditore sia un figlio di puttana, questo è un pregiudizio anche abbastanza odioso, visto che conosco parecchia gente che pur di continuare a far lavorare i suoi dipendenti ha ipotecato la propria casa, per esempio.


Perchè continuo a vedere gente che dalle agenzie interinali, dalle cooperative, piuttosto che dai contratti precedenti e in corso con la legge Biagi, non ne esce quasi mai nessuno.
Mi trovo anche discriminato ti dirò, perchè quando ho cercato di cambiare lavoro mi è stato detto più volte che il mio contratto a tempo indeterminato è un handicap. C'è chi mi ha proposto 21 mesi, chi 6 mesi alla volta per 21, addirittura 21+6, e tutto questo in aziende s.p.a di fama mondiale. E siccome gli indeterminati sono un problema, perchè non eliminare l'art.18 come stanno provando...per rilanciare l'economia...
Lo so che gli artigiani si fanno il culo e che pagano più loro degli industriali, oltre ad avere il triplo delle loro preoccupazioni, ma questi industriali mi danno veramente da pensare. Come quelli del petrolchimico di Marghera o quei cani delle imprese edili, 1400 morti bianche all'anno in Italia. Per loro la 626 è solo un costo da trascurare.
Non è questione di pregiudizio, ognuno parla secondo le proprie esperienze ed evidentemente tu hai conosciuto benefattori mentre io farabutti.
Per quanto riguarda la prima parte, risottolineo ancora una volta una delle tante contraddizioni interne al capitalismo.
Il capitalismo fatica a crescere nei paese civili in materia legislativa e come dici tu per "competere" si spostano, magari in Indonesia ad esempio, dove sparano agli scioperanti che chiedono le 8 ore o la maternità.
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Messaggio da Ubik » 10 febbraio 2005 10:37

muttley ha scritto:

Quanto al parlare dell'olivetti come la potenziale Intel italiana... lassamo perde và... quella fabbrica è rimasta in vita per un decennio solo grazie alle grasse commesse statali degli anni '80... e da lì sono usciti certi squali... DeBenedetti... un mio prof di aziendale... i peggiori...


Per parlare di olivetti bisognerebbe conoscere Olivetti.
Ubik dice che chi sa parla e chi non sa sta zitto.

Tu citi Olivetti negli anni 80 in su senza sapere che Olivetti negli anni 80 già respirava aria di crisi (anzi era già in piena crisi). E te lo dice uno che abitava ad Ivrea, dove l'Olivetti è nata e dove i miei genitori hanno lavorato una vita.

Prova a parlare con qualche anziano ex-lavoratore Olivetti del dopoguerra e ti parlerà con amore, ti dirà che erano il fiore all'occhiello dell'Italia se non del mondo ed ha ragione. L'Olivetti del passato ha creato un'intera popolazione attorno al canavese, creando quel benessere che al Sud Italia nemmeno sapevano cosa era.
Costruiva CASE per gli operai, dove con affitti miseri nel giro di un paio di decenni la casa era tua.

La rovina dell'Olivetti è stato l'arrivo di uomini come De Benedetti ecc... con il solo scopo di raggiungere il potere (politico) ed intascare qualche provente statale.

L'Olivetti aveva un marchio rinomato e potente, che significava innovazione, ricerca (e ti assicuro che era così) e qualità.
All'arrivo del mercato orientale, con i prezzi ridotti, si sono cagati sotto e hanno spostato le produzioni nell'est. Risultato: un buco nell'acqua.
La forza dell'Olivetti erano le risorse centralizzate, spostando la produzione hanno cominciato a perdere qualità inseguendo il ribasso dei prezzi. E così hanno iniziato a sprofondare.

Poi si sa, nei periodi di crisi arrivano sempre uomini che cercano potere politico, presentandosi come dei benefattori...
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Messaggio da Ubik » 10 febbraio 2005 10:53

sboretta ha scritto: La produzione si sposta ad est perchè là costa di meno, e se non riduci i costi la CONCORRENZA ti fa un culo così.


Non è del tutto vero però. Quello che dici vale per la maggior parte dei casi ma non per tutto.
Certe produzioni si basano solamente sulla qualità del marchio (o sul nome rinomato) e sul suolo di produzione.

