Pagina 2 di 3
Inviato: 31 marzo 2006 17:24
da Elric
Rizzi Hansen ha scritto:
vabbuò, precisiamo: artisti e intellettuali.
se a destra ci fosse la possiilità di dire qualcosa e continuare a lavorare ci sarebbe la possibilità di una aiutata dall'appartenenza politica anche a destra.
Senti, per favore, rsparmiamoci queste favole della buona notte.
A suo tempo, Santoro dalla Rai ce l'avete buttato fuori voi, mica Berlusconi.
E non siete sempre voi a parlare di "tradimento" quando qualcuno "di sinistra" va fuori dal coro?
Inviato: 31 marzo 2006 17:34
da Kowalsky
Elric ha scritto:
Senti, per favore, rsparmiamoci queste favole della buona notte.
A suo tempo, Santoro dalla Rai ce l'avete buttato fuori voi, mica Berlusconi.
E non siete sempre voi a parlare di "tradimento" quando qualcuno "di sinistra" va fuori dal coro?
santoro? bah, sul suo sito dice che ha lasciato di sua volontà la rai...
poi mi dovete spiegare che minchia centra, posso pure dire che caio è un traditore (magari è una cazzata, magari no ma chi se nefotte) però non c'è nessuno che lo tromba a sinistra. indro montanelli ha osato disobbedire al padrone e si ètrovato prima licenziato e poi con La Voce costretta a chiudere perchè Lui aveva posto il veto sil far pubblicità su quel giornale. travaglio per poter parlare deve scrivere sull'unità, massimo fini per poter parlare deve andare agli incontri organizzati dalla sinistra... e tutto questo è divertente perchè poi si vaneggia di grida "al traditore!" quando, per esempio, un moretti ha conosciuto la sua "fortuna politica" mandando affanculo i leader dei partiti...
brutta cosa avere un padrone politico che è anche il padrone dei mezzi di comunicazione
Paolo
Inviato: 31 marzo 2006 18:12
da moonlit knight
Una delle frasi più belle che mi sia capitato leggere:
"Se mai narrativa e politica diventeranno intercambiabili, mi ucciderò, perchè non saprò che cos'altro fare. La verità è che la politica cambia sempre. Le storie inventate mai." (King)
Le parti della divina commedia in cui si parla di politica sono artisticamente imbarazzanti. Se per apprezzare un opera d'arte mi serve una conoscenza SPAVENTOSA della situazione politica contemporanea all'autore, allora quella non è più arte: è cronaca.
L'arte deve essere immediata, deve colpire al cuore, non al cervello. Non si legge una poesia con un libro di storia accanto. Per questo Shakespeare (ad esempio) è immortale molto più di quanto non possa esserlo il Dante "politico"
Ciò non toglie ovviamente che (quando non si butta a capofitto nei suoi fattucci politici contemporanei) Dante sia davvero divino.
Tutto ciò ovviamente rientra nel mio personalissimo modo di vedere le cose...

Inviato: 31 marzo 2006 18:23
da Kowalsky
moonlit_knight ha scritto:
Una delle frasi più belle che mi sia capitato leggere:
"Se mai narrativa e politica diventeranno intercambiabili, mi ucciderò, perchè non saprò che cos'altro fare. La verità è che la politica cambia sempre. Le storie inventate mai." (King)
Le parti della divina commedia in cui si parla di politica sono artisticamente imbarazzanti. Se per apprezzare un opera d'arte mi serve una conoscenza SPAVENTOSA della situazione politica contemporanea all'autore, allora quella non è più arte: è cronaca.
L'arte deve essere immediata, deve colpire al cuore, non al cervello. Non si legge una poesia con un libro di storia accanto. Per questo Shakespeare (ad esempio) è immortale molto più di quanto non possa esserlo il Dante "politico"
Ciò non toglie ovviamente che (quando non si butta a capofitto nei suoi fattucci politici contemporanei) Dante sia davvero divino.
Tutto ciò ovviamente rientra nel mio personalissimo modo di vedere le cose...
questo mi vuol dire, chessò, che gli Area che suonano l'Internazionale (versione live su Are(a)zione:strafa: ) non fanno arte che può durare, o che Guernica è una ciofeca?
nessuno obbliga nessuno a parlare di politica, ma trattare quelli che parlano di politica (di striscio, come scusa, come argomento fisso, come metafora, come quel che volete) come degli artisti di che possono solo fare cose inferiori...
Paolo
Inviato: 31 marzo 2006 18:31
da moonlit knight
Rizzi Hansen ha scritto:
questo mi vuol dire, chessò, che gli Area che suonano l'Internazionale (versione live su Are(a)zione:strafa: ) non fanno arte che può durare, o che Guernica è una ciofeca?
nessuno obbliga nessuno a parlare di politica, ma trattare quelli che parlano di politica (di striscio, come scusa, come argomento fisso, come metafora, come quel che volete) come degli artisti di che possono solo fare cose inferiori...
