Time Machine
Inviato: 29 gennaio 2017 13:25
Data: 25 Dicembre 1995
DeLorean: ✔
Flusso canalizzatore: ✔
1,21 gigowatt: ✔
TOC TOC TOC...APERITE!
Nel dicembre del 1995 ho 14 anni, vado in prima liceo e tra i mille problemi che inondano la vita di un adolescente riesco ad individuare un paio di urgenze che sovrastano le altre.
La prima è che nessuna ragazza sembra propensa a darmela, ma nel frattempo ho ancora tante diottrie da spendere e Baywatch, di ritorno da scuola, riesce a placare i più bassi istinti.
E, soprattutto, ho intrapreso la via del metallo da ormai più di un anno e mi trovo costantemente di fronte al dilemma di avere millemila dischi da comprare, ma solo i pochi spiccioli della paghetta settimanale in tasca.
I dischi da comprare vanno quindi scelti e ponderati con estrema attenzione ed una volta portati a casa la collezione è talmente esigua che quei pochi vengono letteralmente spolpati, imparati nota per nota, in alcuni casi so anche dire a memoria minutaggio di ogni singola canzone.
Internet e Napster sono di là da venire, i masterizzatori anche, in casa ho ancora l'amatissimo Amiga 600.
Esistono fondamentalmente tre metodi per informarsi sulle uscite musicali:
- gli amici (Hai sentito l'ultimo dei xyz? Ti faccio la cassetta!)
- le riviste
- la gloriosa Rock Fm 98.7
In quel periodo gli amici del metallo hanno intrapreso la strada della ribellione e delle canne e subiscono inevitabilmente la fascinazione del metal più estremo che li porta verso i lidi del trash, del death, del black e nel peggiore dei casi del nascente nu metal (i Korn hanno distrutto una generazione di potenziali metallari per bene), io sono più tranquillone, sento il bisogno della melodia e sono ancorato saldamente al classic e a tutto quello che gli gira intorno, con un occhio sempre ben aperto sulle radici e l'altro che comincia a guardare con interesse a tutto ciò che suona nuovo alle mie orecchie.
Siamo intorno a Natale, e significa che invece del solo cd mensile che solitamente posso permettermi, stavolta sotto l'albero ne troverò ben 3!
La lista è molto lunga, scarabocchiata a mano su un foglio di carta, ma alla fine la scelta è fatta: ci sono questi Savatage di cui leggo meraviglie che sono usciti con Dead Winter Dead, c'è Draconian Times dei Paradise Lost, che mi affascina terribilmente per il suo essere apparentemente molto distante dai miei ascolti, ma soprattutto c'è Act II: Galileo dei Time Machine, che Rock Fm sta incessantemente pubblicizzando ormai da settimane e del quale il Garavelli non fa che tessere lodi sperticate.
La scelta è fatta!
Data: 27 Gennaio 2017
Lettore CD portatile: ✔
Freddo bastardo: ✔
CD da ascoltare nel tragitto: ?
TO BELIEVE IN ME, FIRST BELIEVE IN YOURSELF
Sono pronto per affrontare il venerdì lavorativo, il più bel giorno della settimana.
Come da tradizione sono davanti alla mia collezione di dischi per scegliere la colonna sonora che mi accompagnerà durante l'ora di tragitto che mi separa dall'ufficio: un cd all'andata, uno al ritorno.
Il disco per il ritorno l'ho già scelto, è uno dei miei ultimi acquisti, gli ignorantissimi Ranger che si sposano gran bene con la gioia che accompagna l'uscita dall'ufficio il venerdì sera, ma sull'andata sono indeciso, fatico a decidermi, ciondolo senza una meta, fino a quando il mio sguardo assonnato si posa su uno scaffale quasi dimenticato e su un disco in particolare, uno che ho amato alla follia, ma che per qualche strano motivo non mi capita più di ascoltare da una vita, minimo 15 anni penso tra me e me.
Succede a volte, vuoi perchè prima la tua collezione era talmente limitata che quel disco l'hai ascoltato allo sfinimento e ti è venuto a noia, vuoi perchè nel frattempo negli anni hai accumulato talmente tanta musica che è diventato semplicemente impossibile riuscire ad ascoltare ciclicamente tutto.