Dipende dal tipo di mercato a cui è destinato il prodotto.

Non puoi dare al cumenda la Ferrari made in Cina, come il Mercedes made in Corea.
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Messaggio da Kill » 10 febbraio 2005 13:57

Boh secondo me la nostra è un'epoca di transizione nella quale alcuni equilibri economici e sociali stanno velocemente variando in gran parte a causa della globalizzazione e del capitalismo. Qualche post fa leggevo estizi che scriveva che a suo avviso il protezionismo è inapplicabile ... non sono un esperto di economia e di mercati ma se c'è una ragione tecnica che di fatto vieta questa pratica non ne sono a conoscenza ma per quello che mi riguarda trovo profondamente ingiuste alcune cose che poi secondo me sono tra le cause principali di tutti i problemi che stanno nascendo.

Qualche giorno fa parlavo con un mio fornitore (io lavoro nel campo della comunicazione) che è (o forse meglio dire era perché ormai è sull?orlo della banca rotta) specializzato nella stampa di materie plastiche e dopo l?invasione dei mercati europei da parte della concorrenza cinese si è trovato dei diretti competitori che in sostanza facevano prezzi ai quali lui, anche volendo, non poteva far fronte (anche il 50/60% in meno). Ragionando molto semplicisticamente mi verrebbe da pensare che da che mondo e mondo produrre un prodotto x nella zona y e portarlo nella zona z per rivenderlo ha significato sempre sostenere dei costi aggiuntivi che poi gravavano sul prezzo finale e che in alcuni casi potevano anche far risultare l?esportazione addirittura sconveniente (e se vogliamo è uno dei primi motivi per i quali sono nate le multinazionali: sono americana, produco in Europa, abbatto alcuni costi e vendo lì) ? va da se che se produrre all?altro capo del mondo e trasportare anche beni che hanno costo unitario praticamente inesistente è diventato molto conveniente per alcuni paesi i signori che producono in queste zone da qualche parte dovranno pure tagliare i costi di produzione per rendere competitivo il loro prodotto, o sbaglio? A questo punto mi sembra pure superfluo e scontato ipotizzare che chi ne fa le spese sono i lavoratori?quindi io mi chiedo: è giusto immettere nel proprio mercato prodotti di un concorrente che non paga salari adeguati che sfrutta i dipendenti e/o che non riconosce i diritti sindacali a quest?ultimi, o che ha un sistema economico talmente ?primordiale? per il quale la ricchezza è rappresentata da 100 dollari di stipendio mensile?

In buona sostanza credo che con questa situazione i nostri imprenditori si trovino a dover combattere con una concorrenza di fatto sleale alla quale non possono far fronte ? quindi io penso che o è il caso di equiparare i diritti di tutti i lavoratori (perché essenzialmente questo è un costo aziendale) e di fatto costringe la cina o chi per se a rispettare i diritti degli operai o si adotta un principio di protezionismo per il quale il nostro mercato possa cmq trovare un equilibrio. Qualche tempo fa leggevo sul Corriere della Sera che addirittura si era avuto sentore che in alcuni reparti strategici della produzione industriale cinese (tipo il ferro, l?acciaio, il carbone, ecc ecc) ultimamente veniva impiegato l?esercito per avere manodopera a costo zero ? ma ci rendiamo conto? Poi siamo qui a chiederci come mai chiudono le acciaierie nelle marche e se poi consideriamo il fatto che si sta parlando di un paese comunista (che per antonomasia dovrebbe essere pro lavoratori) da al tutto quasi un tono alquanto sarcastico e dovrebbe far riflettere chi ancora va sbandierando falce e martello come vessillo di uguaglianza sociale.

Giusta la proposta di chi dice che forse è importante per noi, vista la situazione, puntare sulla qualità delle nostre produzioni ma è ipotizzabile un sistema industriale che produce solo beni d?elite?
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Messaggio da Coffe » 10 febbraio 2005 15:09

Kill ha scritto: Giusta la proposta di chi dice che forse è importante per noi, vista la situazione, puntare sulla qualità delle nostre produzioni ma è ipotizzabile un sistema industriale d?elite?