Paolo
Parkare di politica in termini "generali" può anche rientrare nella definizione di arte (Il Principe, 1984 tanto per fare due esempi... NON La fattoria degli animali: non c'è CREAZIONE lì, è poco più di un manifesto politico, per quanto godibile). Il fatto è che più si entra nello specifico e più si perde in efficacia.
Guernica rappresenta in astratto l'orrore assoluto della guerra, l'episodio storico da cui parte è di rilevanza relativa. Se si parte dal particolare per arrivare all'universale ci può stare. Se si resta al particolare non si sta più facendo arte: nel migliore dei casi di esprime una propria idea. Nel peggiore si fa propaganda.
Ma, ripeto, è e resta una mia opinione personale, che ci tenevo a esprimere.

Inviato: 31 marzo 2006 18:36
da Kowalsky
moonlit_knight ha scritto:
Parkare di politica in termini "generali" può anche rientrare nella definizione di arte (Il Principe, 1984 tanto per fare due esempi... NON La fattoria degli animali: non c'è CREAZIONE lì, è poco più di un manifesto politico, per quanto godibile). Il fatto è che più si entra nello specifico e più si perde in efficacia.
Guernica rappresenta in astratto l'orrore assoluto della guerra, l'episodio storico da cui parte è di rilevanza relativa. Se si parte dal particolare per arrivare all'universale ci può stare. Se si resta al particolare non si sta più facendo arte: nel migliore dei casi di esprime una propria idea. Nel peggiore si fa propaganda.
Ma, ripeto, è e resta una mia opinione personale, che ci tenevo a esprimere.
beh, il fatto che siano opinioni personali è la base in tutte le discussioni, oppure possiamo ricominciare a fare come 3 anni fa quando le discussioni vertevano su "te pensi di avere la verità in tasca":D
per quanto riguarda la questione "arte", beh, è difficile, probabilmente a te La Locomotiva non dice nulla, a me tantissimo, come a te possono piacere (sparo a caso) i mortician e a me fanno ribrezzo
Guernica rappresenta il prmo bombardamento teroristico su un obiettivo civile della storia, questo ha una rilevanza politica, almeno secondo me.
Paolo
Inviato: 31 marzo 2006 18:41
da Woland
L'arte non può trascendere il contesto storico, sociale, politico nel quale nasce.
Che poi un messaggio sia fruibile anche in altri contesti spazio-temporali, non significa che la contemporaneità dell'autore debba essere tabù, anzi, senza studiare questa, non ci può essere comprensione reale dell'opera.
La citazione di King forse faceva riferimento ad un'arte di regime, piegata unicamente alla propaganda, è cosa ben diversa dal porre limiti di argomenti alla libertà di un artista.
Inviato: 31 marzo 2006 18:45
da Woland
Rizzi Hansen ha scritto:
Guernica rappresenta il prmo bombardamento teroristico su un obiettivo civile della storia, questo ha una rilevanza politica, almeno secondo me.
Paolo
Guernica non rappresenta né un bombardamento "terroristico" (visione ideologica della realtà), né il primo della storia (si è visto dopo) su civili, e non rappresenta nemmeno l'evento storico in questione, visto che è un'opera riciclata che doveva avere come tema la tauromachia :hi:
Inviato: 31 marzo 2006 18:46
da moonlit knight
Rizzi Hansen ha scritto:
beh, il fatto che siano opinioni personali è la base in tutte le discussioni, oppure possiamo ricominciare a fare come 3 anni fa quando le discussioni vertevano su "te pensi di avere la verità in tasca":D
Beh si, preferisco precisarlo per evitare fraintendimenti e polemiche inutili!
Rizzi Hansen ha scritto:
per quanto riguarda la questione "arte", beh, è difficile, probabilmente a te La Locomotiva non dice nulla, a me tantissimo, come a te possono piacere (sparo a caso) i mortician e a me fanno ribrezzo
Guernica rappresenta il prmo bombardamento teroristico su un obiettivo civile della storia, questo ha una rilevanza politica, almeno secondo me.
Paolo
Vedi? tu ci vedi questo, io ci vedo il dramma della guerra. Ma il bello è che nessuno di noi due sbaglia, il bello è che non è necessario sapere TUTTO ciò che gira in torno a Guernica per apprezzarla. La drammaticità viene fuori da sola, è il classico caso in cui l'arte ti "salta addosso". E questo va aldilà di qualunque considerazione storica, perchè, al massimo, ti basta sapere che è un quadro sulla guerra. Tutto il resto lo "senti" da solo, senza bisogno di conoscere altro. Sono emozioni che trascendono la politica e la storia.
E questa è arte.
Inviato: 31 marzo 2006 18:52
da moonlit knight
Woland ha scritto:
L'arte non può trascendere il contesto storico, sociale, politico nel quale nasce.
Che poi un messaggio sia fruibile anche in altri contesti spazio-temporali, non significa che la contemporaneità dell'autore debba essere tabù, anzi, senza studiare questa, non ci può essere comprensione reale dell'opera.
