Neanche io sono mai riuscito a vederlo dal vivo.
E, ad essere sincero, ho ancora tanto da studiare e fare mio della discografia dei Rush.
Ma Peart in particolare, è una figura che mi ha sempre affascinato per il vissuto lasciato trasparire e per la passione dedicata.
Personalità rara, esempio notevole.
Notizia scioccante, se ne va un maestro di tecnica e paroliere superlativo.
Qualche giorno fa se ne era riparlato di Neil, perchè un sito sudamericano, con una specie di pesce d'aprile, aveva annunciato Portnoy come nuovo batterista dei Rush.
Ebbi la fortuna di vederli a Milano (al Palamazda, ex Palatrussardi) nel 2004.
Li conoscevo ancora relativamente "poco" ma lo ricordo come un evento straordinario.
L'ho appena letto, bruttissima notizia. Se ne è andato un Artista unico, grandissimo batterista e paroliere in una band che definire seminale è dire niente.
Peccato non averli mai visti dal vivo...
Mi vado a risentire 2112...
Quando leggo queste notizie (oramai ci siamo abituati) penso più che al personaggio,al quale si può nutrire un forte sentimento al di là della presunta retorica (non credo alla retorica
dell'intimo), a come questo male oramai quotidiano non risparmi tanta gente,indifferentemente.
Sembra una specie di estrazione del lotto che prende a caso con la sua regolare cadenza temporale.
Per la tanta gente che ci convive va il mio pensiero. Quando vengo a conoscere di una persona che se ne va (qualunque,anche che non conosco,famosa o non)soprattutto giovane,il mio pensiero con le paure e le speranze va alla persona più vicina.
Ogni giorno che passa è un dono della vita,il più bello e il resto non conta nulla,è tutto in secondo piano. E poi aspetti domani in ogni suo secondo,minuto e ora..
È un mondo di merda.
Ci vorrebbe solo e tanto amore,ma dovremmo ricordarlo sempre. Non solo nei momenti tristi o un po' bui che ce lo ricordano.
Scusate lo sfogo.
Quando leggo queste notizie (oramai ci siamo abituati) penso più che al personaggio,al quale si può nutrire un forte sentimento al di là della presunta retorica (non credo alla retorica
dell'intimo), a come questo male oramai quotidiano non risparmi tanta gente,indifferentemente.
Sembra una specie di estrazione del lotto che prende a caso con la sua regolare cadenza temporale.
Per la tanta gente che ci convive va il mio pensiero. Quando vengo a conoscere di una persona che se ne va (qualunque,anche che non conosco,famosa o non)soprattutto giovane,il mio pensiero con le paure e le speranze va alla persona più vicina.
Ogni giorno che passa è un dono della vita,il più bello e il resto non conta nulla,è tutto in secondo piano. E poi aspetti domani in ogni suo secondo,minuto e ora..
È un mondo di merda.
Ci vorrebbe solo e tanto amore,ma dovremmo ricordarlo sempre. Non solo nei momenti tristi o un po' bui che ce lo ricordano.
Scusate lo sfogo.
mio padre lo diceva 30 anni fa
e io lo ripeto tutti i giorni
Probabilmente gli devo il genere di batterismo che prediligo, per tutto quello che è scaturito dalle sue scintille iniziali. Quindi, probabilmente, gli devo il fatto di suonare la batteria. Tutti i miei idoli sono suoi "discepoli". Che posso dire... chi dice che Neil è morto non capisce un cazzo, Neil non morirà mai.
"Art for art's sake"
(W.Pater)
12 Gennaio 2013, i Maya non ci hanno capito un cazzo. [cit. Erotico]
...perchè la musica è agonismo!!! [cit. Franzi] LA SFERA
Sairus ha scritto: ↑13 gennaio 2020 10:56
Che posso dire... chi dice che Neil è morto non capisce un cazzo, Neil non morirà mai.