La proposta è condivisibile ma temo troppo poco applicabile, almeno nell'immediato...soprattutto dovendo coabitare con certe filosofie del "lavorare meno, lavorare tutti" alla bertinotti.
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Messaggio da sboretta » 10 febbraio 2005 15:15

Kill ha scritto: ? quindi io penso che o è il caso di equiparare i diritti di tutti i lavoratori (perché essenzialmente questo è un costo aziendale) e di fatto costringe la cina o chi per se a rispettare i diritti degli operai ...


E come è possibile fare una roba del genere ? La Cina rispetta di certo i diritti degli operai cinesi: un bel foglio bianco.

Kill ha scritto: ? o si adotta un principio di protezionismo per il quale il nostro mercato possa cmq trovare un equilibrio...


se per "nostro mercato" intendi l'Italia, sarebbe un suicidio a tuttio gli effetti.
Se intendi l'Europa, magari potrebbe avere senso
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Messaggio da Kill » 10 febbraio 2005 16:13

Originally posted by sboretta se per "nostro mercato" intendi l'Italia, sarebbe un suicidio a tuttio gli effetti.
Se intendi l'Europa, magari potrebbe avere senso
Senza dubbio alcuno ... ormai ragionare in termini di nazione mi sembra alquanto riduttivo e quindi, come minimo, il metro dovrebbe essere l'europa che, a mio avviso, farebbe bene a rivedere quanto pima alcune sue linee d'azione politiche ed economiche.

Infatti, proprio in merito a questo discorso, mi è capitato di leggere vari articoli su quello che ad esempio succederà con l'ingresso nell'unione, tra due anni , di alcuni paesi come Romania e Polonia.
Uno dei primi effetti sarà quello che la media con la quale vengono individuate le aree represse subirà una brusca modifica al ribasso grazie alla quale molte zone anche italiane (tipo la sicilia, la saredena e la puglia storicamente industrialmente penalizzate... ma anche tante altre zone della spagna e della grecia) usciranno dai piani di sovvenzionamento per lo sviluppo a favore proprio delle nuove nazioni. Nella pratica succederà che se adesso gli imprenditori del nord-est spostano i loro stabilimenti in romania tra 2 anni lo faranno in maniera ancora più solerte perchè la CEE gli concederà anche tanto di sovvenzioni, ricapitolando quindi: stipendi da fame, diritti sindacali inesistenti e contribbuti CEE ... una vera pacchia per chi non si fa scrupoli a sfruttare!

Non sarebbe stato meglio aspettare prima una ripresa economica di queste nazioni (magari aiutandole dall'esterno) e successivamente considerare una loro entrata in un sistema di nazioni che cerca di darsi anche una regolamentazione economica comune?

Credo che nessuno auspica la nascita di un europa sul modello americano, ossia un nazione potente che influenza in maniera negativa la politca e l'economia delle nazioni che la circondano, ma di certo basare la nostra politica comunitaria su principi che quasi prescindono quelli economici mi pare oltremodo stupido perchè, secondo me, non c'è giustizia sociale senza un'economia che possa garantire a tutti uno sviluppo e un sostentamento!
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Re: Precariato

Messaggio da Fox Mulder » 30 marzo 2005 19:55

Satanika ha scritto:


E' inevitabile assumere solo gente con contratti a tempo? No e' solo la volonta' di aumentare il profitto e aumentare la ricattabilita' del lavoratore.

Purtoppo i lavoratori sembrano essersi rassegnati a questa situazione con la complicita' dei sindacati,trovatisi impreparati alle necessarie nuove forme di lotta.


(Sempre avanzar)


Stò assistendo in questi giorni a cose veramente incredibili (che purtroppo coinvolgono alcune mie amiche)che non fanno altro che confermare che questa situazione è ben presente e si stà diffondendo sempre più.
Non entro nel dettaglio perchè sarebbe molto lungo spiegare.
:rambo:
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Re: Re: Precariato

Messaggio da pale star » 31 marzo 2005 00:50

Rock nightgirl ha scritto:

Quanto alla Ricerca... l'idea che ho è che talvolta anche i posti di Ricercatore siano invece riservati allo svolgimento di attività di routine, e quando ci sono persone che meriterebbero un avanzamento di carriera, ci sono gli accozzati di turno che passano avanti, e le persone capaci vanno via... anche dall'Italia!
per cui: progresso ti saluto!

