Dark Sound anni '60/'70
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Dark Sound anni '60/'70
Ma che cos'è il dark sound?
Probabilmente quel genere "non genere", che attraverso sopratutto il progressive rock, ha saputo ricreare un sound "oscuro".
In certi casi, c'è anche la componente dei testi, ma non è una cosa indispensabile.
Ma quali sono i suoi genitori e progenitori?
Be, quì si può andare indietro nel tempo, fino agli anni '30, in piena era "delta blues".
Si parla ovviamente di Robert Johnson, che a quanto pare, agli inizi, era totalmente incapace a suonare la chitarra.
Ma ad un certo punto, divenne un punto di riferimento per tutto il blues di quegli anni, senza contare la gente che influenzerà più avanti.
Leggenda vuole che avesse stretto un patto col Diavolo, vendendogli la sua anima in cambio della capacità di suonare la chitarra come nessun altro.
Titoli come "Me and the Devil Blues", "If I Had Possession Over Judgement Day" e "Hellhound on My Trail", non fanno che confermare l'alone oscuro che permeava la sua figura.
Nella nostra ricerca, si può andare avanti nel tempo, fino agli anni '50, parlando di Screamin' Jay Hawkins.
Jalacy Hawkins (vero nome di Screamin' Jay Hawkins), accompagnava le sue performance teatrali e musicali, con teschi, costumi gotici e simboli vudù.
Ma sopratutto, viene considerato il progenitore dello "shock rock", per lo più per la canzone "I Put a Spell on You" (che a quanto pare, parlava di cannibalismo).
Si va avanti fino agli anni '60, dove fece scalpore Screaming Lord Sutch e la sua "Jack the Ripper".
Teatrale anche lui, usava iniziare i concerti uscendo da una bara. Altri oggetti di scena includevano coltelli, pugnali e manichini (più o meno orrorifici).
Sempre negli anni '60, fece scalpore la copertina di "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" dei Beatles, che fra le più importanti personalità del secolo, metteva addirittura Aleister Crowley.
Parlando dei Beatles, non si pùò non parlare dei Rolling Stone, che dal canto loro fecero uscire un singolo parecchio inquetante per l'epoca, ovvero "Sympathy for the Devil".
Altro "personaggio" era Arthur Brown, che verso la fine degli anni '60, incise il brano "Fire", il cui testo esordiva con: "Sono il dio degli inferi e vi porto il fuoco, che ti farà bruciare" e così via.
Anche lui, con il resto della sua band, il Crazy World, facevano concerti teatrali, in cui si esibiva con un elmo "infuocato" e un corpse paint facciale.
Ma la band che più incarnò "il male", negli anni '60, furono certamente i Coven di Chicago.
La band della cantante Jinx Dawson (che influenzerà non poco, gente come Jex Thoth e Farida Lemouchi), incise l'album "Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls" ('69).
L'album suscitò parecchio scalpore, per via del suo contenuto occulto ed i vari riferimenti al Diavolo (l'ultima traccia del disco era la registrazione di una presunta messa nera).
Il poster interno all'album, mostra i membi del gruppo (vestiti con tunoche nere) intenti a fare un sacrificio, sull'altare troviamo la Dawson, completamente nuda.
In pratica ciò che proponevano i Coven nel loro primo album, era un concept album alla "Jesus Christ Superstar", però, dedicato all'avversario (il principe delle tenebre).
Ahimè, se con i suoi testi e le rappresentazioni live, la band aveva centrato in pieno l'obbiettivo, per quanto riguarda la musica, non ci siamo proprio. Infatti siamo dalle parti dei Jefferson Airplane.
Quindi si parla di un innocuo Folk/rock psichedelico, che se confrontato ai futuri act più oscuri del progressive rock, fa quasi sorridere.
Fine dell'introduzione, da adesso in poi si parlerà delle band più influenti del lato "oscuro" del progressive rock.
Probabilmente quel genere "non genere", che attraverso sopratutto il progressive rock, ha saputo ricreare un sound "oscuro".
In certi casi, c'è anche la componente dei testi, ma non è una cosa indispensabile.
Ma quali sono i suoi genitori e progenitori?
Be, quì si può andare indietro nel tempo, fino agli anni '30, in piena era "delta blues".
Si parla ovviamente di Robert Johnson, che a quanto pare, agli inizi, era totalmente incapace a suonare la chitarra.
Ma ad un certo punto, divenne un punto di riferimento per tutto il blues di quegli anni, senza contare la gente che influenzerà più avanti.
Leggenda vuole che avesse stretto un patto col Diavolo, vendendogli la sua anima in cambio della capacità di suonare la chitarra come nessun altro.
Titoli come "Me and the Devil Blues", "If I Had Possession Over Judgement Day" e "Hellhound on My Trail", non fanno che confermare l'alone oscuro che permeava la sua figura.
Nella nostra ricerca, si può andare avanti nel tempo, fino agli anni '50, parlando di Screamin' Jay Hawkins.
Jalacy Hawkins (vero nome di Screamin' Jay Hawkins), accompagnava le sue performance teatrali e musicali, con teschi, costumi gotici e simboli vudù.
Ma sopratutto, viene considerato il progenitore dello "shock rock", per lo più per la canzone "I Put a Spell on You" (che a quanto pare, parlava di cannibalismo).
Si va avanti fino agli anni '60, dove fece scalpore Screaming Lord Sutch e la sua "Jack the Ripper".
Teatrale anche lui, usava iniziare i concerti uscendo da una bara. Altri oggetti di scena includevano coltelli, pugnali e manichini (più o meno orrorifici).
Sempre negli anni '60, fece scalpore la copertina di "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" dei Beatles, che fra le più importanti personalità del secolo, metteva addirittura Aleister Crowley.
Parlando dei Beatles, non si pùò non parlare dei Rolling Stone, che dal canto loro fecero uscire un singolo parecchio inquetante per l'epoca, ovvero "Sympathy for the Devil".
Altro "personaggio" era Arthur Brown, che verso la fine degli anni '60, incise il brano "Fire", il cui testo esordiva con: "Sono il dio degli inferi e vi porto il fuoco, che ti farà bruciare" e così via.