Beh un conto è studiare il contesto dell'opera per apprezzarla in pieno (giustissimo). Un conto è essere del tutto INCAPACI di apprezzare un opera se non si conosce a menadito il contesto storico. Per me questo è un limite all'arte.
Woland ha scritto:
La citazione di King forse faceva riferimento ad un'arte di regime, piegata unicamente alla propaganda, è cosa ben diversa dal porre limiti di argomenti alla libertà di un artista.
No affatto. La citazione era azzeccata. Nel romanzo in questione (It, per la cronaca) King si scagliava (attraverso Bill) contro un certo modo di vedere l'arte. L'insegnante di narrativa di Bill lo accusava di creare opere di scarsa rilevanza politica e sociale, quasi che l'arte debba necessariamente esserne pregna.
E' un bene che l'arte rispecchi la realtà politica e sociale da cui nasce. E' un male che parli SOLO di questo.
Inviato: 31 marzo 2006 19:10
da Woland
moonlit_knight ha scritto:
Beh un conto è studiare il contesto dell'opera per apprezzarla in pieno (giustissimo). Un conto è essere del tutto INCAPACI di apprezzare un opera se non si conosce a menadito il contesto storico. Per me questo è un limite all'arte.
No affatto. La citazione era azzeccata. Nel romanzo in questione (It, per la cronaca) King si scagliava (attraverso Bill) contro un certo modo di vedere l'arte. L'insegnante di narrativa di Bill lo accusava di creare opere di scarsa rilevanza politica e sociale, quasi che l'arte debba necessariamente esserne pregna.
E' un bene che l'arte rispecchi la realtà politica e sociale da cui nasce. E' un male che parli SOLO di questo.
Sul "SOLO" siamo d'accordo. Ma non sul "limite", l'unico limite dato dal trattare determinati argomenti è dato dalla possibile impreparazione dei fruitori, non certo dall'opera in sé.
Il valore di un'opera non è quantificabile in base a quante persone riusciranno a capirla.
Al massimo si può parlare di limiti di comunicabilità, ma non certo artistici. Ma un alto livello di comunicabilità corrisponde sempre ad un appiattimento e banalizzazione del messaggio.
Inviato: 31 marzo 2006 21:01
da Kowalsky
Woland ha scritto:
Al massimo si può parlare di limiti di comunicabilità, ma non certo artistici. Ma un alto livello di comunicabilità corrisponde sempre ad un appiattimento e banalizzazione del messaggio.
elitarismo di quinta tacca
Inviato: 31 marzo 2006 21:30
da moonlit knight
Woland ha scritto:
Sul "SOLO" siamo d'accordo. Ma non sul "limite", l'unico limite dato dal trattare determinati argomenti è dato dalla possibile impreparazione dei fruitori, non certo dall'opera in sé.
Il valore di un'opera non è quantificabile in base a quante persone riusciranno a capirla.
Al massimo si può parlare di limiti di comunicabilità, ma non certo artistici. Ma un alto livello di comunicabilità corrisponde sempre ad un appiattimento e banalizzazione del messaggio.
Non sempre, al massimo spesso.
Comunque possiamo stare a parlarne fino a domani, abbiamo proprio modi diversi di intendere l'arte.
Un'opera d'arte non deve avere bisogno di spiegazioni o di giustificazione, dave essere completa e fruibile in se', senza ricorrere ad alcun tipo di integrazione. Il che non porta necessariamente a un appittimento su standard culturali bassi (vedi Il nome della rosa, bestseller a livello MONDIALE).
Un'opera come "Per chi suona la campana" è un esempio perfetto. Tutta la vicenda si svolge in un contesto storico ben definito, i personaggi appartengono anima e corpo a quel contesto, la visione politica d'insieme c'è e ha un peso importante, ma l'opera è perfettamente fruibile anche se non si conosce NULLA della guerra civile spagnola. Perchè i temi trattati da Hemingway sono universali. E soprattutto perchè c'è un storia con la s minuscola dietro quella con la s maiuscola. E in un opera d'arte (vale per la letteratura, ma anche per il cinema o per la musica moderna) la storia con la s minuscola DEVE prevalere, perchè è per questo che l'artista si prende la briga di scrivere (o di riprendere o di dipingere o di comporre): per raccontare una storia. Tutto il resto deve essere funzionale e subordinato a questo.
Io alla palla dell'artista che scrive per se stesso non ho mai creduto. Senza qualcuno che legge lo scrittore è una voce che parla da sola, nel buio. Scrivere (e creare in genere) è un'operazione di narcisismo mastodontico. Scrivere per se stessi è il primo stadio, può avvenire magari in una prima stesura. Ma tutto quello che viene dopo viene per gli alitri. Altrimenti nessuno pubblicherebbe, basterebbe chiudere il manoscritto nel cassetto della scrivania per essere soddisfatti.
