Le etichette discografiche
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Le etichette discografiche
L'altro giorno mi è tornata in mente una intervista a Digby Pearson in cui parlava dei primi anni della Earache -> lancio la discussione sulle etichette discografiche.
La musica è un business dai tempi di... boh... tempi antichi, forse il settecento, forse i romani/greci. L'arte è una materia che si lega benissimo con gli affari, anzi senza il lato economico non girerebbe e pure gli artisti non avrebbero stimoli.
Vabbè prendiamola dai tempi recenti: le etichette, amate/odiate, di mestiere vendono i dischi; c'è chi fa questo mestiere bene (vende tanti dischi) e chi male, c'è chi lo fa con attenzione alla qualità della musica e chi vende dischi ma potrebbero essere anche surgelati; chi impone gli ascolti, chi li subisce.
In questo momento (dagli anni '70?) la musica si produce in serie e si vende alle masse, ma come in tutti i mercati ci sono aziende che vendono grandi quantità di merda e quelle che no.
Parliamo delle etichette che ci sono piaciute o che ci hanno fatto schifo, discutiamo delle loro scelte; non solo Metal, non solo "indipendenti" (una etichetta che mi è sempre piaciuta è la Island) credo che nessuno abbia voglia di parlare di Sony/Columbia o Warner Bros ma, se avete da dirne, ditene.
L'intervista a Digby: diceva una cosa tipo che all'inizio faceva tutto lui, tutte le telefonate, i giri, e che uno dei problemi storici dell'etichetta era proprio questo. Diceva che i Napalm Death e simili non voleva produrli nessuno. Penso sia vero, penso che la scena grind sia nata grazie ai gruppi e grazie a Digby (fifty-fifty).
La musica è un business dai tempi di... boh... tempi antichi, forse il settecento, forse i romani/greci. L'arte è una materia che si lega benissimo con gli affari, anzi senza il lato economico non girerebbe e pure gli artisti non avrebbero stimoli.
Vabbè prendiamola dai tempi recenti: le etichette, amate/odiate, di mestiere vendono i dischi; c'è chi fa questo mestiere bene (vende tanti dischi) e chi male, c'è chi lo fa con attenzione alla qualità della musica e chi vende dischi ma potrebbero essere anche surgelati; chi impone gli ascolti, chi li subisce.
In questo momento (dagli anni '70?) la musica si produce in serie e si vende alle masse, ma come in tutti i mercati ci sono aziende che vendono grandi quantità di merda e quelle che no.
Parliamo delle etichette che ci sono piaciute o che ci hanno fatto schifo, discutiamo delle loro scelte; non solo Metal, non solo "indipendenti" (una etichetta che mi è sempre piaciuta è la Island) credo che nessuno abbia voglia di parlare di Sony/Columbia o Warner Bros ma, se avete da dirne, ditene.
L'intervista a Digby: diceva una cosa tipo che all'inizio faceva tutto lui, tutte le telefonate, i giri, e che uno dei problemi storici dell'etichetta era proprio questo. Diceva che i Napalm Death e simili non voleva produrli nessuno. Penso sia vero, penso che la scena grind sia nata grazie ai gruppi e grazie a Digby (fifty-fifty).
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Re: Le etichette discografiche
Al 99% se un gruppo da retta agli "esperti" dell'etichetta fa un flop assicurato, prendiamo ad esempio i Savatage, l'etichetta li voleva più appetibili e gli ha fatto registare "Fight For The Rock", un disco che non ha bisogno di commenti, oppure tanti altri gruppi costretti a snaturarsi perchè l'etichetta li voleva in un nuovo mercato al passo con i tempi. Senza contare le clamorose cantonate che spessissimo hanno preso, quella che storicamente resta la più grande "genialata" da parte di un'etichetta discografica, fu quella della Decca nel 61 che scartò i Beatles dopo il provino con la motivazione che i gruppi chitarristici erano destinati a scomparire nel giro di pochissimo tempo, un genio visionario
Oppure altre perle, Bohemian Rhapsody non funzionerà mai come singolo, nessuno lo trasmetterà, bisogna tagliare tutta la parte operistica, meno male che che i Queen si impuntarono, stessa cosa accadde per i Led Zeppelin con Stairway to Heaven che alla label faceva schifo
Oppure altre perle, Bohemian Rhapsody non funzionerà mai come singolo, nessuno lo trasmetterà, bisogna tagliare tutta la parte operistica, meno male che che i Queen si impuntarono, stessa cosa accadde per i Led Zeppelin con Stairway to Heaven che alla label faceva schifo
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Vabbè Ravy col senno di poi sono bravi tutti.
