[Crusca] Il thread degli accenti
Inviato: 18 febbraio 2011 15:40
Invoco l'aiuto del Sommo Maestro della Crusca® Diego.
In questo forum, ma in generale su tutta la rete sto vedendo uno sfacelo di accenti messi alla cazzo (stò, và, lo sò, ecc...). Manofwar è l'esempio più estremo ma ce ne sono parecchi altri.
Vorrei che almeno il forum della gloria venisse riportato sulla retta via.
Ho trovato questo bel documento su un altro forum. Vi prego di leggerlo.
Nella lingua italiana, a differenza di altre lingue, esistono due tipi di accento: grave |`| e acuto |´| (ad esempio nello spagnolo esiste solo l'accento acuto). L'accento circonflesso, in uso fino a metà Novecento per sostituire le doppie vocali, soprattutto in fine di parola (es. "ozio"->"ozî", "principio"->"princìpî", ecc.) ora è in disuso.
In generale possiamo dire che si usa l'accento grafico per non confondere due vocaboli identici ma di diverso significato. Ma non è sempre così.
Ecco gli errori in cui si può più facilmente incorrere con gli accenti:
- di solito si accenta graficamente soltanto l'ultima lettera di una parola, ma a volte, per scongiurare sconvenienti errori di comprensione e conseguenti fraintendimenti, è possibile accentare anche una vocale interna alla parola.
- "è", terza persona del presente indicativo del verbo essere si scrive con l'accento grave. La "e" congiunzione non va MAI accentata.
- "perché", avverbio interrogativo e congiunzione dichiarativa, nonché tutti i composti di "che" si scrivono tutti con l'accento acuto.
- a parte la "e" e la "o" che possono avere sia l'accento acuto che quello grave, le altre vocali possono solo avere quello grave (a parte qualche caso di omonimia, vedi "vòlto" (da "volgere") e "vólto" (= viso). A dire il vero questo è un'evoluzione moderna del linguaggio, forse favorita anche dall'avvento delle tastiere da computer, che presentano solo l'accento acuto per le vocali "a", "i" e "u". Il vocabolario Einaudi, ad esempio, riporta ancora accenti acuti e gravi su tutte le vocali.
- "se" come congiunzione non va accentata in nessun caso, mentre come pronome va accentato (con accento acuto) quando è da solo, e non va accentato quando è congiunto a "stesso" o "medesimo" (tuttavia l'Accademia della Crusca consiglia di accentare in ogni caso il "sé" pronome).
- non vanno mai accentate le preposizioni semplici, mentre è obbligatorio usare l'accento su questi monosillabi: dà, dì, là, lì, né, sì, tè, ciò, già, giù, più, può, scià (in seguito verranno chiariti alcuni casi).
- "che" non va mai accentato, tranne quando assume il significato di "perché" o "affinché".
- tutti i composti di "tre" ("ventitré", "trentatré", ecc.) esigono l'accento acuto, così come le terze persone singolari del passato remoto in -é ("rifletté", "dové", ecc.)
- "scimpanzé", "nontiscordardimé", "mercé", "testé", "fé" (in luogo di "fede" o "fece"), "affé", "autodafé", "viceré" esigono tutti l'accento acuto.
Poi:
- "po' " richiede l'apostrofo, non l'accento, in quanto forma apocopata di "poco".
- "lì" e "là" avverbi richiedono l'accento in quanto possono essere confusi con "li" (pronome personale) e "la" (articolo determinativo o pronome).
- "qui" e "qua" non vogliono l'accento, in quanto non possono essere confusi con altri termini.
- "su" non esige l'accento, mentre "giù" sì, in quanto in mancanza di esso potrebbe essere letto "gìu" come in "magia".
- Su "fa", "va", "sta" (forme verbali all'indicativo) non va né accento, né apostrofo, mentre è possibile apostrofare le forme imperative "fai!", "vai!" e "stai!" rendendole "fa'!", "va'!", "sta'!".
- Lo stesso vale per "da" e "di", i quali non vanno accentati né apostrofati se preposizioni, mentre vanno apostrofati se forme apocopate di "dai!" e "dici!" ("da'!" e "di'!"). Particolare attenzione occorre prestare a "da", che deve essere accentato se terza persona singolare dell'indicativo presente del verbo dare.
- L'imperativo di qualsivoglia verbo non va MAI accentato.
Rispetto alla posizione dell'accento d'intensità (o «tonico»), le parole possono essere classificate in parole:
- Tronche | Ossítone | Ultimali: hanno l'accento sull'ultima sillaba e nei polisillabi si deve segnarlo graficamente (dirò, Perù), nei monosillabi l'accento è scritto solo eccezionalmente nei casi circoscritti elencati sopra.
- Piane | Parossitone | Penultimali: accentate sulla penultima sillaba (casa, tritòlo, fabbro). Sono le più numerose.
- Sdrucciole | Proparossitone | Terzultimali: accentate sulla terzultima sillaba (antipàtico, meritàtelo, fàbbrica). Dopo le parole piane sono le più numerose.
- Bisdrucciole | — | Quartultimali: accentate sulla quartultima sillaba (lasciàtemeli, dimenticàndosene, fàbbricami). Sono piuttosto rare.
- Trisdrucciole | — | Quintultimali: sono ancora più rare e sono quasi sempre composte (mèritatelo, fàbbricamelo).
- Quadrisdrucciole | — | Sestultimali: decisamente rarissime.
