Angelo Infanti [m'imbarcai su un cargo battente bandiera...]
Inviato: 13 ottobre 2010 14:33
""non ho mai saputo cosa cazzo trasportasse quel cargo, ma forse un giorno lo capii..."
Ci ha lasciato ieri l'attore Angelo Infanti, noto ai più per il suo ruolo di Manuel Fantoni nel film Borotalco: il falso architetto raccontaballe, che inventa di sana pianta un passato di avventure e incontri impossibili ("na sera Richard Burton m'ha vomitato sul tappeto in salone, lì non ciò visto più...").
A Roma ci sono un paio di cose "sacre" e trasversali, che accomunano tutti quelli della mia generazione (a stare stretti): Antonello e i film di Carlo Verdone. A essere onesti dovrei dire pure la A.S. Roma
, ma entreremmo in un discorso molto lungo fatto di trattori sulla Pontina, e non sarebbe questa l'occasione nè la sede.
I film di Verdone ci hanno consentito di tirare avanti per anni con monologhi da lacrime (Senti sto prosciutto, A zoccolè io nun so fascio, la palude der Caimano), resi delle pagine immortali grazie ai vari Mario Brega, Sora Lella, Angelo Infanti. Il monologo di Manuel Fantoni è una perla di romanità: Manuel, che pure non ha il forte accento di un Mario Brega, ci ricorda un tipico esemplare di romano, il fregnacciaro. Questo raccontare esagerando, se non inventando, esasperando la realtà; questo modo così piacione, da incantatore con l'oro sul pelo, pavone ma non spocchioso.
Ma non solo Fantoni: anche i vari Emmanuelle, i polizziotteschi, addirittura il Padrino. Uno grande.
Tu per esempio lo sapevi che John Wayne era frocio?
Ci ha lasciato ieri l'attore Angelo Infanti, noto ai più per il suo ruolo di Manuel Fantoni nel film Borotalco: il falso architetto raccontaballe, che inventa di sana pianta un passato di avventure e incontri impossibili ("na sera Richard Burton m'ha vomitato sul tappeto in salone, lì non ciò visto più...").
A Roma ci sono un paio di cose "sacre" e trasversali, che accomunano tutti quelli della mia generazione (a stare stretti): Antonello e i film di Carlo Verdone. A essere onesti dovrei dire pure la A.S. Roma
I film di Verdone ci hanno consentito di tirare avanti per anni con monologhi da lacrime (Senti sto prosciutto, A zoccolè io nun so fascio, la palude der Caimano), resi delle pagine immortali grazie ai vari Mario Brega, Sora Lella, Angelo Infanti. Il monologo di Manuel Fantoni è una perla di romanità: Manuel, che pure non ha il forte accento di un Mario Brega, ci ricorda un tipico esemplare di romano, il fregnacciaro. Questo raccontare esagerando, se non inventando, esasperando la realtà; questo modo così piacione, da incantatore con l'oro sul pelo, pavone ma non spocchioso.
Ma non solo Fantoni: anche i vari Emmanuelle, i polizziotteschi, addirittura il Padrino. Uno grande.
Tu per esempio lo sapevi che John Wayne era frocio?