Anche lui, con il resto della sua band, il Crazy World, facevano concerti teatrali, in cui si esibiva con un elmo "infuocato" e un corpse paint facciale.
Ma la band che più incarnò "il male", negli anni '60, furono certamente i Coven di Chicago.
La band della cantante Jinx Dawson (che influenzerà non poco, gente come Jex Thoth e Farida Lemouchi), incise l'album "Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls" ('69).
L'album suscitò parecchio scalpore, per via del suo contenuto occulto ed i vari riferimenti al Diavolo (l'ultima traccia del disco era la registrazione di una presunta messa nera).
Il poster interno all'album, mostra i membi del gruppo (vestiti con tunoche nere) intenti a fare un sacrificio, sull'altare troviamo la Dawson, completamente nuda.
In pratica ciò che proponevano i Coven nel loro primo album, era un concept album alla "Jesus Christ Superstar", però, dedicato all'avversario (il principe delle tenebre).
Ahimè, se con i suoi testi e le rappresentazioni live, la band aveva centrato in pieno l'obbiettivo, per quanto riguarda la musica, non ci siamo proprio. Infatti siamo dalle parti dei Jefferson Airplane.
Quindi si parla di un innocuo Folk/rock psichedelico, che se confrontato ai futuri act più oscuri del progressive rock, fa quasi sorridere.
Fine dell'introduzione, da adesso in poi si parlerà delle band più influenti del lato "oscuro" del progressive rock.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Una delle band più influenti di questo sottogenere del prog rock, sono sicuramente i britannici Black Widow.
La band, nata nel 1970, uscì in quello stesso anno con l'album "Sacrifice", che mise in mostra il gusto della band per le tematiche occulte e pagane.
Grazie ad un suono che utilizzava tutt'al più organo e flauto, ma era ancora figlio del folk e di certa psichedelia, la "vedova nera" venne accolta tra le promesse della scena dark prog di quegli anni.
Tra le canzoni migliori, troviamo "Come to the Sabbat", inno tribale e demoniaco, il sinistro incedere di "Conjuration" e la lunga "Sacrifice", che testimonia anche una certa maestria nell'improvvisazione.
La band era famosa anche per le sue performance in sede live, dove Kip Trevor (voce della band) inscenava una sorta di sacrificio, con una donna nuda su un altare. Senza parlare dei (presunti) sacrifici di animali.
La band, nata nel 1970, uscì in quello stesso anno con l'album "Sacrifice", che mise in mostra il gusto della band per le tematiche occulte e pagane.
Grazie ad un suono che utilizzava tutt'al più organo e flauto, ma era ancora figlio del folk e di certa psichedelia, la "vedova nera" venne accolta tra le promesse della scena dark prog di quegli anni.
Tra le canzoni migliori, troviamo "Come to the Sabbat", inno tribale e demoniaco, il sinistro incedere di "Conjuration" e la lunga "Sacrifice", che testimonia anche una certa maestria nell'improvvisazione.
La band era famosa anche per le sue performance in sede live, dove Kip Trevor (voce della band) inscenava una sorta di sacrificio, con una donna nuda su un altare. Senza parlare dei (presunti) sacrifici di animali.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Parliamo ora degli italiani Jacula, nome che sembra esser preso da quei fumetti tanto in voga in quegli anni, di stampo horror erotico.
La band di Antonius Rex, esordisce nel '69, con l'album "In Cauda Semper Stat Venenum". Il disco non fu mai pubblicato, ma distribuito (come alcune voci affermavano) a sette religiose di non meglio definita natura.
Ma torniamo all'album, sei tracce, rigorosamente titolate in latino, per 37 minuti circa di musica. Nessuna parte cantata ma funerei recitativi.
Si parte con "Ritus", ottima sintesi delle due anime presenti in tutto il lavoro: lugubri trame accortamente ordite dall'organo e duri innesti di chitarra (nervosa e sanguigna).
Il secondo brano, "Magister Dixit", ha il sapore del rito ineluttabile e della fatalità. Sorretto dall'onnipresente organo, è arricchito da parole oscure che mettono decisamente i brividi.
Si va a "Initiatio", le melodie della Norton (Doris Norton, compagna e cantante per Antonius Rex) si adagiano su tappeti di tastiere melanconiche, che sembrano descrivere le atmosfere di mondi a noi sconosciuti.
Si chiude, citando la title track, l'organo ripete la stessa litania da tregenda infernale, ed è un brano di dieci minuti, con un crescendo di angoscia e desolazione.
L'album verrà poi ristampato nel 2001, dalla nostrana Black Widow records.
La band di Antonius Rex, esordisce nel '69, con l'album "In Cauda Semper Stat Venenum". Il disco non fu mai pubblicato, ma distribuito (come alcune voci affermavano) a sette religiose di non meglio definita natura.
Ma torniamo all'album, sei tracce, rigorosamente titolate in latino, per 37 minuti circa di musica. Nessuna parte cantata ma funerei recitativi.
Si parte con "Ritus", ottima sintesi delle due anime presenti in tutto il lavoro: lugubri trame accortamente ordite dall'organo e duri innesti di chitarra (nervosa e sanguigna).
Il secondo brano, "Magister Dixit", ha il sapore del rito ineluttabile e della fatalità. Sorretto dall'onnipresente organo, è arricchito da parole oscure che mettono decisamente i brividi.
Si va a "Initiatio", le melodie della Norton (Doris Norton, compagna e cantante per Antonius Rex) si adagiano su tappeti di tastiere melanconiche, che sembrano descrivere le atmosfere di mondi a noi sconosciuti.
Si chiude, citando la title track, l'organo ripete la stessa litania da tregenda infernale, ed è un brano di dieci minuti, con un crescendo di angoscia e desolazione.
L'album verrà poi ristampato nel 2001, dalla nostrana Black Widow records.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Si va avanti con gli inglesi Atomic Rooster, nati nel '69, dalla mente di Vincent Crane, una delle formazioni storiche del dark prog.
Il miglior album del combo britannico è senz'altro "Death Walks Bahind You" ('71). A partire dalla bella copertina, un dipinto di William Blake.
L'album parte, con quello che è il suo miglior pezzo, l'oscura title track, per poi passare al famoso (all'epoca) singolo "Tomorrow Night".