Quindi se scrivi per gli altri santo Dio fallo bene e fai in modo di essere comprensibile anche a chi non ha 4 lauree. Se non ci riesci, hai perso. Ritenta, sarai più fortunato. L'arte non è e non deve essere elitaria.
(Parlo di scrittura perchè è il campo che conosco meglio, o quanto meno quello in cui ho un'esperienza diretta maggiore, ma credo che lo stesso discorso valga per ogni forma d'arte. )
Inviato: 31 marzo 2006 22:09
da Woland
Rizzi Hansen ha scritto:
elitarismo di quinta tacca
E' una constatazione abbanstanza semplice da capire, e alla base del linguaggio in genere.
Target diversi hanno meta-linguaggi diversi, per rendere comprensibile un messaggio ad un vasto insieme di utenti bisogna trovare il minimo comun denominatore di questo insieme di target.
E' l'abc della comunicazione politica e pubblicitaria.
Inviato: 31 marzo 2006 22:20
da Woland
moonlit_knight ha scritto:
Non sempre, al massimo spesso.
Comunque possiamo stare a parlarne fino a domani, abbiamo proprio modi diversi di intendere l'arte.
Un'opera d'arte non deve avere bisogno di spiegazioni o di giustificazione, dave essere completa e fruibile in se', senza ricorrere ad alcun tipo di integrazione. Il che non porta necessariamente a un appittimento su standard culturali bassi (vedi Il nome della rosa, bestseller a livello MONDIALE).
Non sono d'accordo, non è uno promo pubblicitario.
Un opera d'arte deve provocare una reazione, e su questo non ci piove, positiva o negativa; se lascia indifferenti ha fallito.
Ma, ripeto, se il messaggio sarà complesso, non saranno in tanti a cogliere il concetto veicolato.
Il Nome della Rosa può anche aver venduto tanto, ma dubito che la stragrande maggioranza abbia colto tutte le finezze di Eco.
moonlit_knight ha scritto:
Io alla palla dell'artista che scrive per se stesso non ho mai creduto. Senza qualcuno che legge lo scrittore è una voce che parla da sola, nel buio. Scrivere (e creare in genere) è un'operazione di narcisismo mastodontico.
Scrivere per se stessi è il primo stadio, può avvenire magari in una prima stesura. Ma tutto quello che viene dopo viene per gli alitri. Altrimenti nessuno pubblicherebbe, basterebbe chiudere il manoscritto nel cassetto della scrivania per essere soddisfatti.
Quindi se scrivi per gli altri santo Dio fallo bene e fai in modo di essere comprensibile anche a chi non ha 4 lauree. Se non ci riesci, hai perso. Ritenta, sarai più fortunato. L'arte non è e non deve essere elitaria.
(Parlo di scrittura perchè è il campo che conosco meglio, o quanto meno quello in cui ho un'esperienza diretta maggiore, ma credo che lo stesso discorso valga per ogni forma d'arte. )
Questa è un'altra questione, il gioco si svolge tra la richiesta soggettiva, e quella del committente.
Ad ogni modo, il discorso della scrittura è diverso, il mercato è più "popolare", rispetto a quello dell'arte. Un artista può fare anche una cosa che piaccia a poche persone, tanto l'opera che venderà è una sola, non migliaia di copie (come per i libri).
Inviato: 31 marzo 2006 22:46
da moonlit knight
Woland ha scritto:
Non sono d'accordo, non è uno promo pubblicitario.
Un opera d'arte deve provocare una reazione, e su questo non ci piove, positiva o negativa; se lascia indifferenti ha fallito.
Ma, ripeto, se il messaggio sarà complesso, non saranno in tanti a cogliere il concetto veicolato.
Il Nome della Rosa può anche aver venduto tanto, ma dubito che la stragrande maggioranza abbia colto tutte le finezze di Eco.
Se è per questo credo che solo in due o tre abbiano capito TUTTE le finezze di quel romanzo!
Sta di fatto che pur non potendone cogliere TUTTE le sfumature, chiunque può apprezzarne i contenuti, almeno quelli dei livelli più "semplici". Ho già detto (qualche post fa) che per apprezzare completamente un'opera d'arte lo studio del contesto storico è indispensabile.
Chi non lo conosce non l'apprezzerà del tutto, è vero, ma apprezzerà l'opera in quanto tale. Il Nome Della Rosa, come tutte le grandi opere è stratificata, e questo la rende "universale". L'apparato storico-filosofico è non indifferente, ma c'è una STORIA, che è l'ossatura su cui regge tutto il resto. Se la storia porta un messaggio ve bene (e quindi l'opera è accessibile anche a chi recepisce solo in parte quel messaggio). Viceversa, se la storia è in funzione del messaggio non va più bene: in quel caso l'arte diventa un veicolo, viene degradata.
Un'opera del tutto "chiusa" a chi non ha la stessa cultura di chi scrive non è a tutti gli effetti un'opera d'arte. L'arte è innanzitutto comunicazione, poi viene tutto il resto. E la comunicazione esige chiarezza. Se l'artista fa spallucce e se ne frega del suo interlocutore, allora è un imbecille.
