La lenta erosione della civiltà del lavoro...
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Seee, vabbè..
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- Sairus
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
I punti di vista sono sempre due: il lavoratore e il mercato. Nel breve il primo può avere la precedenza, ma è inevitabile che nel lungo il secondo vinca sempre. Ovvio che un geometra non può riconvertirsi in un amen al ramo informatico, è altrettanto ovvio, però, che un azienda e un'organizzazione sindacale che continuano a fare resistenza al cambiamento invece di investire continuamente nella formazione e nell'aggiornamento dei dipendenti fanno un gioco che alla lunga danneggia il lavoratore. Il modo di fare qualsiasi lavoro cambia nel tempo, pensare il contrario è follia.Frankgate ha scritto: ↑18 giugno 2023 16:19Il problema è guardare la questione solo dal proprio punto di vista, che è quello dell'information technology. Non è che un geometra o un avvocato può subito riconvertirsi al ramo informatico. Se un coltivatore non ha più lavoro perché un attrezzo lo ha sostituito, non è che lo metti davanti a un computer e il gioco è fatto.Sairus ha scritto: ↑18 giugno 2023 13:02 Johnny se non si procedesse di pari passo con il progresso tecnologico avresti ancora migliaia di "spalatori di carbone delle locomotive dei treni" e mille altre di queste professioni. Per ciascuna di queste c'è stata una fase di transizione che ha portato le mansioni lavorative in altri settori correlati a quelle stesse posizioni.
Ad esempio, parlando dell'ambito IT, qui a Roma per ogni laureato in informatica vengono generate 8 richieste di lavoro per informatici (parlo degli ultimi 5-6 anni), va da se che la domanda del mercato è fortissima in quel settore, come anche lo spazio disponibile, tant'è vero che il mercato è molto aggressivo.
Il discorso che vedo fare, secondo me, non tiene molto conto di questa realtà. Parlando di banche, ad esempio, se è vero che le filiali sono diminuite e gli impiegati per filiale anche, è altrettanto vero che la parte informatica e digitale delle banche occupa tantissimo personale. La mia azienda stessa ha decine di persone su Roma che fanno consulenza per la parte informatica delle maggiori banche, perchè queste non riescono ad assumere abbastanza persone qualificate per svolgere determinate mansioni.
Tirate in ballo le vostre esperienze personali e allora lasciatevi dire da chi ha fatto trattative sindacali: tre volte su quattro quando un'azienda ti convoca è per parlare di esuberi e trasferimenti. Che vuol dire tagliare ed "efficientare" gli organici. Cioè, disoccupazione.
In ogni caso, pur comprendendo e, sotto certi aspetti, condividendo il tuo modo di vedere la questione, ne facevo un discorso puramente "quantitativo", ovvero argomentavo sul fatto che non è vero che vengono tagliate posizioni lavorative quando c'è un cambiamento dovuto alla tecnologia, ma piuttosto vengono sostituite con altre posizioni. La quantità totale di lavoro rimane lo stesso. L'obiezione potrebbe farla anche un giovane che entra nel mondo del lavoro e dice "beh, si togliessero di torno gli spalatori di carbone per locomotive che hanno lavorato tanto e ora servono meno, che adesso tocca a me".
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
basterebbe anche far capire a sti giovani moderni, due punti: neh, strunz...ma che ti metti a studiare giurisprudenza se ci sono migliaia di laureati in legge che pascolano perchè il mercato non li assorbe? il discorso IT di Sairus per me regge alla grande: provate a mettere un CV di developer full stack su LinkedIn e vedete che succede.
il problema è che, al netto della situazione economica sconquassata di questo disgraziato paese che è l'Italia, se uno si ostina ancora a laurearsi e fare percorsi di studio avulsi dal mondo del lavoro sarà destinato a fare il disoccupato.
adesso ho aperto il vaso di Pandora e apriti cielo
il problema è che, al netto della situazione economica sconquassata di questo disgraziato paese che è l'Italia, se uno si ostina ancora a laurearsi e fare percorsi di studio avulsi dal mondo del lavoro sarà destinato a fare il disoccupato.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Faccio una premessa: l'aggiornamento e la formazione è uno dei punti cardine delle trattative sindacali. Non c'è resistenza al cambiamento da questo punto di vista. Il problema è quando il cambiamento porta a esuberi. Se fosse per le aziende non esisterebbe la formazione. La somministrano controvoglia e solo quando serve a loro.