E' ufficiale, stamattina si ascoltano i Time Machine. Stamattina si ascolta Act II: Galileo.
Mi avvicino alla custodia con un misto di tensione ed entusiasmo.
E se adesso lo ascolto e scopro che uno dei dischi della mia gioventù ora mi fa cacare?
In fondo ero solo un ragazzino che aveva scoperto da poco il metal, quella che all'epoca mi sembrava un'opera di assoluta grandezza come potrà suonare alle mie orecchie oggi, una marea di anni, di dischi e di vita dopo?
Mi basta prendere in mano la custodia per scoprire che la macchina del tempo non è solo il nome del gruppo, è una magia che in un istante mi riporta indietro di più di vent'anni.
Scopro che Proust aveva ragione a pacchi, che il libretto è la mia madeleine, che mi basta sfogliarne la carta riciclata di grana grossa ed annusarne l'odore per essere travolto da un bombardamento di sensazioni e ricordi: io a quattordici anni, la musica, i titoli, le parole, alla fine di una canzone so già come attacca la successiva...tutto archiviato in un cassettino della memoria, chiuso a chiave da chissà quanto tempo.
Ringrazio il fato che mi ha permesso di stringere un legame con un oggetto, se fossi nato qualche anno più tardi probabilmente mi sarebbe stato ben più difficile stabilire una connessione con un file mp3 archiviato in una cartella su un hard disk.
Realizzo con somma gioia che il disco non solo non è appassito con il tempo, ma è addirittura migliore di quanto non ricordassi, ammirevole nel suo essere fresco e personale, se penso che uscì in un periodo in cui quel fiume in piena chiamato Images & Words era clamorosamente esondato in tutta la sua potenza, generando una moltitudine di band clone.
Non i Time Machine, che alla band americana non strizzano mai l'occhio e sviluppano un percorso musicale che ora, con un bagalgio di ascolti enormemnte superiore, posso ancora riconoscere come originale.
C'è la voce talentuosa di Folco Orlandini, che si ritaglia più di un momento da assoluto protagonista, c'è un equilibrio mirabile tra tastierismo e chitarrismo, c'è un gran gusto per la melodia e tanta sapienza nell'alternare morbidezza ed aggressività, progressione e classicismo, c'è un sax che ora come allora spunta fuori quando meno te lo aspetti e ti strappa il cuore dal petto.
C'è il concept sugli ultimi anni di vita di Galileo, con le tracce più brevi che fanno da raccordo tra un episodio e l'altro, come da manuale; ci sono argomenti che ti esaltavano da ragazzino e che riletti ora sono comunque privi di ingenuità ed offrono buoni spunti e citazioni memorabili, come la travolgente Burning in the Wind e la sua denuncia a società ("They're all masters, they're all servants, they all betray each other; they always obey, politely submissive. They're all clever intellectuals, they would sell their soul for a higher rank in society") e religione ("Is religion supposed to kill the ones who just dare to disagree? Does religion kill?").
C'è la struggente I can't smile in chiusura e mi perdonerà Galileo, ma io invece ho un sorrisone stampato sul volto.
Ho appena terminato un viaggio nel tempo, ed è stato bellissimo.
Se avessi a portata di mano Lorenzo Dehò e compagni (quante risate idiote all'epoca leggendo nomi da pornoattori mancati come Joe Taccone
) li abbraccerei forte.
Non avendone la possibilità, mi limito ad entrare sul forum di metal.it e scopro con terrore e raccapriccio che o sono un pirla io (probabile), o il tasto cerca non funziona (possibile), oppure, incredibile a dirsi, non esiste un topic dedicato ai pionieri (e maggiori esponenti, insieme agli Eldritch) del prog metal italiano.
Sgorga allora il flusso di coscienza prima e di parole poi, per elaborare e cristallizzare l'attimo.
Ho lasciato volutamente un titolo generico: se parlare dei Time Machine, dei vostri viaggi nella memoria o far cadere la discussione nell'oblio decidetelo voi.