Atro pezzo memorabile è la minisuite "7 Streets", la ballata per pianoforte "Nobody Else", fino a "Gershatzer", il brano più progressivo, dove le performance individuali sono eccezionali.
"Death Walks Behind You" è un album coinvolgente, oscuro e di pregiatissima fattura.
Il miglior album del combo britannico è senz'altro "Death Walks Bahind You" ('71). A partire dalla bella copertina, un dipinto di William Blake.
L'album parte, con quello che è il suo miglior pezzo, l'oscura title track, per poi passare al famoso (all'epoca) singolo "Tomorrow Night".
Atro pezzo memorabile è la minisuite "7 Streets", la ballata per pianoforte "Nobody Else", fino a "Gershatzer", il brano più progressivo, dove le performance individuali sono eccezionali.
"Death Walks Behind You" è un album coinvolgente, oscuro e di pregiatissima fattura.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Lui si chiama Antonio Bartoccetti e gli Antonius Rex sono appunto un'altra sua band.
Curiosità: è il padre del "discotecaro" Rexantony, che ebbe un certo successo negli anni '90.
O' pauer metal n'adda cagnà.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
I Dr.Z erano la band di un eccentrico intellettuale gallese, Keith Keyes. La band era composta da un trio, la sezione ritmica e la tastiera.
Il concept che c'è dietro a "Three Parts To My Soul" ('71), si basava sulla divisione dell’anima in tre componenti:
"Spiritus", il lato positivo dell'uomo, che andrà in Paradiso; "Manes", che rappresentava gli istinti malevoli e quindi la dannazione; "Umbra", ovvero il fantasma, che si rifiuta di lasciare questo mondo.
Secondo Keyes, questo contrasto tra le 3 vie spirituali, alimentava nell'uomo angoscia e disperazione, che cesseranno solo dopo la sua morte.
L'album si apre con una sorta di "Dieci Comandamenti" narrati all'inverso, ovvero "Evil Woman's Many Child", dove la voce della coscienza e quella della mente si interrogano sul male che l'uomo può fare, e sulla sua dannazione.
"Spiritus, Manes Et Umbra", spiega "l'idea" che c'è dietro l'album, musicalmente è molto decadente, ma con una sezione ritmica "tribaleggiante".
"Summer For The Rose" cerca la redenzione, anche se arriva subito la ballata "Burn In Anger", dove si parla della debolezza della carne e la conseguente discesa negli Inferi.
In "Too Well Satisfied", si narra la disillusione dell'uomo verso la vita e anzi, racconta che negli Inferi, non si sta così male. La drammatica conclusione dell'album viene illustrata in "In A Token Of Despair", che porta in se le visioni all'apocalisse finale.
Tutto l'album: https://www.youtube.com/playlist?list=P ... _PbHHvjV0O
Il concept che c'è dietro a "Three Parts To My Soul" ('71), si basava sulla divisione dell’anima in tre componenti:
"Spiritus", il lato positivo dell'uomo, che andrà in Paradiso; "Manes", che rappresentava gli istinti malevoli e quindi la dannazione; "Umbra", ovvero il fantasma, che si rifiuta di lasciare questo mondo.
Secondo Keyes, questo contrasto tra le 3 vie spirituali, alimentava nell'uomo angoscia e disperazione, che cesseranno solo dopo la sua morte.
L'album si apre con una sorta di "Dieci Comandamenti" narrati all'inverso, ovvero "Evil Woman's Many Child", dove la voce della coscienza e quella della mente si interrogano sul male che l'uomo può fare, e sulla sua dannazione.
"Spiritus, Manes Et Umbra", spiega "l'idea" che c'è dietro l'album, musicalmente è molto decadente, ma con una sezione ritmica "tribaleggiante".
"Summer For The Rose" cerca la redenzione, anche se arriva subito la ballata "Burn In Anger", dove si parla della debolezza della carne e la conseguente discesa negli Inferi.
In "Too Well Satisfied", si narra la disillusione dell'uomo verso la vita e anzi, racconta che negli Inferi, non si sta così male. La drammatica conclusione dell'album viene illustrata in "In A Token Of Despair", che porta in se le visioni all'apocalisse finale.
Tutto l'album: https://www.youtube.com/playlist?list=P ... _PbHHvjV0O
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Narra la leggenda, che il primo album dei Monument, "The First Monument" ('71), sia nato dalle session di una folle notte sotto l'effetto dell'alcol.
Paradossalmente, l'album viene considerato, tra i più interessanti del dark prog inglese.
Il cantante e tastierista Steven Lowe, sembra fosse membro fondatore di una congrega di streghe nell'Essex, e i testi dell'album erano intrisi di stregoneria e misticismo.
Il sound è molto underground, e l'organo e le vocals sono abbastanza particolari, quest'ultime spesso addirittura urlate.
I brani si dividevano tra momenti di oscuro hard, "Dog Man", l'incalzante "State Flesh" (sorretta da un organo cupo), il r'n'r infernale di "Give Me Life", fino alla lugubre e spettrale "Overture for limp piano in C".
Paradossalmente, l'album viene considerato, tra i più interessanti del dark prog inglese.
Il cantante e tastierista Steven Lowe, sembra fosse membro fondatore di una congrega di streghe nell'Essex, e i testi dell'album erano intrisi di stregoneria e misticismo.
Il sound è molto underground, e l'organo e le vocals sono abbastanza particolari, quest'ultime spesso addirittura urlate.
I brani si dividevano tra momenti di oscuro hard, "Dog Man", l'incalzante "State Flesh" (sorretta da un organo cupo), il r'n'r infernale di "Give Me Life", fino alla lugubre e spettrale "Overture for limp piano in C".
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Si parla ora di un'altra band leggendaria, gli High Tide.
Ma la band britannica si può considerare "dark prog" ? Sì e No.
Sì perchè effettivamente incorpora nel proprio sound forti elementi dark prog, no perchè ha anche forti influenze psichedeliche, hard (in "Sea Shanties"), folk e blues.
Quindi ci troviamo davanti una band di "confine", che però no stona affatto, con il resto delle band quì dentro.
L'album preso in considerazione è l'omonimo del 1970, un piccolo gioiello dove le tastiere sono più in risalto rispetto all'album precedente.
