wirikuta ha scritto: ↑13 settembre 2021 06:30
Non credo tu mi abbia compreso, o io non ho compreso la risposta. Provo a riformulare: L'insorgere in sè di varianti è un processo essenzialmente stocastico. Invece, quali varianti "vincano" la lotta darwiniana è determinato dall'interazione virus mutato/ambiente. Se l'ambiente cellulare nel quale il virus si trova a sguazzare è interamente composto da corpi vaccinati, non si determinerà una situazione nella quale verranno darwinianamente promosse solo le (eventuali) varianti che bucano il vaccino?
Si, in effetti, non avevo capito che il "positivo" nella tua frase era inteso come "positivo PER IL VIRUS".
Allora, il discorso in realtà è paradossalmente per certi versi molto semplice e per altri molto complesso. Per la parte complessa mi tiro fuori, perche' sono questioni che inizialmente mi sembrano interessanti (e sicuramente lo sono anche), poi, nel momento in cui inizio ad approfondire mi scoglionano. Molto meglio sentire le spiegazione di un epidemiologo o magari anche di un virologo (bigio?)
Rimanendo sul semplice la questione è: nel tuo ragionamento, che in sè non è insensato, non consideri aspetti fondamentali, per cui arrivi ad una conclusione confondente.
Innanzitutto: una selezione di una variante rispetto ad un' altra presupporrebbe uno stato di competizione che, magari, non esiste. Perchè la variante non può convivere con il virus non ancora mutato? Per carenza di ospiti, in prima istanza, ma siamo 6 miliardi e quindi non è questo il caso.
Poi, anche se veramente ci fosse questa selezione relativa che cambia la storia naturale del virus, aumentando in proporzione la ipotetica variante resistente al vaccino, capovolgi il ragionamento e pensa a cosa accadrebbe se NON alterassimo il ciclo naturale del virus con un programma vaccinale su scala mondiale.
Si arriverebbe relativamente presto ad una immunità (naturale) di gregge, probabilmente prevarrebbero alla lunga varianti meno virulente etc... con il piccolo particolare che in questo lasso di tempo avresti probabilmente decine di milioni di morti.
Con un programma di vaccinazione l'obiettivo è quello di ridurre drasticamente la diffusione e,quindi, il numero assoluto di questi piccoli stronzi. Se lo fai efficacemente innanzitutto salvi milioni di vite, altrimenti destinati a morire in seguito ad un decorso particolarmente aggressivo della malattia causato dal virus non mutato. E in aggiunta a ciò fai crollare la probabilità che possa insorgere ed imporsi una variante vaccino-resistente.
Se insorge sono cazzi, ma ragionando su numeri più bassi, hai tempo di monitare ed isolare i casi, studiarli, produrre un nuovo vaccino che copra anche quella variante etc
Chiaramente con una immunità di gregge raggiunta per effetto di un ricorso alla vaccinazione da parte del 85-90% della popolazione il successo è quasi garantito. Se la copertura vaccinale non è sufficiente, accade esattamente quello che rischia lo stolto che inizia una cura antibiotica di 6 giorni, per poi interrromperla al secondo giorno, in virtè della scomparsa dei sintomi: fai fuori in quei due giorni il grosso della carica batterica, ma dai tempo ai pochi rimasti - che magari hanno un piccolo vantaggio genetico selettivo - ad replicarsi e, per caso, acquisire ulteriori mutazioni vantaggiose e, quindi uno stato di antibiotico-resistenza.
Quindi, riassumendo:
1) Le varianti possono statisticamente prevalere sui ceppi originari in seguito ad un programma vaccinale:
SI, in termini relativi (es pre vaccino original/variante= 1 mlione/1 , post-vaccino 100/1)
NO in termini di numeri assoluti.
2) La vaccinazione ed il relativo cambio della storia ed il ciclo naturale del virus è l'unico modo per evitare decine di milioni di morti su scala mondiale.
3) la vaccinazione è tanto più efficace quanto più su ampia scala, idealmente con una copertura della popolazione fino al raggiungimento dell'immunità di gregge (e con questo ridurre quasi a zero il rischio dell'insorgenza di varianti resistente che sfuggano epidemiologicamente al controllo).