:-(


No, fidati, non è così. Non dappertutto almeno.
Dove sono io (che non sono ricercatrice, ma dottoranda), il concetto di base è che se non ci fossero i ricercatori (e gli assegnisti, i borsisti e perchè no, anche noi dottorandi), l'università non andrebbe avanti. I ricercatori si fanno un culo a quadretti che è il doppio del mio (e io oggi sono stata in università dalle 8.30 di mattina alle 8.30 di sera), e prendono 200 neuri più di me, quindi non è che navighino nell'oro, anzi. Qualche persona dal cognome illustre c'è, ma si fanno il culo come noi, e non passano avanti a nessuno. Il problema, per come lo vedo io, è che siccome molti professori, fra senato accademico, lezioni, ricevimento studenti, congressi, cazzi e mazzi, non riescono a fare ricerca e spesso neanche a insegnare, delegano molto ai sottoposti, per cui facciamo lezione tutti (anche io, che non dovrei, perchè i dottorandi non dovrebbero fare attività didattica), di conseguenza si deve trascurare qualcosa, perchè il dono dell'ubiquità ancora non l'abbiamo, non ci resta tempo per fare ricerca e ci riduciamo all'ultimo giorno per preparare le relazioni per i congressi e per ottenere dei grant, non per pigrizia, ma proprio perchè ci manca il tempo.
Aggiungiamo a questo una riforma universitaria che definire scandalosa è poco, in cui la figura del ricercatore praticamente scompare, salire di livello diventa sempre più difficile, tutto resta in mano a pochi eletti, e una assoluta mancanza di comunicazione fra i ricercatori e i dottorandi, per cui a una riunione di ricercatori (quando c'erano le settimane di scioperi contro la riforma Moratti), su 1100 ricercatori in tutta l'università ci siamo ritrovati in 100, e alla riunione dell'Associazione Dottorandi Italiani della sezione di Bologna in 7. Ma come fai a cambiare la testa della gente?
In America se la passano meglio a livello di stipendi, ma a parte che fanno una vita di inferno ancora peggio della nostra, poi vivono sempre nel terrore costante che qualcuno gli rubi l'idea, ciascuno si trincea nel proprio laboratorio e vorrebbe tirare bombe a mano a tutti i colleghi e avversari. Tutto sta nello scegliere fra il fegato marcio e la testa sulle nuvole e un sacco di soldi che tanto non usi perchè a casa non ci sei mai, se non per dormire. Nel resto del mondo non lo so, le due realtà che conosco sono queste.
E io sono la prima che molto spesso torno a casa e mi chiedo chi cazzo me lo fa fare di sbattermi come un'idiota se poi i risultati sono questi. Quando so la risposta ve la dico.
Ultima modifica di pale star il 31 marzo 2005 09:12, modificato 1 volta in totale.
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Re: Re: Re: Precariato

Messaggio da Ubik » 31 marzo 2005 08:50

pale star ha scritto: Quando so la risposta ve la dico.


ubik dice che devi sapere perchè.
Hai da perderci? Da guadagnarci?
Soppesa...

Denaro vs. tempo libero
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Re: Re: Re: Re: Precariato

Messaggio da pale star » 31 marzo 2005 09:10

Ubik ha scritto: ubik dice che devi sapere perchè.
Hai da perderci? Da guadagnarci?
Soppesa...

Denaro vs. tempo libero
Carriera vs. vita di coppia


Beh, questo numero indefinito di ore di lavoro mi lasciano comunque il tempo di andare in palestra tre volte alla settimana, di dedicarmi alla regia teatrale, di scrivere per due webzine, strimpellare la chitarra ogni tanto e di non vivere più sotto l'ala protettiva di mamma e papà da circa un anno. Basta abituarsi
:)
Alla vita di coppia ho rinunciato, ma non c'entra niente il desiderio di fare carriera qui. Anzi, qui in dipartimento ci sono esempi di gente che lavora insieme e sta insieme anche nella vita privata, e beati loro che ci riescono (io personalmente non lo avrei mai fatto, perchè poi succede che ti porti a casa le tensioni e gli argomenti del lavoro, eccheppalle...), così come ci sono professori affettuosi padri di famiglia (c'è una che si porta spesso appresso la figlioletta di pochi mesi) e persone molto sole, per cui forse esiste solo il lavoro perchè non hanno altro. Non posso giudicare, ma il panorama anche qui è molto ampio.
Boh...se spulcio in internet mi ritrovo spesso a leggere di conoscenti che passano le loro giornate a sparar stronzate sui forum perchè al lavoro non hanno un cazzo da fare, e magari pigliano molto più di me, e si possono ordinare tutti i CD che vogliono, o farsi un week end via, o andare una sera in più a mangiare fuori senza dover fare poi i conti con la bolletta della luce...(non mi riferisco a nessuno di qui, sia chiaro) ancora, ribadisco, non sto accusando, ma chi vive meglio dei due, sempre ammesso che ci sia uno dei due che vive meglio?
(meglio che mi stoppi, altrimenti scrivo un trattato di filosofia
:D )
Ultima modifica di pale star il 31 marzo 2005 09:13, modificato 1 volta in totale.
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Messaggio da muttley » 31 marzo 2005 11:53