Inoltre c'è da citare anche il violino di Simon House e la voce di Denny Gerrard (molto Morrisoniana).
L'album è composto da 3 lunghe suite e si apre con "Blankman Cries Again", che descrive un gruppo di persone disperso in Antartide e destinato a vagare fino alla morte per assideramento.
Il brano unisce, ad un'atmosfera generale di angoscia, tratti di oscuro folk rock, chitarre molto "wah wah" e una performance frenetica del violino.
"The Joke" è più pacata, se non fosse per la tensione del violino, con una melodia romantica e un finale malinconico.
Si chiude l'album con "Saneonymous", una jam di quattordici minuti, influenzata dal jazz rock e dalla musica gitana, dal sound frenetico ma melodico.
Ma la band britannica si può considerare "dark prog" ? Sì e No.
Sì perchè effettivamente incorpora nel proprio sound forti elementi dark prog, no perchè ha anche forti influenze psichedeliche, hard (in "Sea Shanties"), folk e blues.
Quindi ci troviamo davanti una band di "confine", che però no stona affatto, con il resto delle band quì dentro.
L'album preso in considerazione è l'omonimo del 1970, un piccolo gioiello dove le tastiere sono più in risalto rispetto all'album precedente.
Inoltre c'è da citare anche il violino di Simon House e la voce di Denny Gerrard (molto Morrisoniana).
L'album è composto da 3 lunghe suite e si apre con "Blankman Cries Again", che descrive un gruppo di persone disperso in Antartide e destinato a vagare fino alla morte per assideramento.
Il brano unisce, ad un'atmosfera generale di angoscia, tratti di oscuro folk rock, chitarre molto "wah wah" e una performance frenetica del violino.
"The Joke" è più pacata, se non fosse per la tensione del violino, con una melodia romantica e un finale malinconico.
Si chiude l'album con "Saneonymous", una jam di quattordici minuti, influenzata dal jazz rock e dalla musica gitana, dal sound frenetico ma melodico.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Parliamo ora del "caso" Comus, ma perchè lo chiamo "caso" ?
Semplice perchè la band inglese, è più vicina al folk rock che non al dark prog (senza contare le influenze psichedeliche e di musica classica).
La band nacque nel 1970, ed era composta da 6 elementi, con degli arrangiamenti davvero singolari, di cui spiccano tra gli strumenti l'uso di violino, viola e oboe.
Il nome Comus era preso da una divinità pagana, legata al caos, ai festeggiamenti e alla baldoria alcolica notturna.
I Comus riuscivano a far entrare l'ignaro ascoltatore, in una dimensione con atmosfere inquetanti, variazioni di umore e ritmo ed un incessante impeto musicale.
Il loro primo album, "First Utterance" ('71), annuncia il ritorno a un regno precristiano, amorale, in cui nulla è proibito e l'uomo può scatenare liberamente i propri istinti.
Mentre i testi parlano di violenza, abusi, sangue e magia.
Al demone Comus viene dedicata "Song to Comus", che descrive le sue malefatte, invece in "Drip Drip" si ripercorre uno stupro ad una donna, che appare più malsana e perfida del suo stupratore.
In "Diana", sembra di sentire una congrega di stregoni, intorno al fuoco acceso da percussioni tribali e una viola sfrenata, mentre "The Prisoner" è il monologo di un malato di mente, rinchiuso in manicomio dove è sottoposto a varie torture.
L'unico momento di tregua, anche se avvolto da un'atmosfera esoterica, è la suite in 3 parti di "The Herald", brano che si può considerare il capolavoro dell'album.
Semplice perchè la band inglese, è più vicina al folk rock che non al dark prog (senza contare le influenze psichedeliche e di musica classica).
La band nacque nel 1970, ed era composta da 6 elementi, con degli arrangiamenti davvero singolari, di cui spiccano tra gli strumenti l'uso di violino, viola e oboe.
Il nome Comus era preso da una divinità pagana, legata al caos, ai festeggiamenti e alla baldoria alcolica notturna.
I Comus riuscivano a far entrare l'ignaro ascoltatore, in una dimensione con atmosfere inquetanti, variazioni di umore e ritmo ed un incessante impeto musicale.
Il loro primo album, "First Utterance" ('71), annuncia il ritorno a un regno precristiano, amorale, in cui nulla è proibito e l'uomo può scatenare liberamente i propri istinti.
Mentre i testi parlano di violenza, abusi, sangue e magia.
Al demone Comus viene dedicata "Song to Comus", che descrive le sue malefatte, invece in "Drip Drip" si ripercorre uno stupro ad una donna, che appare più malsana e perfida del suo stupratore.
In "Diana", sembra di sentire una congrega di stregoni, intorno al fuoco acceso da percussioni tribali e una viola sfrenata, mentre "The Prisoner" è il monologo di un malato di mente, rinchiuso in manicomio dove è sottoposto a varie torture.
L'unico momento di tregua, anche se avvolto da un'atmosfera esoterica, è la suite in 3 parti di "The Herald", brano che si può considerare il capolavoro dell'album.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Si parla ora degli inglesi Still Life, misteriosa ed oscura band dark prog.
"Still Life" ('71), è un album incentrato sopratutto dal suono dell'organo, si parla del "mitico" hammond ovviamente.
L'atmosfera che si vive nell'album è malinconica, decadente, gotica e riprende tempi antichi e perduti. L'album si apre con "People In Black", che propone sonorità folkeggianti, sognanti, impregnate di oscurità.
"October Witches" è uno dei picchi dell'album, un pezzo di 8 minuti, dove le tastiere dialogano con il refrain cantilenante; mentre "Dreams" è il pezzo dark per eccellenza, un trip oscuro, pieno di phatos e sofferenza.
Ultima citazione per "Time", dove potenza, oscurità e melodia vanno al proprio "zenit".
Tutto l'album: https://www.youtube.com/watch?v=DoXZx2Ta6kU
"Still Life" ('71), è un album incentrato sopratutto dal suono dell'organo, si parla del "mitico" hammond ovviamente.
L'atmosfera che si vive nell'album è malinconica, decadente, gotica e riprende tempi antichi e perduti. L'album si apre con "People In Black", che propone sonorità folkeggianti, sognanti, impregnate di oscurità.
