No, non è l'inizio di una letterina, ma un thread - nato da una futile discussione - su quello che ci sta più a cuore: il Carburante.
Pare che, però, al contrario di quanto si dice, l'aumento non è dato solo da guerre o altro (altrimenti staremmo a non so quanto), ma dal fatto che a mancare siano le raffinerie nel territorio.
Altro che tassa sugli extraprofitti..
Anche se, la speculazione c'è sempre ed è all'ordine del giorno.
“Non avete dignità, non sapete cos'è la nobiltà d'animo, non sapete cos'è la Democrazia, non sapete cos'è la Libertà, siete ancora, ed oggi, come sempre, dei poveri Comunisti!”
«Il vero problema in questo momento è la crisi delle raffinerie. In Italia abbiamo chiuso quasi tutto, quelle Russe vengono bombardate, Hormuz è chiuso. Il greggio c’è ma mancano i prodotti raffinati come il diesel. Il rischio è di arrivare a fine anno oltre i 2 euro e 50 a litro».
Non fa giri di parole Davide Tabarelli, presidente di Nomisma energia, per spiegare l’escalation dei prezzi dei carburanti.
«In un simile contesto di instabilità internazionale assume un ruolo ancora più centrale per l’Italia e per il Mezzogiorno la raffineria di Taranto. Una follia pensare di chiuderla».
Tabarelli, qual è la situazione attuale?
«I prezzi stanno salendo un po', il petrolio è a circa 93 dollari a barile; per avere dei riferimenti diciamo, però, che era arrivato a 118 ad aprile, 140 nel luglio 2008 e a 120 dollari nel marzo 2022. Quelli attuali sono valori alti, certamente, ma tutto sommato non drammatici come ci si poteva aspettare con la chiusura di Hormuz. Quello che in proporzione è alto è invece il prezzo dei carburanti: ciò che manca in questa fase è proprio la capacità di raffinazione. Ma non scordiamo che a Taranto, accanto alla tragedia Ilva, c’è una delle pochissime raffinerie rimaste in Europa e in Italia. Ed è uno stabilimento moderno, che funziona bene; potremmo parlare di un caso scolastico di ottimale funzionamento grazie all’integrazione».
Fa riferimento alla materia prima?
«Sì, la materia prima e naturale utilizzata è estratta e lavorata a pochi chilometri in Basilicata. Questo stabilimento serve non solo la Puglia, ma tutto il Sud Italia, ad esclusione della Sicilia, e compreso Napoli. Ed anche parte dell’adriatico dipende da questa raffineria. La capacità di raffinazione è ciò che manca in Europa».
La vera crisi dunque non è la difficoltà di reperire petrolio quanto i suoi derivati?
«Manca il greggio, sì, ma c’è più elasticità nel reperirlo; e mancano soprattutto i prodotti raffinati, in particolare il diesel. Il rapporto normale fra prezzo del petrolio e quello del gasolio è di circa il 30% in più della tariffa finale rispetto a quella della materia prima; adesso invece è raddoppiato, siamo sul 60%. In questo contesto la raffineria di Taranto, che tutti vorrebbero vedere chiusa, ha dei margini importanti. È stata completata nel 1974 ed è un gioiello; tiene insieme il sistema di trasporto di un paese occidentale come l’Italia che è esposto, come il resto d’Europa, a questa crisi causata dalla guerra. Inoltre molto gasolio sul mercato internazionale veniva dalla Russia».
Incide anche la crisi geopolitica europea, dunque?
«Sì, noi abbiamo fatto l’embargo nel marzo 2022; la Russia esportava però anche in Turchia e in altri Paesi, ora ha smesso di farlo perché gli bombardano le raffinerie. E i Turchi si approvvigionano da altri mercati, togliendo fette di prodotto».
Quanto vale la raffineria di Taranto?
