Allora, proverò a fare l'avvocato del diavolo:
1. A quanto ho capito, una dieta ESCLUSIVAMENTE a base di verdure e affini (e quindi vegana) può fornire al nostro corpo tutte le proteine necessarie, potendo quindi potenzialmente sostituire in toto il consumo di carne. Ovviamente, essendo le proteine di origine animale di qualità superiore, occorre a quanto ho capito una alimentazione mirata, nella quale vanno consumate specifiche combinazioni di cereali e legumi. Senza contare i comprovati danni che il consumo di carne eccessivo può portare al nostreo organismo (malattie cardiache, cancro del colon ecc...)
2. I dati che ho spulciato, premesso che non so fino a che punto siano attendibili, mettono in luce come l'allevamento intensivo di carne da macello consumi il 70% dell'acqua potabile, il 43% della produzione mondale di cereali e fino al 75% della produzione di soia. Inoltre,secondo un rapporto del dipartimento dell'agricoltura (USDA) degli Stati Uniti, viene ricavato solamente un chilo di carne bovina da sedici chili di grano.Si può quindi affermare che il ricavato di cereali ,verdure, e fagioli può nutrire un numero di persone venti volte maggiore di quello necessario per la produzione di carne." Se invece i terreni coltivabili disponibili della terra venissero usati principalmente per la produzione di alimenti vegetali il nostro pianeta potrebbe facilmente sopperire al fabbisogno di una popolazione di circa 20 miliardi di abitanti" (cit.)
3.Distruzione della foresta amazzonica in diretta relazione con l'espansione dell'allevamento bovino (pare che il 79,5% delle aree recentemente deforestate in Amazzonia è stato destinato al pascolo); uso degli antibiotici negli animali; emissione di CO2 ed effetto serra; e così via. Ricordo un bel servizio di report sull'argomento (
http://www.youtube.com/watch?v=pcIT0UBKNDg)
4. Argomento molto complesso: mi limito a citare le idee di Peter Singer (con le quali, premetto, non mi trovo d'accordo)
Le sue tesi derivano principalmente da 4 premesse:
1. Il dolore, inteso come qualsiasi tipo di sofferenza fisica o psicologica, è negativo a prescindere da chi lo provi.
2. La specie umana non è l'unica in grado di provare sofferenza o dolore. Ed è innegabile che ciò succede anche a tutti animali di specie non umana, molti dei quali sono in grado di provare anche forme di sofferenza che vanno al di là di quella fisica (l’angoscia di una madre separata dai suoi piccoli, la noia dell’essere rinchiusi in una gabbia senza aver nulla da fare). È proprio questo che ci rende uguali agli animali non-umani e che porta a ritenere la sperimentazione scientifica sugli animali e il consumo di carne atti ingiustificabili, dettati unicamente dalla nostra concezione specista, profondamente radicata nella civiltà occidentale odierna.
3. Nel soppesare la gravità dell’atto di togliere una vita, bisogna prescindere da specie, razza e sesso, ma guardare ad altre caratteristiche dell’essere che verrebbe ucciso, come il suo desiderio di continuare o meno a vivere, la qualità della vita che sarebbe in grado di condurre, ecc.
4. Tutti noi non siamo responsabili solo di quello che facciamo, ma anche di quello che avremmo potuto impedire o che abbiamo deciso di non fare.
(fonte:
http://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Singer)
Insomma, pare che l'unica "difesa" per un consumatore di carne sia: la carne mi piace. Punto.
Tuttavua, la cosa che mi va realmente vorticare le palle è che i vegani/vegetariani e compagnia bella avrebbero delle solide motivazioni razionali a sostegno della loro causa, ma non sono in grado di utilizzarle: preferiscono fare leva sull'aspetto emotivo , e quindi soggettivo. Personalmente, vedere sventrare un maiale nonmi fa fa nessun effetto, forse perchè ho una cultura contadina e vedevo sventrare conigli già in tenera età, ma posso capire che persone particolarmente sensibili provino disgusto di fronte a simili visioni.Ma nessuno mi convincerà mai a diventare vegano faccio leva su questo aspetto...inoltre, queste persone sono le stesse che di fronte alla sofferenza di un membro della propria specie fanno spallucce, e ciò mi fa pensare che, come dice Erotico, sia solo una questione di opportunismo, dato che difendere la dignità morale della scrofa è più semplice che sbattersi per perorare la causa del negretto denutrito. Inoltre, non trovo nemmeno moralmente disdicevole uccidere un essere vivente per cibarsene, alla faccia delle accuse di specismo di Singer, dato che la "moralità" di un azione non va ricercata solo nel gesto stesso (in questo caso, quello di uccidere) ma nelle motivazioni e intenzioni. Se non c'è crudeltà, se all'animale vengono risparmiate sofferenze inutili, non vedo dove stia il problema.