"October Witches" è uno dei picchi dell'album, un pezzo di 8 minuti, dove le tastiere dialogano con il refrain cantilenante; mentre "Dreams" è il pezzo dark per eccellenza, un trip oscuro, pieno di phatos e sofferenza.
Ultima citazione per "Time", dove potenza, oscurità e melodia vanno al proprio "zenit".
Tutto l'album: https://www.youtube.com/watch?v=DoXZx2Ta6kU
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Si parla ora di un'altra band di confine, i Necromandus, band con un sound che era l'anello mancante tra l'hard e il dark prog.
La band venne scoperta da Tony Iommi che, mentre si registrava l'album "Orexis of Death" ('73), contribuì donando un suo assolo alla title track.
Il famoso magazine inglese Melody Maker, affermò che ascoltando la band, sembrava di sentire i Black Sabbath che coverizzavano gli Yes.
Questa affermazione era solo in parte vera, in quanto i Necromandus avevano una solida base jazz, senza contare la bellezza degli arpeggi di chitarra.
Ahimè l'album non venne mai pubblicato, se non ai giorni nostri, nel 1999.
La band venne scoperta da Tony Iommi che, mentre si registrava l'album "Orexis of Death" ('73), contribuì donando un suo assolo alla title track.
Il famoso magazine inglese Melody Maker, affermò che ascoltando la band, sembrava di sentire i Black Sabbath che coverizzavano gli Yes.
Questa affermazione era solo in parte vera, in quanto i Necromandus avevano una solida base jazz, senza contare la bellezza degli arpeggi di chitarra.
Ahimè l'album non venne mai pubblicato, se non ai giorni nostri, nel 1999.
- AnDagda
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Topic molto interessante e ottime descrizioni (oltre che ottimi album citati)...proverò ad aggiungere qualcosa se riesco.
We are blood, bones and sand
We break there just the same
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Credo che a questa discussione non può mancare un disco incredibilmente seminale per tutto il rock e il metal oscuro. Hard Rock oscuro e anche progressivo è quello che troviamo nella gemma degli Atomic Rooster "Death Walks Behind You" (1970) di Vincent Crane e John Du Cann. Un capolavoro assoluto come pochi nella storia del rock.
Poi sarò banale ma un altro disco di sterminato dark sound accostato a finiture prog e a del sano hard è il seminale "Tyranny and Mutation" dei Blue Oyster Cult, ancora oggi fonte di ispirazione per quasi tutti vogliano cimentarsi con del rock adulto, intelligente, veramente progressivo e maligno.
Poi sarò banale ma un altro disco di sterminato dark sound accostato a finiture prog e a del sano hard è il seminale "Tyranny and Mutation" dei Blue Oyster Cult, ancora oggi fonte di ispirazione per quasi tutti vogliano cimentarsi con del rock adulto, intelligente, veramente progressivo e maligno.
Cirith Ungol-The Tower Of Fire
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Gli Atomic Rooster li avevo già citati, mentre i Blue Öyster Cult, appartengono a questo thread, sì e no.
Sì perchè nel loro sound hanno la componente dark prog, no perchè è quasi "oscurata" da hard, r'n'r, swing, beat, blues, psichedelia, boogie...
Un sound unico, che hanno solo loro.
Sì perchè nel loro sound hanno la componente dark prog, no perchè è quasi "oscurata" da hard, r'n'r, swing, beat, blues, psichedelia, boogie...
Un sound unico, che hanno solo loro.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Gli Atomic Rooster non li avevo visti proprio…vabbè due volte è meglio che una..
Vediamo se mi viene in mente qualche altra band dai miei ascolti giovanili..
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Cirith Ungol-The Tower Of Fire
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Associata al film "Manhunter - Frammenti di un omicidio" trasmette ancora più angoscia ed oscurità: potrebbe andare, che dite?
In più ho anche imparato come si postano i video...
Se t’inchini e t’accorgi di avè quattro palle è troppo tardi: il nemico ti è salito sopra. Se il nemico te l’ha messo in culo non t’agità, faresti il suo gioco...
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Agli Iron Butterflay avevo pensato anche io ma mi sembrano molto proto Metal più che dark prog
Cirith Ungol-The Tower Of Fire
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Adesso si parla di una band grandissima, una band che ha sfornato un capolavoro, che va oltre il dark prog o il prog rock, un capolavoro del rock tutto.
Si parla dei Van Der Graaf Generator, e del loro "Pawn Hearts" ('71), una band e un album unici a dir poco.
I Van Der Graaf Generator furono i più originali esponenti del prog britannico. Il sound e i testi del cantante/filosofo Peter Hammill, esprimevano un pessimismo quasi cosmico.
Nelle loro canzoni, esistenziali e piene di dolore, si sente angoscia, claustrofobia e paranoia. Rispetto alle altre band prog, la band di Hammill era più cupa e tetra, quasi gotica.
Troppo bravi e lontani da esibizionismo e virtuosismo, quanto profondi e drammatici, per non essere ricordati e stimati anche ai giorni nostri.
L'album è complesso, spaventoso e cupo, "Lemmings" (una canzone di quasi 12 minuti), parte come una sorta di danza tra le tastiere e un sax dissonante.
Si alternano parti aggressive ad altre più mediate, il cui testo, che parla del suicidio di massa dei roditori, è una metafora del destino che attende l’uomo.
"Man-Erg" (quasi 12 minuti) è un inno all’uomo dei tempi moderni, che assurge a poco a poco a una dimensione epica; musicalmente è abbellito da struggenti melodie, e dai ritmi del sax.
Si arriva quindi a "A Plague of Lighthouse Keepers" (23 minuti) un brano teatrale, tragico e convulso, caratterizzato da basi ora celestiali e ora tenebrose di organo e sax.
Le parti vocali sono particolarmente drammatiche, fino all’apoteosi del coro finale, dove la solitudine e il fatale destino del cantante, coincide con quella dell’intera umanità.
Si parla dei Van Der Graaf Generator, e del loro "Pawn Hearts" ('71), una band e un album unici a dir poco.
I Van Der Graaf Generator furono i più originali esponenti del prog britannico. Il sound e i testi del cantante/filosofo Peter Hammill, esprimevano un pessimismo quasi cosmico.