Partiamo dall'assunto che questa gente di mestiere cerca di venderli i dischi, non di rimediare figuracce. E' pieno di controesempi, di artisti che non volevano che uscisse un certo pezzo come singolo perché non gli piaceva, ma la label ha insistito e ha avuto ragione.
Partiamo dall'assunto che questa gente di mestiere cerca di venderli i dischi, non di rimediare figuracce. E' pieno di controesempi, di artisti che non volevano che uscisse un certo pezzo come singolo perché non gli piaceva, ma la label ha insistito e ha avuto ragione.
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Re: Le etichette discografiche
Diciamo che questi puntano sul guadagno che sul valore artistico dei prodotti, cioè tagliare Bohemian Rhapsody o Stairway to Heaven, perchè per le menti bacate dell'epoca un singolo doveva durare al massimo 3 minuti, è come tagliare La Gioconda perche non entra nella cornice. Con Light My Fire dei Doors l'hanno fatto e infatti la versione singolo ha tagliato tutto l'assolo di organo, un eresia. Pensa quel pirla che ha scartato i Beatles preferendo ingaggiare Brian Poole And The Tremeloes quante capocciate a dato al muro 
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Re: Le etichette discografiche
inside out. un etichetta della madonna!
Lasciamo perdere il discorso "snaturare" che tanto è un discorso complicato che è difficile da comprendere ai non artisti. Il più delle volte chi dice che l'etichetta li ha voluti snaturare è un coglione.
Lasciamo perdere il discorso "snaturare" che tanto è un discorso complicato che è difficile da comprendere ai non artisti. Il più delle volte chi dice che l'etichetta li ha voluti snaturare è un coglione.
"Art for art's sake"
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12 Gennaio 2013, i Maya non ci hanno capito un cazzo. [cit. Erotico]
...perchè la musica è agonismo!!! [cit. Franzi]
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Re: Le etichette discografiche
Guarda i Savatage con "Fight For The Rock"
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Di Inside Out mi ricordo che a inizi 2000 uscirono con delle confezioni tipo libretto che per me erano da bava (il primo degli OSI).
Però è una etichetta che non ho mai seguito, so solo che tratta di musica segaiola
Devo scavare nella memoria e ritrovare una etichetta: ricordo solo che volevano che il gruppo continuasse nonostante gli scarsi risultati di vendite, ma quelli avevano deciso di smettere.
Avanti con le vostre cosiderazioni! Sairo parlaci della Inside Out!
Però è una etichetta che non ho mai seguito, so solo che tratta di musica segaiola
Devo scavare nella memoria e ritrovare una etichetta: ricordo solo che volevano che il gruppo continuasse nonostante gli scarsi risultati di vendite, ma quelli avevano deciso di smettere.
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Re: Le etichette discografiche
è riferito a me sto mess?Ravenheart ha scritto:Guarda i Savatage con "Fight For The Rock"
@cotlod: ora non posso sto di corsa, poi parlo!
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Re: Le etichette discografiche
La inside out è l'etichetta tramite la quale mi sono fatto strada nel prog "fighetto". Erano gli ultimi anni 90 quando ho scoperto i Dream Theater, e ho avuto la fortuna di assistere all'uscita di disconnected e burn the sun, 2 dischi che mi hanno cambiato la vita musicale.
La Inside out ha prodotto la metà degli artisti con cui mi sono formato (ayreon, fates warning, pain of salvation, deadsoul tribe, siege's even, symphony x) ma anche tanti gruppi che ho ascoltato tantissimo, pur non essendo così importanti (enchant, leprous, shadow gallery, spock's beard, planet x, pure reason revolution, slavior, vanden plas).
Inoltre aveva il pregio di far uscire i dischi con dei digipack bellissimi...
