Non sono d'accordo.Heartagram ha scritto: L'episodio descritto dal Graz si pone in un quadro di declino generalizzato della città di Roma e del decoro della stessa che tocca tutti, trasversalmente. E' vero anche quello che diceva Ennio, e cioè che la situazione ovviamente cambia da quartiere a quartiere. Io più che dare la colpa al rom o all'extracomunitario -che in una grande capitale ci sono (fatta eccezione per i rimpatri coatti in Francia, che sono deprecabili) darei appunto la colpa a questa anarchia generalizzata che vige a Roma per cui ognuno fa il proprio comodo a scapito della collettività (perché appunto un senso di collettività e di bene comune/condiviso non esiste). Esempio stupido: a me capitava spesso di mettermi in coda e prendere il numero, magari per una prestazione sanitaria o al caf, e di vedere gente che pretendeva di passarmi avanti perché aveva il numero precedente al mio, ma nel frattempo era andata a fare la spesa o a farsi i comodi suoi ed era tornato/a dopo 2 ore. E noi che aspettiamo in saletta (stranieri inclusi!) cosa siamo, cretini? Cose così, che poi puntualmente sfociano in discussioni e incidono sulla qualità di vita delle persone. Purtroppo in un quadro del genere credo che le regole menzionate da Gino siano necessarie. Per esempio sui treni in Svizzera è vietato avere conversationi ad alta voce al cellulare (ci sono vagoni appositi), e se lo fai vieni multato. L'altro problema è che Roma non spende nulla in politiche di integrazione (corsi di italiano per stranieri, corsi di cultura italiana, di inserimento professionale ecc).
Se andate a vedere l'ospedale Forlanini, che poi fa parte dello stesso San Camillo, crolla letteralmente a pezzi. E' una struttura da terzo mondo (e i romani sono tra quelli con la pressione fiscale più alta in Italia).
http://www.repubblica.it/cronaca/2014/0 ... -79919654/
Ci abbiamo buttato il sangue nelle politiche di integrazione, a tutti i livelli.
Prima capiremo che questi arrivano qui senza alcuna intenzione di integrarsi, anzi fare i loro porci comodi, e prima potremo porvi rimedio.
Aggiungo, in questioni di immigrazioni in tanti ci mangiano. E a farne le spese siamo sempre i soliti, noi cittadini.
Quando ci fu l'emergenza rivolte in nordafrica, la Tunisia ci chiedeva 3000 euro per ogni tunisino che rimpatriavamo, con un aut aut così odioso da buttargli un'atomica.
E vogliamo parlare dei cosiddetti RPV, alias rimpatri volontari assistiti?
Se volete ve lo spiego, però preparate il vostro fegato.