...Et così diciamo, pronuntiamo, sententiamo, dichiariamo, ordiniamo.
DeLorean: ✔
Flusso canalizzatore: ✔
1,21 gigowatt: ✔
TOC TOC TOC...APERITE!
Nel dicembre del 1995 ho 14 anni, vado in prima liceo e tra i mille problemi che inondano la vita di un adolescente riesco ad individuare un paio di urgenze che sovrastano le altre.
La prima è che nessuna ragazza sembra propensa a darmela, ma nel frattempo ho ancora tante diottrie da spendere e Baywatch, di ritorno da scuola, riesce a placare i più bassi istinti.
E, soprattutto, ho intrapreso la via del metallo da ormai più di un anno e mi trovo costantemente di fronte al dilemma di avere millemila dischi da comprare, ma solo i pochi spiccioli della paghetta settimanale in tasca.
I dischi da comprare vanno quindi scelti e ponderati con estrema attenzione ed una volta portati a casa la collezione è talmente esigua che quei pochi vengono letteralmente spolpati, imparati nota per nota, in alcuni casi so anche dire a memoria minutaggio di ogni singola canzone.
Internet e Napster sono di là da venire, i masterizzatori anche, in casa ho ancora l'amatissimo Amiga 600.
Esistono fondamentalmente tre metodi per informarsi sulle uscite musicali:
- gli amici (Hai sentito l'ultimo dei xyz? Ti faccio la cassetta!)
- le riviste
- la gloriosa Rock Fm 98.7
In quel periodo gli amici del metallo hanno intrapreso la strada della ribellione e delle canne e subiscono inevitabilmente la fascinazione del metal più estremo che li porta verso i lidi del trash, del death, del black e nel peggiore dei casi del nascente nu metal (i Korn hanno distrutto una generazione di potenziali metallari per bene), io sono più tranquillone, sento il bisogno della melodia e sono ancorato saldamente al classic e a tutto quello che gli gira intorno, con un occhio sempre ben aperto sulle radici e l'altro che comincia a guardare con interesse a tutto ciò che suona nuovo alle mie orecchie.
Siamo intorno a Natale, e significa che invece del solo cd mensile che solitamente posso permettermi, stavolta sotto l'albero ne troverò ben 3!
La lista è molto lunga, scarabocchiata a mano su un foglio di carta, ma alla fine la scelta è fatta: ci sono questi Savatage di cui leggo meraviglie che sono usciti con Dead Winter Dead, c'è Draconian Times dei Paradise Lost, che mi affascina terribilmente per il suo essere apparentemente molto distante dai miei ascolti, ma soprattutto c'è Act II: Galileo dei Time Machine, che Rock Fm sta incessantemente pubblicizzando ormai da settimane e del quale il Garavelli non fa che tessere lodi sperticate.
La scelta è fatta!
Data: 27 Gennaio 2017
Lettore CD portatile: ✔
Freddo bastardo: ✔
CD da ascoltare nel tragitto: ?
TO BELIEVE IN ME, FIRST BELIEVE IN YOURSELF
Sono pronto per affrontare il venerdì lavorativo, il più bel giorno della settimana.
Come da tradizione sono davanti alla mia collezione di dischi per scegliere la colonna sonora che mi accompagnerà durante l'ora di tragitto che mi separa dall'ufficio: un cd all'andata, uno al ritorno.
Il disco per il ritorno l'ho già scelto, è uno dei miei ultimi acquisti, gli ignorantissimi Ranger che si sposano gran bene con la gioia che accompagna l'uscita dall'ufficio il venerdì sera, ma sull'andata sono indeciso, fatico a decidermi, ciondolo senza una meta, fino a quando il mio sguardo assonnato si posa su uno scaffale quasi dimenticato e su un disco in particolare, uno che ho amato alla follia, ma che per qualche strano motivo non mi capita più di ascoltare da una vita, minimo 15 anni penso tra me e me.
Succede a volte, vuoi perchè prima la tua collezione era talmente limitata che quel disco l'hai ascoltato allo sfinimento e ti è venuto a noia, vuoi perchè nel frattempo negli anni hai accumulato talmente tanta musica che è diventato semplicemente impossibile riuscire ad ascoltare ciclicamente tutto.