Da musicista, se potessi esprimere un desiderio, proprio per l'ambiente che si respira guardando la musica che fanno uscire, vorrei essere sotto inside out
La Inside out ha prodotto la metà degli artisti con cui mi sono formato (ayreon, fates warning, pain of salvation, deadsoul tribe, siege's even, symphony x) ma anche tanti gruppi che ho ascoltato tantissimo, pur non essendo così importanti (enchant, leprous, shadow gallery, spock's beard, planet x, pure reason revolution, slavior, vanden plas).
Inoltre aveva il pregio di far uscire i dischi con dei digipack bellissimi...
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Re: Le etichette discografiche
sub pop, per l'improtanza che ha avuto negli anni 90 nel rock alternativo americano.
inside out pure importantissima nel prog.
poi, io c'ho una memoria di merda, vediamo se tirate fuori qualcosa voi!
inside out pure importantissima nel prog.
poi, io c'ho una memoria di merda, vediamo se tirate fuori qualcosa voi!
l'appia ha crashato.
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Re: Le etichette discografiche
Boh, posso dire che odio la cazzo di nuclear blast e sono molto affezionato alla Music For Nations.
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Re: Le etichette discografiche
In Italia, fa un gran lavoro la Frontiers, che è vero che spesso è accusata di creare progetti a tavolino commissionandoli ad artisti vari, però ha sempre release di grande qualità e tra l'altro ha rilanciato svariati gruppi meritevoli di cui si erano perse le tracce.
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Re: Le etichette discografiche
Deathlike Silence e Moonfog
Per un blackster che si rispetti significano tantissimo.
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Re: Le etichette discografiche
Ho appena visto su metal-archives che la Moonfog ha chiuso, non lo sapevo!
Cosa ne dite della Black Mark? Non ho mai ascoltato un disco Black Mark che fosse meno che bello. Magari le fetecchie le hanno prodotte anche loro, ma per quanto ne so io rimane l'etichetta infallibile
Cosa ne dite della Black Mark? Non ho mai ascoltato un disco Black Mark che fosse meno che bello. Magari le fetecchie le hanno prodotte anche loro, ma per quanto ne so io rimane l'etichetta infallibile
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Re: Le etichette discografiche
Sante parole.Corpsegrinder ha scritto:Deathlike Silence e Moonfog
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Comunque ho notato che da qualche tempo è quasi un obbligo scagliarsi contro la Nuclear Blast (e gran parte dei motivi addotti non sono certo sbagliati, dato che l'etichetta in argomento è la principale responsabile della "plastificazione" dell'attuale scena metal).
Un po' troppo spesso si dimentica, però, che la NB è solo quella vera e propria major dell'underground affermatasi con l'esplosione degli Hammerfall.
Nel suo catalogo ci sono (fra gli altri) dischi del calibro di:
***apro wikipedia***
- "Destroy Erase Improve", "Contradictions Collapse", "Nothing" ed "ObZen" dei Meshuggah;
- "Like an Ever Flowing Stream", "Indecent & Obscene", "Death Metal" dei Dismember;
- "Enthrone Darkness Triumphant" dei Dimmu Borgir;
- "Folkémon" degli Skyclad;
- "The Fourth Dimension" ed "Abducted" degli Hypocrisy;
- "Hate" dei Sinister
- "Imperial Doom" dei Monstrosity;
- "insanity" dei Darkane;
- "The Jester Race" degli In Flames;
- "Lepaca Kliffoth" dei Therion;
- "Sons of Northern Darkness" degli Immortal;
- "The Sound of Perseverance" dei Death;
- "Sinister Slaughter" dei Macabre;
- "Tempo of the Damned" degli Exodus;
***chiudo Wikipedia***
Mo proprio stronzi non mi sembrano...
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Re: Le etichette discografiche
ha ragione Franzi. ad inzio anni 90 la NB è stata fra le artefici dell'esplosione del death metal europeo. lei e la Earache meritano tutto il mio ringraziamento (il mio portafogli meno)
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Re: Le etichette discografiche
ci aggiungerei anche la No Fashion Records, praticamente il black svedese dei bei tempi che furono passa tutto da lìCorpsegrinder ha scritto:Deathlike Silence e Moonfog
Per un blackster che si rispetti significano tantissimo.
un'altra label a cui sono particolarmente legato era l'Avantgarde di Mammarella, non so neanche se esista ancora
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og kutt dem ned.[/b]
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Re: Le etichette discografiche
Va be', mi sembrava ovvio di fare riferimento all'etichetta nei tempi più recenti, l'etichetta dell' "arraffo tutto io e spremo finchè posso", per non parlare del "suono" dell'etichetta.FranziHWQ ha scritto:Mo proprio stronzi non mi sembrano...