Nelle loro canzoni, esistenziali e piene di dolore, si sente angoscia, claustrofobia e paranoia. Rispetto alle altre band prog, la band di Hammill era più cupa e tetra, quasi gotica.
Troppo bravi e lontani da esibizionismo e virtuosismo, quanto profondi e drammatici, per non essere ricordati e stimati anche ai giorni nostri.
L'album è complesso, spaventoso e cupo, "Lemmings" (una canzone di quasi 12 minuti), parte come una sorta di danza tra le tastiere e un sax dissonante.
Si alternano parti aggressive ad altre più mediate, il cui testo, che parla del suicidio di massa dei roditori, è una metafora del destino che attende l’uomo.
"Man-Erg" (quasi 12 minuti) è un inno all’uomo dei tempi moderni, che assurge a poco a poco a una dimensione epica; musicalmente è abbellito da struggenti melodie, e dai ritmi del sax.
Si arriva quindi a "A Plague of Lighthouse Keepers" (23 minuti) un brano teatrale, tragico e convulso, caratterizzato da basi ora celestiali e ora tenebrose di organo e sax.
Le parti vocali sono particolarmente drammatiche, fino all’apoteosi del coro finale, dove la solitudine e il fatale destino del cantante, coincide con quella dell’intera umanità.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Gli Zior sono stati una delle grandi band underground del dark prog inglese, un nome minore che ha composto un album molto vario, legato ad un immaginario esoterico e di magia nera.
L'interesse al loro primo album omonimo del '71, non si limita alla spettrale copertina (realizzata da Keith Macmillan, autore della copertina del primo album dei Black Sabbath), ma è alimentato da canzoni coinvolgenti e profondamente immerse in quella atmosfera intrisa di magia e spiritualità, che ha distinto gli anni '60/'70.
Le canzoni dell'album, sono scritte principalmente dalla coppia Peter Brewer (batteria, percussioni, pianoforte) e Keith Bonsor (voce, organo, flauto), ed uniscono alla tipica componente dark prog (influenzata da hard, blues, folk e psichedelia) un gusto compositivo ambiguo, dal sapore pagano/esoterico estremamente personale.
Il potente ed incalzante boogie dell'iniziale "I Really Do", apre la strada per epici inni all'amore selvaggio come "Love's Desire" e "Give Me Love", oltre che al blues rock lunatico di "Now I'm Sad".
Altrove gli Zior svelano un'interessante indole "sinfonica", come nella visionaria ballata "New Lands", oppure paradossalmente si lasciano andare nel delicato folk rock di "I Was Fooling".
"Quabala", è una macabra danza tribale impregnata di psichedelia, mentre "Oh Maraya" è maligna e sulfurea.
Le ottime parti vocali, portate spesso all'eccesso, rappresentando uno dei punti di forza dell'album, come nell'ipnotica "Before My Eyes Go Blind".
La band aveva anche una certa reputazione concertistica, ricca di oscura teatralità e trovate horror.
L'interesse al loro primo album omonimo del '71, non si limita alla spettrale copertina (realizzata da Keith Macmillan, autore della copertina del primo album dei Black Sabbath), ma è alimentato da canzoni coinvolgenti e profondamente immerse in quella atmosfera intrisa di magia e spiritualità, che ha distinto gli anni '60/'70.
Le canzoni dell'album, sono scritte principalmente dalla coppia Peter Brewer (batteria, percussioni, pianoforte) e Keith Bonsor (voce, organo, flauto), ed uniscono alla tipica componente dark prog (influenzata da hard, blues, folk e psichedelia) un gusto compositivo ambiguo, dal sapore pagano/esoterico estremamente personale.
Il potente ed incalzante boogie dell'iniziale "I Really Do", apre la strada per epici inni all'amore selvaggio come "Love's Desire" e "Give Me Love", oltre che al blues rock lunatico di "Now I'm Sad".
Altrove gli Zior svelano un'interessante indole "sinfonica", come nella visionaria ballata "New Lands", oppure paradossalmente si lasciano andare nel delicato folk rock di "I Was Fooling".
"Quabala", è una macabra danza tribale impregnata di psichedelia, mentre "Oh Maraya" è maligna e sulfurea.
Le ottime parti vocali, portate spesso all'eccesso, rappresentando uno dei punti di forza dell'album, come nell'ipnotica "Before My Eyes Go Blind".
La band aveva anche una certa reputazione concertistica, ricca di oscura teatralità e trovate horror.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
I Bram Stoker erano una misteriosa band inglese, che esordì con l'album "Heavy Rock Spectacular" del '72 (ristampato ai giorni nostri anche con il titolo "Schizo-Poltergeist").
Le otto composizioni sono melodiche e dinamiche, dominate dall'organo hammond, mentre la chitarra elettrica è spesso distorta, offrendo alcuni soli infuocati anche se in generale rimane in sottofondo.
Il dark prog della band ha un tocco hard, con influenze neoclassiche. L'album parte con l'hard di "Born to Be Free", continua con la cupa e atmosferica "Blitz" (che parla di raid aereo), la furiosa "Idiot" e l'hard gotico e inquietante di "Fingals Cave" (quasi 8 minuti).
"Poltergeist" è forse il capolavoro dell'album, con voci spettrali e cupe trame di hammond.
Le otto composizioni sono melodiche e dinamiche, dominate dall'organo hammond, mentre la chitarra elettrica è spesso distorta, offrendo alcuni soli infuocati anche se in generale rimane in sottofondo.
Il dark prog della band ha un tocco hard, con influenze neoclassiche. L'album parte con l'hard di "Born to Be Free", continua con la cupa e atmosferica "Blitz" (che parla di raid aereo), la furiosa "Idiot" e l'hard gotico e inquietante di "Fingals Cave" (quasi 8 minuti).
"Poltergeist" è forse il capolavoro dell'album, con voci spettrali e cupe trame di hammond.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Con gli americani Salem Mass, ci troviamo davanti ad una band eccentrica, che proponeva una miscela di suoni e stili che spesso oltrepassavano i confini, anche se labili, del dark prog.
L'album "Witch Burning" ('71), parte alla grande con i 10 minuti della title track, un hard cantato con voce teatrale, ma già con "My Sweet Jane" invece, si va dalle parti della ballata ombrosa e romantica.