Lo dirò fino alla nausea: si scrive per essere letti. Si suona per essere ascoltati. Si gira un film per mostrarlo.
Le vendite c'entrano poco o niente con questo discorso. E una questione di obiettivi.
Woland ha scritto:
Questa è un'altra questione, il gioco si svolge tra la richiesta soggettiva, e quella del committente.
Ad ogni modo, il discorso della scrittura è diverso, il mercato è più "popolare", rispetto a quello dell'arte. Un artista può fare anche una cosa che piaccia a poche persone, tanto l'opera che venderà è una sola, non migliaia di copie (come per i libri).
Beh il discorso cambia solo per l'arte figurativa. Per tutte le altre forme d'arte regge tranquillamente.
Inviato: 1 aprile 2006 11:44
da Elric
Rizzi Hansen ha scritto:
santoro? bah, sul suo sito dice che ha lasciato di sua volontà la rai...
Anche Previti dice di essere innocente!
Inviato: 1 aprile 2006 11:48
da Elric
moonlit_knight ha scritto:
Se è per questo credo che solo in due o tre abbiano capito TUTTE le finezze di quel romanzo!
Sta di fatto che pur non potendone cogliere TUTTE le sfumature, chiunque può apprezzarne i contenuti, almeno quelli dei livelli più "semplici". Ho già detto (qualche post fa) che per apprezzare completamente un'opera d'arte lo studio del contesto storico è indispensabile.
Chi non lo conosce non l'apprezzerà del tutto, è vero, ma apprezzerà l'opera in quanto tale. Il Nome Della Rosa, come tutte le grandi opere è stratificata, e questo la rende "universale". L'apparato storico-filosofico è non indifferente, ma c'è una STORIA, che è l'ossatura su cui regge tutto il resto. Se la storia porta un messaggio ve bene (e quindi l'opera è accessibile anche a chi recepisce solo in parte quel messaggio). Viceversa, se la storia è in funzione del messaggio non va più bene: in quel caso l'arte diventa un veicolo, viene degradata.
Un'opera del tutto "chiusa" a chi non ha la stessa cultura di chi scrive non è a tutti gli effetti un'opera d'arte. L'arte è innanzitutto comunicazione, poi viene tutto il resto. E la comunicazione esige chiarezza. Se l'artista fa spallucce e se ne frega del suo interlocutore, allora è un imbecille.
Lo dirò fino alla nausea: si scrive per essere letti. Si suona per essere ascoltati. Si gira un film per mostrarlo.
Le vendite c'entrano poco o niente con questo discorso. E una questione di obiettivi.
Beh il discorso cambia solo per l'arte figurativa. Per tutte le altre forme d'arte regge tranquillamente.
Passi il Nome della rosa, che è un romanzo geiale proprio perchè appassiona su vari punti di vista. Io l'ho riletto due-tre mesi fa e ne ho apprezato nuovi aspetti e ho polemizzato con altri. Ma è quella la sua grandezza.
Quello che veramente mi fa pensare sono i milioni di persone che hanno comprato Baudolino o l'Isola del giorno prima. Loro non lo hanno letto di sicuro.
In vita mia poi non ho mai incontrato in carne ed ossa una persona che abbia letto il Pendolo di Foucault.
Inviato: 1 aprile 2006 12:00
da moonlit knight
Elric ha scritto:
Passi il Nome della rosa, che è un romanzo geiale proprio perchè appassiona su vari punti di vista. Io l'ho riletto due-tre mesi fa e ne ho apprezato nuovi aspetti e ho polemizzato con altri. Ma è quella la sua grandezza.
Quello che veramente mi fa pensare sono i milioni di persone che hanno comprato Baudolino o l'Isola del giorno prima. Loro non lo hanno letto di sicuro.
In vita mia poi non ho mai incontrato in carne ed ossa una persona che abbia letto il Pendolo di Foucault.
Come ho già detto altrove, trovo che Il Pendolo di Foucault sia l'opera migliore di Eco, per svariati motivi. Ovviamente è anche la più difficile, ma questo è un altro discorso. Trovo che sia comunque relativamente accessibile, almeno ai livelli più semplici (quelli puramente narrativi) se si supera la (naturale) diffidenza iniziale. Ovviamente non ècome leggere Topolino, ma nessuno si aspetta questo da Eco. Continuo a sostenere che dovrebbero renderne obbligatoria la lettura a tutti gli imbecilli che hanno amato Il Codice Da Vinci.
L'isola del giorno prima è forse il romanzo di Eco che mi ha coinvolto di meno (l'ho letto una sola volta). Troppe chiacchiere e poca storia (quella con l's minuscola intendo).