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Re: Le etichette discografiche
l'Avantgarde esite ancora, il buon Roberto è ancora in attività.vanadis ha scritto:ci aggiungerei anche la No Fashion Records, praticamente il black svedese dei bei tempi che furono passa tutto da lìCorpsegrinder ha scritto:Deathlike Silence e Moonfog
Per un blackster che si rispetti significano tantissimo.
un'altra label a cui sono particolarmente legato era l'Avantgarde di Mammarella, non so neanche se esista ancora
le cose migliori dei Behemoth le ha prodotte lui.
La No Fashion...l'avevo dimenticata! E' rimasta in circolazione poco ma quello che ha lanciato è di valore assoluto! Dissection rulez!
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Re: Le etichette discografiche
Estremo: Earache e Relapse/Release
Alternativo: Nothing/Interscope
Elettronica: Cold Meat Industry
Folk: Prophecy Productions
Italia: Code666, Eibon Music, Old Europa Cafè
Chiudete pure il topic, please.
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Re:
Aspetta un secondo.Cotlod ha scritto:Vabbè ma Deathlike Silence ha fatto uscire meno di dieci dischi, con distribuzione tipo volantino a mani, non penso che si possa dire una etichetta importante.
Lo sono stati i Mayhem, senza dubbio, e Burzum e gli Abruptum. L'etichetta è stata un disastro.
***apro wikipedia****
Anti-Mosh 001: Merciless - The Awakening - (1989)
Anti-Mosh 002: Burzum - Burzum - (1992)
Anti-Mosh 003: Mayhem - Deathcrush EP - (1993) (Ristampa dell'originale Deathcrush EP del 1987)
Anti-Mosh 004: Abruptum - Obscuritatem Advoco Amplectére Me - (1993)
Anti-Mosh 005: Burzum - Aske - (1993)
Anti-Mosh 006: Mayhem - De Mysteriis Dom Sathanas - (1994)
Anti-Mosh 007: Sigh - Scorn Defeat - (1993)
Anti-Mosh 008: Enslaved - Vikingligr Veldi - (1994)
Anti-Mosh 009: Abruptum - In Umbra Malitiae Ambulabo, In Aeternum In Triumpho Tenebraum - (1994)
***chiudo wikipedia***
per quanto mi riguarda con nove produzioni si è rivelata un'etichetta più influente di altre con un catalogo 10 volte superiore.
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Re: Le etichette discografiche
Ci provo
Earache e Relapse/Release
In ambito estremo hanno fatto uscire secondo em il 90% dei capolavori del genere. La Earache prima e la Relapse, quest'ultima datasi anche all'elettronica/industrial con la Release (Merzbow, Dissecting Table, Megaptera, Halo, ect.).
Nothing/Interscope
L'etichetta di Trent Reznor. Da Marilyn Manson ai Nine Inch Nails, Aphex Twin, Ensturzende Neubaten, Primus, Helmet, ect.
Cold Meat Industry
Hanno creato un suono.
Prophecy Productions
Alcest, Les Discrets, Arctic Plateau, Lantlos, Empiryium, ect.
Code666, Eibon Music, Old Europa Cafè
Tonnellate di progetti per intenditori, musiac staran che a capirla saremmo in tre. Ma cmq etichette che difficilmente sbagliano un colpo.
Earache e Relapse/Release
In ambito estremo hanno fatto uscire secondo em il 90% dei capolavori del genere. La Earache prima e la Relapse, quest'ultima datasi anche all'elettronica/industrial con la Release (Merzbow, Dissecting Table, Megaptera, Halo, ect.).
Nothing/Interscope
L'etichetta di Trent Reznor. Da Marilyn Manson ai Nine Inch Nails, Aphex Twin, Ensturzende Neubaten, Primus, Helmet, ect.
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Alcest, Les Discrets, Arctic Plateau, Lantlos, Empiryium, ect.
