diego ha scritto: ↑21 novembre 2020 13:04
Paul_Diamond ha scritto: ↑30 luglio 2020 18:45
Azz ti sei ricordato, speravo di averla fatta franca.
@Paul_Diamond Arrivati a questo punto penso di poter dire che sei un buffone.
Per il potere conferitomi da Ambrogio, santo patrono della gloriosa città di Milano, sfrutto la giornata di ferie per parlare finalmente de La recensione.
Non che abbia qualcosa di illuminante da aggiungere alla discussione, avete già scritto tutto voi, ma
@diego mi ha dato del buffone, quindi ora è diventata una questione personale
Andiamo per punti?
Sì, dai, andiamo per punti:
SPINGITORI DI RECENSORI
Sono stati i protagonisti del dibattito musicale. Si scontravano con altri recensori, fanboys ed haters. Ma cosa li spingeva a farlo?
Nessuno lo sa.
Ma lo ammetto vostro onore, da giovine lo ho fatto anch'io. Scrivevo recensioni.
Sedici anni. Mi ero innamorato della musica più figa mai esistita.
Cercare di condividere questa scoperta con il resto del mondo sembrava la cosa più giusta e sensata da fare. Di più, era quasi una missione.
Chi ascoltava la musica brutta doveva sapere che la fuori poteva trovare qualcosa di meglio.
Chi già ascoltava la musica giusta aveva la possibilità di confrontarsi e poteva nascerne un dibattito interessante.
Giornalino del liceo, giornale di quartiere, giornale di staceppadiminchia, qualsiasi piccolo spazio mi veniva offerto mi ci buttavo a pesce, spinto dallo spirito evangelizzatore, dal desiderio di condividere, dall'entusiasmo della gioventù.
Andai avanti per qualche anno, fino a che non mi ruppi il cazzo.
Ora non ricordo esattamente, probabilmente fu un insieme di fattori, tra cui la consapevolezza che con ogni probabilità le mie recensioni non se le inculava nessuno, la noia (dopo che scrivi n recensioni, cominciano a sembrarti tutte uguali), ma anche il senso di inadeguatezza. Perché più acquisisci competenze, più ti rendi conto di non sapere un cazzo. Se rileggessi oggi una mia recensione di allora probabilmente comincerei a lacrimare sangue; non tanto per la scrittura in sé, (non sarò stato Umberto Eco, ma in lettere sempre andato bene e prendevo dei gran begli 8 nei temi), ma per i contenuti: siamo seri, cosa cazzo può capirci di musica uno sbarbatello con una collezione di una cinquantina scarsa di dischi? Non ci capisco ancora un cazzo oggi alla soglia degli anta e con migliaia di ascolti sulle spalle, figuriamoci allora.
Il che ci porta al secondo punto della discussione.
POPOLO DI SANTI, POETI E RECENSORI
La sottile linea tra l'uno vale uno e il lei non sa chi sono io
Scrivere recensioni è facilissimo, se lo facevo io a sedici anni può farlo chiunque. Ed infatti lo fa chiunque.
A maggior ragione oggi, nell'era dell'internet: un paio di ricerche su google, una passata veloce su youtube e siamo subito tutti profondi conoscitori di qualsiasi band.
A volte neanche quello, l'autore ammette candidamente di non saperne un cazzo sul argomento, ma ci teneva comunque a far sapere la sua. Tutti ci tengono a far sapere la loro. Su qualsiasi argomento.
Un bene? Un male?
Dipende.
Posto che ognuno abbia il sacrosanto diritto di poter scrivere il cazzo che gli pare sulla qualsiasi senza dover esibire una patente, la differenza la fa sempre chi scrive, lo scopo per cui scrive e il pubblico a cui si rivolge.
Il piccolo Paul sedicenne scriveva una montagna di castronerie perché semplicemente non aveva la minima competenza riguardo ad un argomento che stava faticosamente iniziando a scoprire giorno per giorno.
Non essendo un professionista non aveva alcuna pretesa di essere ritenuto autorevole, scriveva ad un pubblico di coetanei che erano più o meno nella medesima condizione, era la rappresentazione del pensiero di un ragazzo che sta esplorando un nuovo genere musicale e che conosce solo una piccolissima parte della materia di cui sta parlando, che magari si esalta per gli WXYZ, senza sapere che le stesso identiche cose, ma fatte meglio, le avevano già proposte gli ABCD.
Che poi è come se oggi dovessi scrivere la recensione di un disco black o death: sarebbe un parere molto parziale e molto poco attendibile di una persona che non ha voce in capitolo.
Fondamentalmente inutile per chi cerca autorevolezza, magari interessante per chi invece si ritrova nella stessa condizione, o è curioso di sapere come un pubblico recepisca un genere al quale è poco avvezzo o che ignora completamente (che poi è anche la formula del formato "Gianmarialuigi reacts to Anal Obliteration").