Si torna all'hard con "You Can't Run My Life", mentre spiazza non poco il pop psichedelico di "You're Just A Dream", fino a "Bare Tree" che è un altro hard, ma con dalle sfumature psichedeliche.
Quindi un album non così oscuro come la band e il titolo dell'album implicherebbero, anche se spesso il synth diventa piuttosto inquietante, e i testi che raccontano la tragedia di persone condannate al rogo pure.
L'album "Witch Burning" ('71), parte alla grande con i 10 minuti della title track, un hard cantato con voce teatrale, ma già con "My Sweet Jane" invece, si va dalle parti della ballata ombrosa e romantica.
Si torna all'hard con "You Can't Run My Life", mentre spiazza non poco il pop psichedelico di "You're Just A Dream", fino a "Bare Tree" che è un altro hard, ma con dalle sfumature psichedeliche.
Quindi un album non così oscuro come la band e il titolo dell'album implicherebbero, anche se spesso il synth diventa piuttosto inquietante, e i testi che raccontano la tragedia di persone condannate al rogo pure.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Comunque complimenti cdf per questo gran lavoro di ricerca
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Re: Dark Sound anni '60/'70
questo topic è un gioiello!
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Possiamo inserire i Quatermass? Trio inglese con all'attivo solo il capolavoro omonimo del 1970. Rock progressivo su base tastiera. A parte la canonica Black Sheep Of Famiy (che è comunque un pezzone ) l'intero album mi ha trasmesso sempre un non so che di sinistro, forse proprio per le grandi tastiere di Peter Robinson.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Ahimè no.Polimar72 ha scritto: ↑24 giugno 2021 11:33 Possiamo inserire i Quatermass? Trio inglese con all'attivo solo il capolavoro omonimo del 1970. Rock progressivo su base tastiera. A parte la canonica Black Sheep Of Famiy (che è comunque un pezzone ) l'intero album mi ha trasmesso sempre un non so che di sinistro, forse proprio per le grandi tastiere di Peter Robinson.
I Quintessence facevano un prog più nelle intenzioni, che nel risultato.
Era un album il loro, ricco di misticismo orientale, di inni, canti e psichedelia.
Un album pieno di positività, che esordì addirittura al 22 posto delle classifiche inglesi di quegli anni.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
I The Human Beast erano una vera e propria leggenda underground, una band "cult".
La band scozzese era composta da un trio, Edward Jones basso/voce, Gillies Buchan voce/chitarra e John Ramsey alla batteria, con il contributo di un quarto elemento, David McNiven al clarinetto.
Il loro unico album, "Volume One" ('70) è intriso di una oscura psichedelia, dalle venature hard. L'album inizia con "Mystic Man", con chitarra wah-wah e breaks orrorifici, che ti catapultano in un mondo oscuro, pieno di funesti presagi.
"Naked Breakfast" è un brano più sognante, con un cupo e malsano cantato, che crea un'atmosfera altamente suggestiva."Brush With the Midnight Butterfly", è un pezzo hard, ma anche sperimentale e psichedelico.
"Maybe Someday", sembra sospesa in un'atmosfera surreale, mentre "Reality Presented As an Alternative" ha una struttura affascinante e vagamente crepuscolare, più propiamente prog.
Infine in "Appearance Is Everything, Style Is A Way Of Living", si sente una bella chitarra distorta, sorretta da inquetanti ritmi tribaleggianti.
Interessante la copertina dell'album, che sembra una versione gotica di De Chirico, ambientata in uno dei suoi famosi spazi metafisici.
La band scozzese era composta da un trio, Edward Jones basso/voce, Gillies Buchan voce/chitarra e John Ramsey alla batteria, con il contributo di un quarto elemento, David McNiven al clarinetto.
Il loro unico album, "Volume One" ('70) è intriso di una oscura psichedelia, dalle venature hard. L'album inizia con "Mystic Man", con chitarra wah-wah e breaks orrorifici, che ti catapultano in un mondo oscuro, pieno di funesti presagi.
"Naked Breakfast" è un brano più sognante, con un cupo e malsano cantato, che crea un'atmosfera altamente suggestiva."Brush With the Midnight Butterfly", è un pezzo hard, ma anche sperimentale e psichedelico.
"Maybe Someday", sembra sospesa in un'atmosfera surreale, mentre "Reality Presented As an Alternative" ha una struttura affascinante e vagamente crepuscolare, più propiamente prog.
Infine in "Appearance Is Everything, Style Is A Way Of Living", si sente una bella chitarra distorta, sorretta da inquetanti ritmi tribaleggianti.
Interessante la copertina dell'album, che sembra una versione gotica di De Chirico, ambientata in uno dei suoi famosi spazi metafisici.
- Polimar72
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Re: Dark Sound anni '60/'70
The Human Beast li conosco, credo di avere anche il cd da qualche parte.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Parliamo ora dei tedeschi Necronomicon, il cui primo album, "Tips Zum Selbstmord" ('72), si apre a forma di croce (se siete fortunati ed avete il vinile).
Il nome della band è ispirato, ovviamente, al libro di magia nera che lo scrittore H.P. Lovecraft, ha citato in uno dei suoi numerosi racconti.
"Tips Zum Selbstmord", ovvero "consigli per il suicidio", è un album singolare, per quello che s'intende come dark prog, dalle varie ed interessanti sfumature.
Apre l'album "Prologue", un vorticoso brano garage/blues, ci vuole "Requiem Der Natur", per calmare un po' l'atmosfea. Il brano è un'oscura ballata (con organo in bella vista), con un'inquetante coro femminile e un intermezzo jazz/blues.
"Die Stadt" parla di una città del futuro ed è costruita su una ballata folk, che si trasforma in hard, con cori e organo vicini allo space rock."In Memoriam", inizia blues, per poi traformarsi in un brano evocativo, con un finale "movimentato".
Si arriva infine a "Requiem Von Ende", brano sinistro ed etereo, che conclude egregiamente un album interessante e dalle tinte fosche.
Tutto l'album: https://www.youtube.com/watch?v=BiJuxUN ... fBMbi2RAs_
Il nome della band è ispirato, ovviamente, al libro di magia nera che lo scrittore H.P. Lovecraft, ha citato in uno dei suoi numerosi racconti.