«Lavora qualcosa come 4 milioni di tonnellate, non è una grande raffineria. Noi in Italia ne consumiamo 50 milioni di tonnellate all’anno ma rappresenta un ottimo utilizzo delle risorse italiane; le royalties inoltre non vanno allo Stato ma alla Basilica che poi però non fa molto per favorire un maggiore sfruttamento del petrolio nazionale; e noi andiamo a prenderlo dallo stretto di Hormuz. Taranto è di certo un esempio positivo. Abbiamo chiuso Livorno, Roma, Mantova, Cremona, Marghera e siamo in bilico per Falconara. Tutto l’Adriatico fino a Pescara dipende dallo stabilimento tarantino».
Si parla di gasolio a tre euro entro fine anno: è verosimile?
«Lo avevo già detto mesi fa, come lo dicono in tanti: è una crisi devastante che avrebbe già dovuto portare a prezzi molto più elevati. Il gasolio a 2 euro e 50 è un prezzo possibile già nelle prossime settimane, se il conflitto continuerà potrebbe salire oltre. Dobbiamo però prendere atto che il sistema sta funzionando, c’è più greggio in giro, le raffinerie fanno fatica ma la domanda sta già calando in Asia e dovrebbe calare anche in Europa proprio per i prezzi alti».
Quali sono gli scenari energetici? Che inverno sarà?
«Abbiamo scorte di gas molto più basse del normale, manca quello del Qatar; come lo scorso anno questo inverno le tariffe del gas e delle bollette elettriche saranno molto instabili. Già ieri era in forte salita il prezzo del gas: è arrivato ad un record che non si vedeva da due anni, 69 euro a megawattora, e continuerà a salire; questo spinge al rialzo pure quello dell’elettricità all’ingrosso e, a cascata, ci sarà qualche rialzo sulle bollette di casa. Speriamo non ci siano altri scossoni e di restare a questi livelli».
Cosa pensa dell’ipotesi avanzata dall’Europa di tassare gli extra-profitti delle compagnie petrolifere?
«Comprendo che la politica nei momenti di disperazione debba dare qualche segnale di attivismo; ma in questo caso non serve a nulla, è controproducente. Intanto, dire extra profitti è come dire che sono ingiusti e se così fosse devono intervenire le autorità di regolazione e vigilanza come l’anti trust; invece si tratta di profitti alti perché manca capacità di raffinazione. Occorre dare un segnale al contrario per stimolare gli investimenti. Quando il conflitto finirà non si parlerà più di capacità raffinazione per decenni, fino ad una nuova crisi».
“Non avete dignità, non sapete cos'è la nobiltà d'animo, non sapete cos'è la Democrazia, non sapete cos'è la Libertà, siete ancora, ed oggi, come sempre, dei poveri Comunisti!”
“Non avete dignità, non sapete cos'è la nobiltà d'animo, non sapete cos'è la Democrazia, non sapete cos'è la Libertà, siete ancora, ed oggi, come sempre, dei poveri Comunisti!”
AntonioC. ha scritto: ↑28 agosto 2026 09:46
Io ho la soluzione: camminate a piedi oppure prendete i mezzi pubblici
Ma infatti è quello che faccio.
E' che a Genova il trasporto pubblico è a bagno, ancora non ho capito se per colpa del grande manager Bucci o del volto della nuova sinistra Silvia Salis.
"Gli iraniani (il 90 % almeno) imploravano che l'America e Israele li bombardasse per essere liberati dal regime"
Nel rotondo crocicchio, sei donzelle ballano. Tre di carne e tre d’argento. I sogni di un tempo le cercano, ma le tiene avvinghiate un Polifemo d’oro. Cosa sono? https://fusionandoblog.wordpress.com/
Comunque, sì, il vero motivo è quello. Che poi: puoi andare a piedi quanto vuoi, ma la merce che viaggia "su gomma" (l'80%) la pagheremo di più uguale.
“Non avete dignità, non sapete cos'è la nobiltà d'animo, non sapete cos'è la Democrazia, non sapete cos'è la Libertà, siete ancora, ed oggi, come sempre, dei poveri Comunisti!”
Nel rotondo crocicchio, sei donzelle ballano. Tre di carne e tre d’argento. I sogni di un tempo le cercano, ma le tiene avvinghiate un Polifemo d’oro. Cosa sono? https://fusionandoblog.wordpress.com/