Se però parliamo di recensioni vere e di professionismo, è ovvio che la competenza deve essere requisito minimo e fa sempre la differenza.
Per un recensore, avere una vasta conoscenza dell'argomento che sta trattando è sempre un valore aggiunto, così come lo è per il lettore, che tra le righe di una recensione può trovare una valida guida all'ascolto.
A patto di non eccedere.
FATTI NON FOSTE A VIVER COME RUTTI
Non puoi dire di conoscere i Metallica se non sai quanti brufoli aveva James mentre stava incidendo Metal Militia
Perché quando si eccede si rischia di scavallare nella pretenziosità, che può essere anche peggio dell'incompetenza.
Puoi essere il più grande conoscitore della band che stai trattando, ma non puoi dare per scontato che il lettore condivida lo stesso interesse.
Puoi essere un musicista, ma non puoi pretendere che lo sia anche il tuo pubblico (a meno che tu non scriva per metallaromusicista.it, cosa che ci riporta al concetto del conoscere il pubblico a cui ci si sta rivolgendo) .
Tutti gli elementi che puoi portare a supporto della tua recensione diventano valori aggiunti nel momento in cui favoriscono la comprensione del lettore, ma si trasformano in calci nelle palle se utilizzati per porsi su un piedistallo, o dare una lettura inutilmente cerebrale di qualcosa di semplicissimo.
Io non ho alcun dubbio che una persona che conosce il linguaggio e la storia della musica abbia più strumenti per valutarla, ma ciò non significa che siano requisiti fondamentali per comprenderla.
Stiamo parlando pur sempre di musica, una magia imponderabile che punta alle viscere prima che al cervello.
C'era un recensore, qualche tempo fa su un altro sito, che, a parte sembrava gli facesse tutto cagare, infarciva le proprie recensioni di dettagli tecnici: purtroppo io che quel linguaggio non lo conosco, se mi parli di semitoni e di accordature non ci capisco un cazzo di quello che stai cercando di comunicarmi, mi infastidisci e basta e smetto di leggerti.
Idem quelli che per parlati di una canzone dell'ultimo disco degli Iron Maiden partono raccontando l'infanzia di Steve Harris. Interessantissimo, per carità, ma forse la stai prendendo un filino larga e stai perdendo il focus.
Esiste il giusto mezzo? Esiste la formula segreta della recensione perfetta? Col cazzo!
Da lettore non mi aspetto uno schemino da rispettare, non pretendo che vengano trattati sistematicamente i punti A, B e C.
Che sia un track by track, una descrizione degli stati emotivi o una sana presa per il culo a me può sempre andare bene, a patto che l'autore riesca a comunicarmi qualcosa dell'opera che sta giudicando.
SIAMO TUTTI SERVI DELLA RECE
Ok boomer
Ma quindi ste cazzo di recensioni sono solo un vetusto retaggio del passato?
Hanno ancora senso di esistere nel 2020, quando chiunque in pochi secondi può sentire legalmente qualsiasi disco con le proprie orecchie senza doversi affidare al parere degli scribacchini?
Io continuo a trovarle utilissime, se non fondamentali.
Poter ascoltare prima di acquistare è una figata, inutile negarlo.
25 anni fa dovevi fidarti, se beccavi il recensore super entusiasta a volte spendevi le tue sudate 30.000 lire su un disco promosso col massimo dei voti e ti pendevi la mega inculata, altre volte pescavi quello con le palle girate che ti bocciava un disco che anni dopo avresti scoperto essere un capolavoro immortale.
Le recensioni di oggi non sono più (o meglio, non sono solo) consigli per gli acquisti, non spostano più il peso in quel senso, ma possono essere delle ottime imbeccate, ancora oggi grazie alle recensioni continuo a scoprire gruppi che magari non mi sarei mai cagato.
Spesso leggere una recensione può essere qualcosa di totalmente slegato dall'eventuale acquisto, lo si fa per puro piacere del confronto, specie se si conosce e si stima il recensore.
Non significa dover essere necessariamente allineati con i pareri degli altri, ma dal momento che esistono sarebbe uno spreco ignorarli, a volte ci aiutano a comprendere meglio alcuni aspetti che magari ci erano sfuggiti, altre sono interessanti a prescindere.
Poi ovviamente se una cosa mi piace o mi fa cagare lo decido io, difficilmente mi faccio influenzare e non cambio opinione perché me lo dice il graz, ma di sicuro se leggo che un disco che a me ha fatto cagarissimo è ritenuto un capolavoro dal 99% rei recensori (o l'esatto opposto), magari un paio di domande me le faccio, non allo scopo di cambiare i miei gusti (quelli sono e quelli resteranno), ma di rendermi conto di quale sia la percezione del resto del mondo.
Mi diceva qualcuno che uno è liberissimo di mangiarsi la merda con gusto, purché ne sia consapevole.