"Tips Zum Selbstmord", ovvero "consigli per il suicidio", è un album singolare, per quello che s'intende come dark prog, dalle varie ed interessanti sfumature.
Apre l'album "Prologue", un vorticoso brano garage/blues, ci vuole "Requiem Der Natur", per calmare un po' l'atmosfea. Il brano è un'oscura ballata (con organo in bella vista), con un'inquetante coro femminile e un intermezzo jazz/blues.
"Die Stadt" parla di una città del futuro ed è costruita su una ballata folk, che si trasforma in hard, con cori e organo vicini allo space rock."In Memoriam", inizia blues, per poi traformarsi in un brano evocativo, con un finale "movimentato".
Si arriva infine a "Requiem Von Ende", brano sinistro ed etereo, che conclude egregiamente un album interessante e dalle tinte fosche.
Tutto l'album: https://www.youtube.com/watch?v=BiJuxUN ... fBMbi2RAs_
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Sono forse più in territori psychedelic-rock e solo marginalmente prog, ma aggiungerei questi
Arcadium - Breath Awhile del 1969 (l'opener in particolare I'm on my way)
https://youtu.be/rFtWctjASs8
Bachdenkel - Lemmings
https://youtu.be/rhhRvYkBFCw
Message - From books and dreams
https://youtu.be/JwzobAFctCM
entrambi del '73
Arcadium - Breath Awhile del 1969 (l'opener in particolare I'm on my way)
https://youtu.be/rFtWctjASs8
Bachdenkel - Lemmings
https://youtu.be/rhhRvYkBFCw
Message - From books and dreams
https://youtu.be/JwzobAFctCM
entrambi del '73
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Bachdenkel e Message non mi convincono molto.
I primi con quei vocalizzi/melodie alla Beatles, mi hanno lasciano alquanto perplesso, i secondi hanno una copertina davvero intrigante, però mi sembrano troppo hard e hanno un sax troppo free.
I primi con quei vocalizzi/melodie alla Beatles, mi hanno lasciano alquanto perplesso, i secondi hanno una copertina davvero intrigante, però mi sembrano troppo hard e hanno un sax troppo free.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Il Balletto di Bronzo, partono come band hard/beat, ma dopo l'arrivo del tastierista Gianni Leone (dotato di una tecnica musicale superiore), il sound si fa più oscuro e complesso, nonchè progressivo.
Il concept che sta dietro a "Ys" ('72), è ispirato da un racconto medievale francese ("L'Histoire d'YS"), che parla di un uomo, che è rimasto da solo sulla Terra (popolata solo da "morti viventi"). L'uomo compie un viaggio e fa ripetuti incontri (con un'entità soprannaturale), prima di scomparire tragicamente nell'abisso, come fu per la mitica isola di Ys, inghiottita dalle acque.
Questo concept ben si adatta alla musica, dalle atmosfere "apocalittiche" e dal sound dark, suonata tra l'altro in modo eccelso.
L’album è articolato in cinque movimenti, o meglio, un’introduzione, tre "incontri" ed un epilogo; una sorta di viaggio dantesco dalle liriche oscure, con l'inquietante trasposizione dei testi in musica.
Il brano iniziale, "Intro", parte con organo, campane e progressioni lente e ossessive. Preludio a ritmi quasi jazzati e da un'accompagnamento angoscinte. Ottimo l'uso del synth che produce rumori di sottofondo, davvero sinistri.
Con "Primo Incontro", siamo di fronte al brano più cupo in assoluto, con cori da brivido e atmosfere paranoiche (accentuate dall'uso della "spinetta", una particolare tastiera).
Si arriva quindi a "Terzo Incontro" e a "Epilogo", dove si sentono atmosfere che rasentano l'avanguardia, in un clima horror e cadenzato, con un riff hard molto oscuro e un piano jazz in lontananza.
L'album è uscito nella più totale indifferenza, ed è diventato oggetto di culto tra gli appassionati del genere.
Il concept che sta dietro a "Ys" ('72), è ispirato da un racconto medievale francese ("L'Histoire d'YS"), che parla di un uomo, che è rimasto da solo sulla Terra (popolata solo da "morti viventi"). L'uomo compie un viaggio e fa ripetuti incontri (con un'entità soprannaturale), prima di scomparire tragicamente nell'abisso, come fu per la mitica isola di Ys, inghiottita dalle acque.
Questo concept ben si adatta alla musica, dalle atmosfere "apocalittiche" e dal sound dark, suonata tra l'altro in modo eccelso.
L’album è articolato in cinque movimenti, o meglio, un’introduzione, tre "incontri" ed un epilogo; una sorta di viaggio dantesco dalle liriche oscure, con l'inquietante trasposizione dei testi in musica.
Il brano iniziale, "Intro", parte con organo, campane e progressioni lente e ossessive. Preludio a ritmi quasi jazzati e da un'accompagnamento angoscinte. Ottimo l'uso del synth che produce rumori di sottofondo, davvero sinistri.
Con "Primo Incontro", siamo di fronte al brano più cupo in assoluto, con cori da brivido e atmosfere paranoiche (accentuate dall'uso della "spinetta", una particolare tastiera).
Si arriva quindi a "Terzo Incontro" e a "Epilogo", dove si sentono atmosfere che rasentano l'avanguardia, in un clima horror e cadenzato, con un riff hard molto oscuro e un piano jazz in lontananza.
L'album è uscito nella più totale indifferenza, ed è diventato oggetto di culto tra gli appassionati del genere.
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Re: Dark Sound anni '60/'70
Sono album dalle atmosfere molto cupe e con testi (al di là della presenza o meno a riferimenti all'ccoulto) votati ad una visione pessimistica delle cose, ma certamente sono un po' lontani dal "dark sound" che da quanto ho intuito hai voluto esplorare con questo therad.
Anch'io avevo pensato al Balletto di Bronzo...altri gruppi italiani oltre a quelli già citati e i nomi più noti (es. Goblin)?
Nel frattempo mi ascolto un po' delle cose che hai postato e che non conoscevo (o solo di nome, Still Life, Necronomicom, Bram Stoker, Salem Mass..).
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