E' ufficiale, stamattina si ascoltano i Time Machine. Stamattina si ascolta Act II: Galileo.
Mi avvicino alla custodia con un misto di tensione ed entusiasmo.
E se adesso lo ascolto e scopro che uno dei dischi della mia gioventù ora mi fa cacare?
In fondo ero solo un ragazzino che aveva scoperto da poco il metal, quella che all'epoca mi sembrava un'opera di assoluta grandezza come potrà suonare alle mie orecchie oggi, una marea di anni, di dischi e di vita dopo?
Mi basta prendere in mano la custodia per scoprire che la macchina del tempo non è solo il nome del gruppo, è una magia che in un istante mi riporta indietro di più di vent'anni.
Scopro che Proust aveva ragione a pacchi, che il libretto è la mia madeleine, che mi basta sfogliarne la carta riciclata di grana grossa ed annusarne l'odore per essere travolto da un bombardamento di sensazioni e ricordi: io a quattordici anni, la musica, i titoli, le parole, alla fine di una canzone so già come attacca la successiva...tutto archiviato in un cassettino della memoria, chiuso a chiave da chissà quanto tempo.
Ringrazio il fato che mi ha permesso di stringere un legame con un oggetto, se fossi nato qualche anno più tardi probabilmente mi sarebbe stato ben più difficile stabilire una connessione con un file mp3 archiviato in una cartella su un hard disk.
Realizzo con somma gioia che il disco non solo non è appassito con il tempo, ma è addirittura migliore di quanto non ricordassi, ammirevole nel suo essere fresco e personale, se penso che uscì in un periodo in cui quel fiume in piena chiamato Images & Words era clamorosamente esondato in tutta la sua potenza, generando una moltitudine di band clone.
Non i Time Machine, che alla band americana non strizzano mai l'occhio e sviluppano un percorso musicale che ora, con un bagalgio di ascolti enormemnte superiore, posso ancora riconoscere come originale.
C'è la voce talentuosa di Folco Orlandini, che si ritaglia più di un momento da assoluto protagonista, c'è un equilibrio mirabile tra tastierismo e chitarrismo, c'è un gran gusto per la melodia e tanta sapienza nell'alternare morbidezza ed aggressività, progressione e classicismo, c'è un sax che ora come allora spunta fuori quando meno te lo aspetti e ti strappa il cuore dal petto.
C'è il concept sugli ultimi anni di vita di Galileo, con le tracce più brevi che fanno da raccordo tra un episodio e l'altro, come da manuale; ci sono argomenti che ti esaltavano da ragazzino e che riletti ora sono comunque privi di ingenuità ed offrono buoni spunti e citazioni memorabili, come la travolgente Burning in the Wind e la sua denuncia a società ("They're all masters, they're all servants, they all betray each other; they always obey, politely submissive. They're all clever intellectuals, they would sell their soul for a higher rank in society") e religione ("Is religion supposed to kill the ones who just dare to disagree? Does religion kill?").
C'è la struggente I can't smile in chiusura e mi perdonerà Galileo, ma io invece ho un sorrisone stampato sul volto.
Ho appena terminato un viaggio nel tempo, ed è stato bellissimo.
Se avessi a portata di mano Lorenzo Dehò e compagni (quante risate idiote all'epoca leggendo nomi da pornoattori mancati come Joe Taccone
Non avendone la possibilità, mi limito ad entrare sul forum di metal.it e scopro con terrore e raccapriccio che o sono un pirla io (probabile), o il tasto cerca non funziona (possibile), oppure, incredibile a dirsi, non esiste un topic dedicato ai pionieri (e maggiori esponenti, insieme agli Eldritch) del prog metal italiano.
Sgorga allora il flusso di coscienza prima e di parole poi, per elaborare e cristallizzare l'attimo.
Ho lasciato volutamente un titolo generico: se parlare dei Time Machine, dei vostri viaggi nella memoria o far cadere la discussione nell'oblio decidetelo voi.
...Et così diciamo, pronuntiamo, sententiamo, dichiariamo, ordiniamo.