Quantitativamente i livelli occupazionali restano invariati: sì e no. Purtroppo il fine dell'impresa non è l'utilità sociale, ma il profitto. L'automazione non viene introdotta per rendere le condizioni lavorative più confortevoli, ma per risparmiare sui costi del personale. Un processo graduale e condiviso che porti all'automazione di alcuni processi sarebbe pure auspicabile, ma non è ciò che avviene nella realtà. Nel mondo reale l'imprenditore se ne frega se parte dei lavoratori non ha più un ruolo.
@Mordred sono d'accordo che bisogna andare dove tira il vento, io stesso farei scelte diverse se tornassi indietro, tuttavia uno studente che si trova a decidere quale percorso di studi intraprendere trova dinanzi a sé un ventaglio di scelte teoricamente tutte valide. Chi gli dice che iscriversi a giurisprudenza è inutile? Allora la scuola andrebbe riformata. Andrebbero proposti corsi di studio ad alto placement, invece di studiare ancora il greco e il latino (che sono culturalmente interessanti ma irrilevanti ai fini lavorativi)
Quantitativamente i livelli occupazionali restano invariati: sì e no. Purtroppo il fine dell'impresa non è l'utilità sociale, ma il profitto. L'automazione non viene introdotta per rendere le condizioni lavorative più confortevoli, ma per risparmiare sui costi del personale. Un processo graduale e condiviso che porti all'automazione di alcuni processi sarebbe pure auspicabile, ma non è ciò che avviene nella realtà. Nel mondo reale l'imprenditore se ne frega se parte dei lavoratori non ha più un ruolo.
@Mordred sono d'accordo che bisogna andare dove tira il vento, io stesso farei scelte diverse se tornassi indietro, tuttavia uno studente che si trova a decidere quale percorso di studi intraprendere trova dinanzi a sé un ventaglio di scelte teoricamente tutte valide. Chi gli dice che iscriversi a giurisprudenza è inutile? Allora la scuola andrebbe riformata. Andrebbero proposti corsi di studio ad alto placement, invece di studiare ancora il greco e il latino (che sono culturalmente interessanti ma irrilevanti ai fini lavorativi)
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Eh, ma qui si apre un altro discorso ancora (o vaso di Pandora per dirla alla Mordred) rispetto al ruolo dell'istruzione: fornire basi culturali? Educare? Preparare ad un'occupazione? E' possibile, nel caso, miscelare tutte queste componenti in modo efficace?
Premettendo che il mondo è cambiato parecchio negli ultimi lustri, ma io quando ho scelto il mio percorso (prima alle superiori, dove ho fatto il classico, poi all'università, dove ho fatto giurisprudenza) ho privilegiato quello che mi sarebbe piaciuto studiare / quello in cui mi sentivo più portato (o comunque meno a disagio), attribuendo solo una minima importanza alle prospettive lavorative (poi mi è andata gran bene, ma qui subentrano anche discorsi di "fortuna" intesa come trovarsi al posto giusto al momento giusto).
Premettendo che il mondo è cambiato parecchio negli ultimi lustri, ma io quando ho scelto il mio percorso (prima alle superiori, dove ho fatto il classico, poi all'università, dove ho fatto giurisprudenza) ho privilegiato quello che mi sarebbe piaciuto studiare / quello in cui mi sentivo più portato (o comunque meno a disagio), attribuendo solo una minima importanza alle prospettive lavorative (poi mi è andata gran bene, ma qui subentrano anche discorsi di "fortuna" intesa come trovarsi al posto giusto al momento giusto).