Per quanto riguarda invece Baudolino sinceramente non capisco le tue perplessità: è un romanzo assolutamente godibile a qualunque livello di lettura, anzi è quello che consiglio a chiunque voglia avvicinarsi a Eco per la prima volta. Praticamente un fantasy-storico scritto con un'ironia e una giocosità invidiabile. Non è ASSOLUTAMENTE ostico e non mi meraviglia che abbia venduto qualcosa come un fantastilione di copie.
(ok ora basta, la pianto di fare il professorone del cazzo, lo giuro

)
Inviato: 1 aprile 2006 14:00
da Elric
moonlit_knight ha scritto:
Come ho già detto altrove, trovo che Il Pendolo di Foucault sia l'opera migliore di Eco, per svariati motivi. Ovviamente è anche la più difficile, ma questo è un altro discorso. Trovo che sia comunque relativamente accessibile, almeno ai livelli più semplici (quelli puramente narrativi) se si supera la (naturale) diffidenza iniziale. Ovviamente non ècome leggere Topolino, ma nessuno si aspetta questo da Eco. Continuo a sostenere che dovrebbero renderne obbligatoria la lettura a tutti gli imbecilli che hanno amato Il Codice Da Vinci.
L'isola del giorno prima è forse il romanzo di Eco che mi ha coinvolto di meno (l'ho letto una sola volta). Troppe chiacchiere e poca storia (quella con l's minuscola intendo).
Per quanto riguarda invece Baudolino sinceramente non capisco le tue perplessità: è un romanzo assolutamente godibile a qualunque livello di lettura, anzi è quello che consiglio a chiunque voglia avvicinarsi a Eco per la prima volta. Praticamente un fantasy-storico scritto con un'ironia e una giocosità invidiabile. Non è ASSOLUTAMENTE ostico e non mi meraviglia che abbia venduto qualcosa come un fantastilione di copie.
(ok ora basta, la pianto di fare il professorone del cazzo, lo giuro

)
Baudolino (come tutti i libri di Eco) ha sicuramente sbancato sul mercato, ma ha avuto, come i suoi predecessori, tanti acquirenti e pochissimi lettori. Figuriamoci se in Italia ci sono diecimila persone in grado di leggere i romanzi di Eco dalla prima all'ultima pagina, e di coglierne i rinvii e i sottintesi eruditi, e pure di divertirsi.
Credo che la maggior parte di quelli che hanno provato ad aprirlo si sia fermato alle prime pagine.
Inviato: 1 aprile 2006 14:15
da moonlit knight
Elric ha scritto:
Baudolino (come tutti i libri di Eco) ha sicuramente sbancato sul mercato, ma ha avuto, come i suoi predecessori, tanti acquirenti e pochissimi lettori. Figuriamoci se in Italia ci sono diecimila persone in grado di leggere i romanzi di Eco dalla prima all'ultima pagina, e di coglierne i rinvii e i sottintesi eruditi, e pure di divertirsi.
Credo che la maggior parte di quelli che hanno provato ad aprirlo si sia fermato alle prime pagine.
Mah... ti ripeto: ho trovato Baudolino di una scorrevolezza estrema... e io non sono certo un mostro di cultura. Mi riesce difficile immaginare che esista qualcuno che non riesce a leggerlo. Posso capire Il Nome Della Rosa o Il Pendolo Di Foucault, ma Baudolino proprio no
Inviato: 1 aprile 2006 14:47
da Kowalsky
Elric ha scritto:
Baudolino (come tutti i libri di Eco) ha sicuramente sbancato sul mercato, ma ha avuto, come i suoi predecessori, tanti acquirenti e pochissimi lettori. Figuriamoci se in Italia ci sono diecimila persone in grado di leggere i romanzi di Eco dalla prima all'ultima pagina, e di coglierne i rinvii e i sottintesi eruditi, e pure di divertirsi.
Credo che la maggior parte di quelli che hanno provato ad aprirlo si sia fermato alle prime pagine.
[TOPOGIGIO] Ma cosa mi dici mai? [/TOPOGIGIO]
una persona dovrebbe leggere eco sol ose capisce tutto tutto quello che c'è scritto?
chi te l'ha detto che Baudolino l'hanno letto in pochi? forse eri troppo occupato a masturbarti cerebralmente mentre le leggevi ma ti assicuro che scorre via come l'olio.
Inviato: 1 aprile 2006 16:23
da Elric
Rizzi Hansen ha scritto:
[TOPOGIGIO] Ma cosa mi dici mai? [/TOPOGIGIO]
una persona dovrebbe leggere eco sol ose capisce tutto tutto quello che c'è scritto?
chi te l'ha detto che Baudolino l'hanno letto in pochi? forse eri troppo occupato a masturbarti cerebralmente mentre le leggevi ma ti assicuro che scorre via come l'olio.
Lasciando perdere le mie abitudini masturbatorie che esulano dall'ambito celebrale altrimenti potrei schizzarti, ti pongo solo una questione: può un paese in cui la popolazione è lobotomizzata dalla tv e non legge giornali che non siano quelli gratis che parlano di gossip, e che al massimo legge Christian Jacq e Dan Brown, accostarsi alla lettura di Eco?