(Per l'ultima parte, quella dedicata alla posizione degli accenti tonici, nonché per alcune voci precedenti, il materiale è preso da Wikipedia)
In questo forum, ma in generale su tutta la rete sto vedendo uno sfacelo di accenti messi alla cazzo (stò, và, lo sò, ecc...). Manofwar è l'esempio più estremo ma ce ne sono parecchi altri.
Vorrei che almeno il forum della gloria venisse riportato sulla retta via.
Ho trovato questo bel documento su un altro forum. Vi prego di leggerlo.
Nella lingua italiana, a differenza di altre lingue, esistono due tipi di accento: grave |`| e acuto |´| (ad esempio nello spagnolo esiste solo l'accento acuto). L'accento circonflesso, in uso fino a metà Novecento per sostituire le doppie vocali, soprattutto in fine di parola (es. "ozio"->"ozî", "principio"->"princìpî", ecc.) ora è in disuso.
In generale possiamo dire che si usa l'accento grafico per non confondere due vocaboli identici ma di diverso significato. Ma non è sempre così.
Ecco gli errori in cui si può più facilmente incorrere con gli accenti:
- di solito si accenta graficamente soltanto l'ultima lettera di una parola, ma a volte, per scongiurare sconvenienti errori di comprensione e conseguenti fraintendimenti, è possibile accentare anche una vocale interna alla parola.
- "è", terza persona del presente indicativo del verbo essere si scrive con l'accento grave. La "e" congiunzione non va MAI accentata.
- "perché", avverbio interrogativo e congiunzione dichiarativa, nonché tutti i composti di "che" si scrivono tutti con l'accento acuto.
- a parte la "e" e la "o" che possono avere sia l'accento acuto che quello grave, le altre vocali possono solo avere quello grave (a parte qualche caso di omonimia, vedi "vòlto" (da "volgere") e "vólto" (= viso). A dire il vero questo è un'evoluzione moderna del linguaggio, forse favorita anche dall'avvento delle tastiere da computer, che presentano solo l'accento acuto per le vocali "a", "i" e "u". Il vocabolario Einaudi, ad esempio, riporta ancora accenti acuti e gravi su tutte le vocali.
- "se" come congiunzione non va accentata in nessun caso, mentre come pronome va accentato (con accento acuto) quando è da solo, e non va accentato quando è congiunto a "stesso" o "medesimo" (tuttavia l'Accademia della Crusca consiglia di accentare in ogni caso il "sé" pronome).
- non vanno mai accentate le preposizioni semplici, mentre è obbligatorio usare l'accento su questi monosillabi: dà, dì, là, lì, né, sì, tè, ciò, già, giù, più, può, scià (in seguito verranno chiariti alcuni casi).
- "che" non va mai accentato, tranne quando assume il significato di "perché" o "affinché".
- tutti i composti di "tre" ("ventitré", "trentatré", ecc.) esigono l'accento acuto, così come le terze persone singolari del passato remoto in -é ("rifletté", "dové", ecc.)
- "scimpanzé", "nontiscordardimé", "mercé", "testé", "fé" (in luogo di "fede" o "fece"), "affé", "autodafé", "viceré" esigono tutti l'accento acuto.
Poi:
- "po' " richiede l'apostrofo, non l'accento, in quanto forma apocopata di "poco".
- "lì" e "là" avverbi richiedono l'accento in quanto possono essere confusi con "li" (pronome personale) e "la" (articolo determinativo o pronome).
- "qui" e "qua" non vogliono l'accento, in quanto non possono essere confusi con altri termini.
- "su" non esige l'accento, mentre "giù" sì, in quanto in mancanza di esso potrebbe essere letto "gìu" come in "magia".
- Su "fa", "va", "sta" (forme verbali all'indicativo) non va né accento, né apostrofo, mentre è possibile apostrofare le forme imperative "fai!", "vai!" e "stai!" rendendole "fa'!", "va'!", "sta'!".
- Lo stesso vale per "da" e "di", i quali non vanno accentati né apostrofati se preposizioni, mentre vanno apostrofati se forme apocopate di "dai!" e "dici!" ("da'!" e "di'!"). Particolare attenzione occorre prestare a "da", che deve essere accentato se terza persona singolare dell'indicativo presente del verbo dare.
- L'imperativo di qualsivoglia verbo non va MAI accentato.
Rispetto alla posizione dell'accento d'intensità (o «tonico»), le parole possono essere classificate in parole:
- Tronche | Ossítone | Ultimali: hanno l'accento sull'ultima sillaba e nei polisillabi si deve segnarlo graficamente (dirò, Perù), nei monosillabi l'accento è scritto solo eccezionalmente nei casi circoscritti elencati sopra.
- Piane | Parossitone | Penultimali: accentate sulla penultima sillaba (casa, tritòlo, fabbro). Sono le più numerose.
- Sdrucciole | Proparossitone | Terzultimali: accentate sulla terzultima sillaba (antipàtico, meritàtelo, fàbbrica). Dopo le parole piane sono le più numerose.
- Bisdrucciole | — | Quartultimali: accentate sulla quartultima sillaba (lasciàtemeli, dimenticàndosene, fàbbricami). Sono piuttosto rare.
- Trisdrucciole | — | Quintultimali: sono ancora più rare e sono quasi sempre composte (mèritatelo, fàbbricamelo).
- Quadrisdrucciole | — | Sestultimali: decisamente rarissime.
(Per l'ultima parte, quella dedicata alla posizione degli accenti tonici, nonché per alcune voci precedenti, il materiale è preso da Wikipedia)
chiunque tu ritenga indegno.