e quindi come si dovrebbe "vivere"?Squall ha scritto: ↑24 marzo 2020 16:12ti rispondo in ritardo perchè volevo scrivere qualcosa di sensato e tra lavoro e allergia nell'ultima settimana mi veniva molto complicato.Sairus ha scritto: ↑18 marzo 2020 10:09Il concetto penso di averlo compreso, non è la prima volta che lo accenni, ti andrebbe di approfondire un pò per far capire meglio i contorni del tuo discorso? Lasciata così si perde un pò nel vuoto, invece a me sembra interessante scavare.Squall ha scritto: ↑17 marzo 2020 15:07 ed è qui che entra in gioco la narrativa, o meglio la narrazione che noi ci costruiamo della realtà attorno a noi: forse ora capirete l'impatto che genera la cosiddetta industria dell'intrattenimento, ormai impegnata da decenni a tessere il velo di Maya del ventesimo secolo: un velo di ispirazione cattolica attraverso il quale gli ultimi, i poveri, gli sfruttati, le minoranze, tutti coloro che soffrono per via dei difetti strutturali della nostra società vengono assisi su un altare di martirio, vittime scintillanti di un preciso calcolo politico-sociale, eppure così belli in quell'aura spirituale di sacrificio per il prossimo.
sacrificio il cui valore estetico nessuno si sogna di mettere in discussione, perchè fortunato colui che soffre per i peccati degli altri, fortunato colui che può sacrificare il proprio benessere per quello della classe media, e allora uniamoci tutti in un catartico ringraziamento a questi EROI, ai prescelti dal signore, e che non si sognino di lamentarsi, questi EROI, perchè la loro è una fortuna che tocca a pochi.
possiamo per un momento portare il discorso sulla musica, che forse è una prospettiva più immediata in questo forum, quoto da un articolo che secondo me tratteggia bene l'applicazione della teoria critica di Adorno al contesto della produzione di intrattenimento:
https://www.iep.utm.edu/adorno/#H5 (cap. 5 the culture industry)
Adorno analyzed the production and consumption of music as a medium within which one could discern the principal features and effects of the culture industry and the commodification of culture. The central claim underlying Adorno’s analysis of music is that the extension of industrialized production techniques has changed both the structure of musical commodities and the manner in which they are received. Adorno argued that the production of industrialized music is characterized by a highly standardized and uniform menu of musical styles and themes, in accordance with which the commodities are produced. Consistently confronted by familiar and compositionally simplistic musical phenomena requires that the audience need make little interpretative effort in its reception of the product. Adorno presents such musical commodities as consisting of set pieces which elicit set, largely unreflected upon, responses. He states, ‘the counterpart to the fetishism of music is a regression of listening. It is contemporary listening which has regressed, arrested at the infantile stage. Not only do the listening subjects lose, along with freedom of choice and responsibility, the capacity for conscious perception of music, but they stubbornly reject the possibility of such perception. They are not childlike, as might be expected on the basis of an interpretation of the new type of listener in terms of the introduction to musical life of groups previously unacquainted with music. But they are childish; their primitivism is not that of the undeveloped, but that of the forcibly retarded.’
questo è un fenomeno che noi "ascoltatori alternativi" conosciamo bene: sappiamo che il 90% della produzione musicale attuale è un reiterarsi di schemi che portano l'ascoltatore medio a credere che quella sia la forma in cui oggi ha maggiormente senso produrre e consumare musica.
nell'industria cinematografica il fenomeno è lo stesso, però mentre la musica veicola valori (quasi esclusivamente) sul piano emotivo, tutto ciò che è narrazione si avvale invece di storie, e una storia è intrinsecamente veicolo di un modo di leggere la realtà, e quindi di un certo set di valori e di un messaggio MORALE: allo stesso modo che la musica, la reiterazione e la semplificazione di questi valori/morale convergono gli spettatori verso un unico modello interpretativo della realtà.
ora, non mi dilungo sul ruolo che il sacrificio ha avuto storicamente nei pattern narrativi della nostra società: basti pensare che il simbolo forse più riconosciuto nella società occidentale rappresenta letteralmente un uomo che si è fatto ammazzare per i peccati degli altri; ma anche tutto il teatrino gigante che si è costruito recentissimamente attorno alla figura del supereroe (che è quanto di più infantile si possa concepire nell'attività letteraria) picchia verso la stessa concezione; e lo stesso fa la sterminata produzione di commedie e film di guerra: l'amore è sacrificio e il sacrificio deve essere "a prescindere" e "senza limiti", ovvero scevro di qualsiasi considerazione razionale sulla sua effettiva utilità e sul suo impatto sul benessere nostro o della società... conoscete per caso qualcuno che concepisce il proprio rapporto sentimentale come un sacrificio "a prescindere" e "senza limiti"? c'è qualcuno che per voi ha fatto dei sacrifici, magari oltre il ragionevole, facendovi sentire in colpa e in dovere di ricambiare il sacrificio? io scommetto di sì, perchè è quello che la religione, la scuola (e quindi poi il lavoro) e la cultura di massa ci insegnano costantemente come condotta MORALMENTE corretta.
tutto sto pippone per dire che siamo una società che feticizza e idealizza il sacrificio per il prossimo, generando allo stesso modo il suo esatto contrario come nella più classica dinamica di rimozione/negazione, e tornando al discorso di Adorno, questa generazione e continua riaffermazione di un valore fortemente condiviso e identitario nella società finisce con l'impedire il processo di elaborazione critica dello stesso, esattamente come il bombardamento della musica pop impedisce la formazione di un'estetica musicale per l'individuo... tutti coloro che si sono profusi nel riconoscere l'eroismo del nostro personale sanitario, SENZA accennare nemmeno alla lontana alle cause strutturali che lo hanno reso necessario sono a posto così, all'indomani della crisi staranno ancora lì ad applaudire "bravi tutti, bello spettacolo, bei gladiatori, bella tauromachia, speriamo di non finire noi nell'arena al prossimo giro".
ci vuole sacrificio per tutto, per gli altri, ma anche per sè stessi, per i propri obbiettivi. a meno che non si sia nati ricchi col culo a bordo piscina(col papino che ti compra la laurea, ti sistema in azienda, per il compleanno ti regala il suv e ti paga pure le mignotte) ma anche in quel caso, nei rapporti interpersonali credo si debba dare e avere.
quale sarebbe una condotta MORALMENTE corretta allora?