Davvero. Stile, creatività, sensibilità, atteggiamento e propensione costante alla crescita e all'esplorazione del nuovo e dello sconosciuto.
Qualità rare singolarmente, figuriamoci assieme in una persona sola.
The professore mica per niente.
Coren ha scritto: ↑14 gennaio 2020 12:29
Gruppo che ho sempre trovato un po' freddo, ma che ho sempre ammirato molto.
Mi spiace non averli mai visti dal vivo.
RIP
Una figura gigantesca della batteria rock e un intelletto fuori dal comune.
RIP Neil
P.S.
Chi dice che i Rush sono freddi suppongo hanno ascoltato solo i pezzi da funambolismi tecnici (che poi anche in quel tour de force di La Villa Strangiato l'assolo di Lifeson fa rizzare tutto quello che è rizzabile...peli compresi)
"Sei indietro come le balle dei cani..." by Erotic.Nightmares
YYZ o La Vila Strangiato non li trovo per niente freddi, non volevo pero' scatenare una discussione su questo aspetto.
Colpa mia, ma chiudiamola qui, ora si deve solo tributare il grande Neal.
"Gli iraniani (il 90 % almeno) imploravano che l'America e Israele li bombardasse per essere liberati dal regime"
Vi segnalo questa recensione di Hold your fire di AORArchivia,dove viene trattato anche il tema della presunta freddezza dei Rush
Questa band non si può certamente iscrivere di diritto nel registro di quelle che hanno fatto la storia del melodic rock. Eppure, se andiamo a leggere letteralmente quell’ormai mitico acronimo, Adult Oriented Rock, ebbene, quale band potrebbe tradurlo meglio nella realtà? Quale band può meglio rappresentare un genere di musica rock particolarmente fragorosa ma il cui target non sono gli adolescenti? Sarà un po’ tirata per i capelli, ma certo i Rush sono quanto di più adulto l’hard rock abbia mai generato. L’aggettivo non va ovviamente preso nel suo senso più comune e scontato. I Rush sono una band cerebrale anche se nient’affatto complessa, che non offre un coinvolgimento emotivo brutale e diretto. Le evoluzioni della loro musica hanno la freddezza raffinata di certa fusion, ma non scadono mai nel tecnicismo fine a se stesso, nel “sentite quanto siamo bravi”, in quel vuoto privo di senso fatto di scale ripetute e variate all’infinito che mandano in visibilio (Dio solo sa perché) tutti i fans dei Dream Theater. Questa band scrive canzoni, ed alla forma base della canzone sta sempre rigorosamente appiccicata. E le loro canzoni, sublime paradosso, potrebbero anche essere fischiettate sotto la doccia, anche se credo che mai a qualcuno sia passato anche solo lontanamente per la testa di farlo. Insomma: sono bravissimi, si possono ammirare, ma difficilmente si amano, i Rush. Nel loro universo musicale fatto di ghiaccio e cristallo, di lame affilate e gelidi bagliori e orizzonti sconfinati, manca il calore, l’emozione violenta, l’impatto propriamente fisico che siamo abituati ad associare all’hard rock... ed è proprio in questo, probabilmente, che risiede il fascino ammaliante della band, in quel noli me tangere, in quella distanza, nella purezza immacolata di un sound che riesce a coniugare potenza, melodia e lirismo ad un fondamentale distacco. Un equilibrio difficile, che la band ha più volte perduto e riacquistato, e che in ‘Hold your fire’ trova probabilmente la sua realizzazione più straordinaria ed impeccabile. Quest’album viene spesso descritto come il top del periodo più techno-rock della band, mentre i dischi successivi sarebbero decisamente più hard oriented, più vicini alla classica dimensione del rock duro. Francamente, non so proprio su cosa si basi questa teoria. Chi ha orecchie per sentire, si renderà conto facilmente che nulla è cambiato nel suono e nell’atteggiamento dei Rush, che piuttosto hanno alternato ottimi lavori ad altri veramente brutti e privi di ispirazione ( come ‘Roll the bones’). ‘Hold your