Ma fammi il piacere.
Non è che perchè Eco è di sinistra allora è nazionalpopolare.
E' che sorbirsi un libro che parla di cerca del Graal, del Prete Gianni e di bestiari medievali è una fatica insostenibile per l'uomo medio.
Che poi avere un suo libro in casa "faccia figo" è un altro discorso.
E questo a prescindere che io consideri Baudolino un gran libro, essendo il mio campo.
Inviato: 1 aprile 2006 17:06
da Woland
Bhè, si sà che solo una minima parte di chi compra un libro, poi lo leggerà.
Buona parte dei libri, vengono comprati per "riempire la libreria", come oggetti d'arredamento.
Anche il recente successo dei libri gadget coi giornali lo dimostra, chissà in quanti si leggeranno i libri di storia deL Giornale, o le monografie d'arte del Corriere?
Si confonde l'acquisto di un libro, con l'acquisto del tempo (e, in Italia, anche la voglia) per leggerlo. (cit.)
Inviato: 1 aprile 2006 19:05
da TheUnquietGrave
qualcuno che parla del film?
Inviato: 1 aprile 2006 19:16
da moonlit knight
TheUnquietGrave ha scritto:
qualcuno che parla del film?
E non hai mica torto pure tu...

Inviato: 1 aprile 2006 20:33
da Kowalsky
Elric ha scritto:
Lasciando perdere le mie abitudini masturbatorie che esulano dall'ambito celebrale altrimenti potrei schizzarti, ti pongo solo una questione: può un paese in cui la popolazione è lobotomizzata dalla tv e non legge giornali che non siano quelli gratis che parlano di gossip, e che al massimo legge Christian Jacq e Dan Brown, accostarsi alla lettura di Eco?
Ma fammi il piacere.
Non è che perchè Eco è di sinistra allora è nazionalpopolare.
E' che sorbirsi un libro che parla di cerca del Graal, del Prete Gianni e di bestiari medievali è una fatica insostenibile per l'uomo medio.
Che poi avere un suo libro in casa "faccia figo" è un altro discorso.
E questo a prescindere che io consideri Baudolino un gran libro, essendo il mio campo.
come fa uno qualsiasi ad accostarsi alla lettura di eco? apre il libro e lo legge, nel caso dell'isola del giorno prima (illeggibile) lo chiude subito, nel caso di Baudolino va avanti a leggerlo, non vedo cosa ci sia di particolarmente dificcile in quel libro. anche il codice da vinci parla della ricerca del graal e di vaccate varie, certo eco riempie baudolino di finezze che, come s'è già detto, capiranno in due o tre fin oa fondo, ma quando scrive un libro leggibile lo può leggere chiunque.
Inviato: 2 aprile 2006 13:50
da Elric
Woland ha scritto:
Bhè, si sà che solo una minima parte di chi compra un libro, poi lo leggerà.
Buona parte dei libri, vengono comprati per "riempire la libreria", come oggetti d'arredamento.
Anche il recente successo dei libri gadget coi giornali lo dimostra, chissà in quanti si leggeranno i libri di storia deL Giornale, o le monografie d'arte del Corriere?
Si confonde l'acquisto di un libro, con l'acquisto del tempo (e, in Italia, anche la voglia) per leggerlo. (cit.)
Quoto totalmente.
Se tutti coloro che hanno comprato libri di Eco li avessero anche letti, l'talia sarebbe un posto migliore.
Inviato: 2 aprile 2006 16:20
da TheUnquietGrave
TheUnquietGrave ha scritto:
qualcuno che parla del film?
Inviato: 3 aprile 2006 23:32
da Kowalsky
sono appena tornato dal cinema
A NANNI!!!!!!! TU SI'NFAME!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
MA TU SI STRONZO DENTRO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Inviato: 3 aprile 2006 23:34
da Kowalsky
TheUnquietGrave ha scritto:
Ho visto il film.
Dire che parla di Berlusconi personaggio è una boiata.
secondo me e' un film sul livello di virtualità raggiunto in italia per quanto riguarda la partecipazione politica individuale.
E' un film sulla "lontananza" della politica dalla vicenda privata di cui questo periodo storico è testimone.
Mi spiego meglio: se date un'occhiata ai "classici" film politici di Moretti ci vengono presentati personaggi il cui patimento politico è parte integrante della vicenda umana in cui sono coinvolti.. esempio eclatante: Palombella Rossa.
Il Caimano ci dice il contrario.
Da una parte c'è la "vita vera" fatta di divorzi ,litigi ,famiglia ,soldi ,lavoro ,ragazze e amici.
Dall'altra c'è la politica così come la si percepisce dal berlusconismo in poi: un film.
Un film che ci permette l'unica azione politica che un film in quanto tale consente su di se': fornire un'interpretazione.
Il film che vuole girare la giovine è l'intepretazione del grande film (documentaristico ,giornalistico ,televisivo) che la politica è diventata.