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Re: Le etichette discografiche
quoto sairus sulla inside out.
ultimamente la k-scope sta facendo uscire tanta bella roba
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Re: Le etichette discografiche
Mmm etichette che mi sono piaciute... Direi la Deathlike Silence, la No Fashion, la Moonfog e la Osmose per quanto riguarda il black; la Roadrunner, la Earache, la Relapse e la Megaforce per il death ed il thrash, l'American Recordings e la Evilive per i Danzig (il mio gruppo preferito).
Nell'ambito italiano la Scarlet.
Nell'ambito italiano la Scarlet.
(...) Chi dice che le fiabe si raccontano ai poppanti non ha tenuto conto di milioni di votanti. (...)
(Punkreas - Tutti In Pista)
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Re: Le etichette discografiche
direi che la Pulverised di Singapore negli ultimi anni ha sfornato diverse band valide in ambito death e black
citerei anche la fallimentare Noise che comunque ha sfornato l'intera discografia dei Coroner
citerei anche la fallimentare Noise che comunque ha sfornato l'intera discografia dei Coroner
"Chili di silenzio sulla nostra pena, grande regina dell'incubo che verrà."
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Re: Le etichette discografiche
Gama / Scratch / Tales of thrash e tutte le altre sottoetichette...
My God, this album is so fucking atrocious. It's the equivalent of shitting on the ceiling. Sure, it's different, and takes some effort, but in the end, it's just shit all the same.
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Re: Le etichette discografiche
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Re: Le etichette discografiche
Metto qui, in questa fortunatissima discussione, anche per (spero) ravvivare un discorso che mi interessa: la scena non la fanno solo i gruppi con i loro dischi, ma anche chi gli ha permesso di farsi conoscere e ha incoraggiato, guidato, corrretto, la loro espressione artistica.
Paul "Hammy" Halmshaw, fondatore a inizio anni'80 della Peaceville Records, sta male.
Durante il lockdown gli è stato diagnosticato un difetto congenito (cardiomiopatia) che di fatto lo ha ridotto ad un malato terminale e con un grave handicap: cammina con difficoltà, non può più fare le scale e ha iniziato una campagna di crowdfunding, per sovvenzionare delle modifiche al posto in cui vive (mettere bagno e camera da letto al piano terra, anziché al piano di sopra).
La cosa triste è che questo signore è responasabile di aver diffuso la musica di
Autopsy
Darkthrone
My Dying Bride
Anathema
Opeth
Katatonia
Paradise Lost
non proprio gli ultimo stronzi del panomara musicale.
L'etichetta che ha fondato, nata come "tape label" si è inizialmente dedicata alla produzione di band anarco-punk, crust punk, hardcore punk. Verso la fine degli anni '80 ha allargato il proprio roster a band metal, di fatto facendo da culla alla scena nascente del doom death inglese.
Nel '90 ha creduto in una band di ragazzini dal paesello norvegese, facendogli registrare il disco di debutto. Quando i ragazzini si presentarono l'anno dopo con il master di A Blaze in the Northern Sky, il Signor Hammy gli disse che era il caso di riregistrarlo, o almeno ri-mixarlo. Al loro rifiuto di scendere a compromessi, e dopo varie telefonate incazzate con Fenriz, si decide a pubblicarlo così come era: il primo disco pubblicato di una scena che è diventata leggenda.
Qualche anno fa a scritto un libro sulla sua Peaceville (che nel frattempo ha lasciato) e su quegli anni. Qualcuno lo ha letto per caso?
Paul "Hammy" Halmshaw, fondatore a inizio anni'80 della Peaceville Records, sta male.
Durante il lockdown gli è stato diagnosticato un difetto congenito (cardiomiopatia) che di fatto lo ha ridotto ad un malato terminale e con un grave handicap: cammina con difficoltà, non può più fare le scale e ha iniziato una campagna di crowdfunding, per sovvenzionare delle modifiche al posto in cui vive (mettere bagno e camera da letto al piano terra, anziché al piano di sopra).
La cosa triste è che questo signore è responasabile di aver diffuso la musica di
Autopsy
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Katatonia
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non proprio gli ultimo stronzi del panomara musicale.
L'etichetta che ha fondato, nata come "tape label" si è inizialmente dedicata alla produzione di band anarco-punk, crust punk, hardcore punk. Verso la fine degli anni '80 ha allargato il proprio roster a band metal, di fatto facendo da culla alla scena nascente del doom death inglese.