fire’ è un gioiello di rock duro e melodico dalle molte sfaccettature, ma tutte illuminate dalla stessa luce tersa, trasparente, la luce delle grandi altezze che risplende sotto un cielo immenso e dai colori carichi e freddi. E nel variare dei temi, nel mutare degli approcci, permane quell’atmosfera rarefatta che riveste di brina anche le canzoni in apparenza più calde, come “Time stand still”, dal bellissimo testo. Quello dei testi è un capitolo particolare su cui vale la pena di spendere qualche parola. Li scrive da sempre solo e soltanto il batterista, Neil Peart, che però - purtroppo - non è Jim Morrison (oggi unanimemente riconosciuto dalla critica letteraria come uno dei più grandi poeti americani degli anni ’60), ma - questa è la mia impressione - a volte crede di essere lui, sfornando testi intricatissimi, che possono essere cerebrali o all’insegna di una filosofia spicciola camuffata da poesia, e troppo spesso costituiscono una pesantissima zavorra per le canzoni. Bisogna però ammettere che quando il buon Neil riesce ad azzeccare il testo giusto, il risultato complessivo è da antologia.
Questa musica, dunque, non avvince, non fa battere il piede né induce all’headbanging, piuttosto ammalia, seduce carezzando con dita pallide e fredde, o graffiando con artigli di ghiaccio, come in quella straordinaria scheggia di gelido hard rock che è “Turn the page”. “Mission” , “Lock and key”, “Second nature” sembrano più dirette, camuffando sotto facili refrain architetture di raffinata complessità, “Thai Shan” si sviluppa su toni quasi etnici. “Open secret” potrebbe essere il parto di una versione dei Foreigner depurata di ogni zuccheroso sentimentalismo, mentre “Force ten” e la conclusiva “High water” hanno quella solennità arcana, sinuosa ed elegante che non troverete mai nei dischi delle pomp bands. Geddy Lee - che si disimpegna con uguale bravura nei ruoli di cantante, bassista e tastierista - è una specie di Jon Anderson meno celestiale ed aulico: tagliente, pulito ma non asettico, espressivo secondo un suo stile personale, dove i toni non vengono mai forzati eppure le emozioni prendono a volte toni accorati; Alex Lifeson è uno di quei chitarristi che sanno mettersi al completo servizio delle canzoni pur possedendo una tecnica assolutamente mostruosa, e che nei suoi momenti solisti fa apparire tipi come Malmsteen niente più che poveri saltimbanchi.
Questa band si potrebbe descrivere efficacemente usando uno slogan pubblicitario di qualche anno fa: per molti, ma non per tutti. Non per snobismo, per carità. E’ che seguendo i Rush, vi troverete a percorrere strade che solitamente l’hard rock non incrocia, a seguire rotte che nel nostro genere sono poco comuni. Io non sono tra quelli che sostengono che nella vita bisogna provare tutto, ma una chance ai Rush consiglio di darla. La loro musica è uno sguardo su una dimensione fascinosa e sconfinata. L’unico pericolo, è il rischio di rimanervi intrappolati...
AntonioC. ha scritto: ↑22 gennaio 2020 13:54
Vi segnalo questa recensione di Hold your fire di AORArchivia,dove viene trattato anche il tema della presunta freddezza dei Rush
Tutto sto papiro (che mi sono anche letto) per ribadire un ovvioetà che si poteva riassumere in 2 righe? però... niente male...
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12 Gennaio 2013, i Maya non ci hanno capito un cazzo. [cit. Erotico]
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Davvero una grave perdita, per me che non ci capisco un cazzo miglior batterista di sempre (però lo dicono anche quelli che ci capiscono, era il "your favorite drummer's favorite drummer"). E non parliamo del Peart autore di testi (paroliere è un termine che mi fa schifo)! Musicista totale. R. I. P.
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