La Vita è un'altra cosa ,è quella che ti capita tra capo e collo ("non come nei '70").
Infatti anche registicamente questo scarto tra realtà/"irrealtà" (surrealtà) è giocato di continuo.
Scena madre: i bambini che giocano con la scenografia del parlamento.
è vero che c'è la separazione tra vita e politica, ma c'è c'è anche la politica (e il berlusconismo) che influisce sulla vita, vedi alla voce fecondazione artificiale
Inviato: 10 aprile 2006 01:56
da Old Trafford
A parte che un post su 20 parla della trama del film e/o della regia e/o degli attori, cmq mi fido di più di mia mamma che ha visto il film, e mi ha consigliato di andarlo a vedere perchè la storia è interessante specie per uno che studia e cerca di lavorare in ambito recitativo, dice che è un film che ruota molto attorno alla produzione di un film e quindi dovrebbe interessarmi e piacermi.
Io di mia mamma mi fido
Cmq NON UNO STRONZO che si soffermi sulla recitazione degli attori, in questo thread... ma che cosa andate al cinema a fare???

Inviato: 10 aprile 2006 09:06
da Deepblue
Old Trafford ha scritto:
Cmq NON UNO STRONZO che si soffermi sulla recitazione degli attori, in questo thread... ma che cosa andate al cinema a fare???
L'aspetto della recitazione lo si lascia agli addetti ai lavori come te. Cosa vuoi che ne capiscano dei poveri profani?
P. S. Io ci vado a mangiare i pop corn
Inviato: 10 aprile 2006 09:44
da Cotlod
visto: bello, mi è piaciuto. non la solita fucilata alla Nanni Moretti
concordo con l'analisi del Grave
scena madre: il finale, fuoco e fiamme, insurrezione popolare, (contro i giudici

)
Inviato: 10 aprile 2006 11:13
da Old Trafford
Deepblue ha scritto:
L'aspetto della recitazione lo si lascia agli addetti ai lavori come te. Cosa vuoi che ne capiscano dei poveri profani?
P. S. Io ci vado a mangiare i pop corn
Dai non è così e lo sai, io anche quando non studiavo recitazione ma andavo al cinema, rimanevo colpito o meno da come un attore interpretava un ruolo... ma qui si parla solo di Berlusconi e nessuno che spenda una parola per Silvio Orlando.
Non è strano?

Inviato: 10 aprile 2006 11:44
da Coffe
Old Trafford ha scritto:
Dai non è così e lo sai, io anche quando non studiavo recitazione ma andavo al cinema, rimanevo colpito o meno da come un attore interpretava un ruolo... ma qui si parla solo di Berlusconi e nessuno che spenda una parola per Silvio Orlando.
Non è strano?
non vedo nulla di strano, o meglio...nulla di imprevisto...trattandosi di un lavoro morettiano.
Inviato: 11 aprile 2006 23:40
da Kowalsky
silvio orlando molto bravo
sono spettacolari i due cortometraggi interni al film, roba da non far vedere a tarantino se no gli viene in mente di farci sopra un film in 18 episodi
michele placido mi ha fatto cappottare dalle risate.
Inviato: 12 aprile 2006 14:30
da TheUnquietGrave
Rizzi Hansen ha scritto:
michele placido mi ha fatto cappottare dalle risate.
immenso :hi:
Inviato: 12 aprile 2006 15:05
da diego
Woland ha scritto:
Bhè, si sà che solo una minima parte di chi compra un libro, poi lo leggerà.
Buona parte dei libri, vengono comprati per "riempire la libreria", come oggetti d'arredamento.
Anche il recente successo dei libri gadget coi giornali lo dimostra, chissà in quanti si leggeranno i libri di storia deL Giornale, o le monografie d'arte del Corriere?
Si confonde l'acquisto di un libro, con l'acquisto del tempo (e, in Italia, anche la voglia) per leggerlo. (cit.)
Sui libri di storia, medicina, filosofia che escono con i quotidiani ti do ragione, credo che nessuno di quelli che li compra si metta anche a leggerli.
In generale non sarei altrettanto pessimista; io di sicuro se compro un libro è per leggerlo (se mi piace tanto pure rileggerlo) e se anche trovo un libro che non mi piace lo finisco lo stesso, non mi è mai capitato che ne abbandonassi uno in itinere.
A prescindere da questo Eco (o meglio, cioè che conosco di Eco, ossia Il nome della rosa e Il pendolo di Focault), è immenso, anche se, come ho già avuto modo di dire nel thread sui libri, penso che pochi siano in grado di cogliere più del 20% delle raffinatezze che dissemina nei suoi libri.
Inviato: 12 aprile 2006 16:37
da Kowalsky
TheUnquietGrave ha scritto:
immenso :hi:
a proposito, nel film Moretti dice che sta lavorando ad una commedia, ho sentito che dicono che anche nella realtà, si sa niente?