Ubik ha scritto: Per parlare di olivetti bisognerebbe conoscere Olivetti.
Ubik dice che chi sa parla e chi non sa sta zitto.

Tu citi Olivetti negli anni 80 in su senza sapere che Olivetti negli anni 80 già respirava aria di crisi (anzi era già in piena crisi). E te lo dice uno che abitava ad Ivrea, dove l'Olivetti è nata e dove i miei genitori hanno lavorato una vita.

Prova a parlare con qualche anziano ex-lavoratore Olivetti del dopoguerra e ti parlerà con amore, ti dirà che erano il fiore all'occhiello dell'Italia se non del mondo ed ha ragione. L'Olivetti del passato ha creato un'intera popolazione attorno al canavese, creando quel benessere che al Sud Italia nemmeno sapevano cosa era.
Costruiva CASE per gli operai, dove con affitti miseri nel giro di un paio di decenni la casa era tua.

La rovina dell'Olivetti è stato l'arrivo di uomini come De Benedetti ecc... con il solo scopo di raggiungere il potere (politico) ed intascare qualche provente statale.

L'Olivetti aveva un marchio rinomato e potente, che significava innovazione, ricerca (e ti assicuro che era così) e qualità.
All'arrivo del mercato orientale, con i prezzi ridotti, si sono cagati sotto e hanno spostato le produzioni nell'est. Risultato: un buco nell'acqua.
La forza dell'Olivetti erano le risorse centralizzate, spostando la produzione hanno cominciato a perdere qualità inseguendo il ribasso dei prezzi. E così hanno iniziato a sprofondare.

Poi si sa, nei periodi di crisi arrivano sempre uomini che cercano potere politico, presentandosi come dei benefattori...

Grazie per avermi dato dell'ignorante, cmq sostanzialmente stai dicendo quello dice pure io. La Olivetti oggi è una mera scatola vuota con dentro tante azioni di tante belle società, il marchio credo sia stato ceduto ai cinesi per fare le stampanti.

Indubbiamente il vecchio Olivetti era una persona coi controcazzi e probabilmente il declino è arrivato dopo la sua usicta di scena. Forse il marchio era forte ai tempi delle macchine da scrivere meccaniche, ma poi?

Io mi ricordo che negli anni '80, mentre tutta il settore IT stava convergendo verso la piattaforma Intel/IBM la Olivetti si ostinava a far uscire degli aborti tipo il Prodest (assolutamente incompatibile con tutto) o le macchine da scrivere elettroniche. I suoi pc compatibili costavano il doppio dei coreani e preticemnte li trovavi solo nelle Poste. Inseguire il ribasso dei prezzi??? Ma quando mai? Finatanto che c'è stato il periodo dei nani e delle ballerine le ricche commesse statali hanno permesso di galleggiare, ma poi? Tu quando compri un computer dici "compro Olivetti perchè è un marchio affidabile, anche se costa il doppio" oppure vai al negozietto sotto casa che ti assembla pezzi anche migliori?

Sul vantaggio competitivo delle risorse centralizzate il discorso sarebbe lungo. Certo, in Cina il lavoro costa meno (vedi la vendita recente di IBM), però altri produttori sono risuciti ad investire in ricerca e in marketing, tipo Dell che continua ad aprire offine di montaggio negli Stati Uniti.
a cosa serve una laurea, quando c'è lo stile?
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