Nel '90 ha creduto in una band di ragazzini dal paesello norvegese, facendogli registrare il disco di debutto. Quando i ragazzini si presentarono l'anno dopo con il master di A Blaze in the Northern Sky, il Signor Hammy gli disse che era il caso di riregistrarlo, o almeno ri-mixarlo. Al loro rifiuto di scendere a compromessi, e dopo varie telefonate incazzate con Fenriz, si decide a pubblicarlo così come era: il primo disco pubblicato di una scena che è diventata leggenda.
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Re: Le etichette discografiche
Ma è una mia impressione o i gruppi che passano alla Nuclear Blast finiscono tutti per produrre dischi polpettoni di 70 minuti masterizzati a volumi altissimi? Epica, il secondo dei Twilight Force, Avantasia, Nightwish...
Coincidenze è un po' ci mettono del loro su questi punti?
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- bomber_zee
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Re: Le etichette discografiche
le etichette della mia gioventu sono
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Re: Le etichette discografiche
e Under One Flag, Metal Blade, Roadrunner, Black Dragon no?bomber_zee ha scritto: ↑5 luglio 2021 23:54 le etichette della mia gioventu sono
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Re: Le etichette discografiche
penso l'etichetta influenzi tantissimo. come quando senti un brano di un gruppo hard rock/aor e dici "ah, questi son frontiers" e ci azzecchi il 99% delle volte.SimonFenix ha scritto: ↑5 luglio 2021 22:48 Ma è una mia impressione o i gruppi che passano alla Nuclear Blast finiscono tutti per produrre dischi polpettoni di 70 minuti masterizzati a volumi altissimi? Epica, il secondo dei Twilight Force, Avantasia, Nightwish...
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Re: Le etichette discografiche
Under one flag grave dimenticanza , chiedo venia.None ha scritto: ↑6 luglio 2021 09:40e Under One Flag, Metal Blade, Roadrunner, Black Dragon no?bomber_zee ha scritto: ↑5 luglio 2021 23:54 le etichette della mia gioventu sono
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Roadrunner e metal blade (sopratutto)le colloco più avanti nel tempo ,black Dragon mai sentita
P.S. ho un paio di dischi marcati Neat
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Re: Le etichette discografiche
sei perdonato solo se non ti piace il debutto dei Candlemass (e quindi buona parte dell'epic doom oggi dominante)
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Re: Le etichette discografiche
Uh, la shrapnel! quanti segaioli ci sono usciti da quell'etichetta! 
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Re: Le etichette discografiche
Grande Baky! Ahhhh la Shrapnel, che goduria!
Il fenomeno shred, croce e delizia degli anni '80, è stato creato da Mark Varney molto più che dai chitarristi che lui ha prodotto.
Lui ha avuto la visione di un mondo dominato da frullatori di note, lui a permesso a una generazioni di minipimer di registrare ore di esercizi sterili a mille bpm: un visionario, altro che.
Cacophony
Marty Friedman
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George Lynch
Joey Tafolla
John Norum
Racer X
Steeler
Tony MacAlpine
Vinnie Moore
"Nel 1981, un amico diede a Mike Varney una cassetta con alcune incisioni del chitarrista svedese Yngwie Malmsteen, all'epoca diciassettenne..."
C'è una intervista di Paolo Gilberto dove racconta quando entro in contatto con Varney, e che quest'ultimo era perplesso se metterlo sotto contratto vista la sua età (15 anni!!).
Il fenomeno shred, croce e delizia degli anni '80, è stato creato da Mark Varney molto più che dai chitarristi che lui ha prodotto.
Lui ha avuto la visione di un mondo dominato da frullatori di note, lui a permesso a una generazioni di minipimer di registrare ore di esercizi sterili a mille bpm: un visionario, altro che.
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"Nel 1981, un amico diede a Mike Varney una cassetta con alcune incisioni del chitarrista svedese Yngwie Malmsteen, all'epoca diciassettenne..."
C'è una intervista di Paolo Gilberto dove racconta quando entro in contatto con Varney, e che quest'ultimo era perplesso se metterlo sotto contratto vista la sua età (15 anni!!).
"C'era una vorta tutto quer che c'era..."