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
ma guarda per me, fossi il ministro dell'istruzione, alla luce dell'esperienza fatta, lascerei 5-6 facoltá massimo.
e lo dico, a scanso di equivoci: SÍ la facoltá di Lettere è tanto importante quanto Fisica, senno' uno fa solo quello che il mercato chiede ed allora saremmo tutti automi.
pero' stiamo parlando di utopie, è inevitabile che poi mi contraddico da solo. Ed infatti...
ok, provo a spiegarmi ma già solo che il discorso che farò sarà fragile: premettiamo che viviamo in un paese con un economia ed un mercato del lavoro sani, dove i laureati trovano prima o poi una sistemazione congrua ai loro studi. se il mercato del lavoro di questa Italia ideale richiede figure IT a strafottere, ed i laureati col massimo dei voti in letteratura moderna non riescono a trovare lavoro, allora è nel naturale stato delle cose: trovo difficoltà ad inserirmi nel mondo del lavoro se quest'ultimo richiede altre professionalità perchè il mondo è cambiato nel frattempo ed ora per aprirmi un conto in banca ho bisogno di uno smartphone e non piu' del cristiano dietro lo sportello.
e ho fatto l'esempio del laureato in lettere perchè mi riguarda: lavoro come business analyst in una compagnia di biotech, dei miei studi lavorativamente parlando non me ne sono fatto nulla, forse solo l'approccio ai problemi complessi l'ho portato con me, ma il mio destino era o fare il precario a vita, o lavorare da mcdonald (massimo rispetto per carità) oppure adeguarmi a questo moloch del Mercato. mi sono adeguato e non posso lamentarmi per nulla. per ora.
vabbè forse ho confuso ancora di piu' le idee di qualcuno.
e lo dico, a scanso di equivoci: SÍ la facoltá di Lettere è tanto importante quanto Fisica, senno' uno fa solo quello che il mercato chiede ed allora saremmo tutti automi.
pero' stiamo parlando di utopie, è inevitabile che poi mi contraddico da solo. Ed infatti...
ok, provo a spiegarmi ma già solo che il discorso che farò sarà fragile: premettiamo che viviamo in un paese con un economia ed un mercato del lavoro sani, dove i laureati trovano prima o poi una sistemazione congrua ai loro studi. se il mercato del lavoro di questa Italia ideale richiede figure IT a strafottere, ed i laureati col massimo dei voti in letteratura moderna non riescono a trovare lavoro, allora è nel naturale stato delle cose: trovo difficoltà ad inserirmi nel mondo del lavoro se quest'ultimo richiede altre professionalità perchè il mondo è cambiato nel frattempo ed ora per aprirmi un conto in banca ho bisogno di uno smartphone e non piu' del cristiano dietro lo sportello.
e ho fatto l'esempio del laureato in lettere perchè mi riguarda: lavoro come business analyst in una compagnia di biotech, dei miei studi lavorativamente parlando non me ne sono fatto nulla, forse solo l'approccio ai problemi complessi l'ho portato con me, ma il mio destino era o fare il precario a vita, o lavorare da mcdonald (massimo rispetto per carità) oppure adeguarmi a questo moloch del Mercato. mi sono adeguato e non posso lamentarmi per nulla. per ora.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
che poi, detto fra noi, se anche ci fosse ancora l'omino allo sportello in banca... che ci farebbe con una laurea in lettere? Spesso ho l'impressione che molti dei lavori che ora stanno sparendo sono quelli per cui non serve una preparazione accademica o artigiana, ma serve (serviva) semplicemente "farli".
Anche lavori per cui non è necessaria una laurea, ma sono molto specializzati (dal meccanico al muratore, passando per l'idraulico e per l'operaio specializzato) non spariscono, saranno sempre necessari.
Per ribattere al discorso di Frank, invece, se da un lato è vero che un'azienda dovrebbe avere come fine l'utilità sociale, è altrettanto vero che dovrebbe avere delle garanzie assolute per non dedicarsi semplicemente a generare profitto (se mi dedico alla società, non faccio i soldi e magari fallisco pure...chi cazzo me lo fa fare? col cazzo che apro un'azienda). Come anche trovo vero che per lo stesso motivo sarebbe giusto che un lavoratore cercasse di entrare nel mondo del lavoro per dare un contributo alla società, e non solo per timbrare il cartellino e portare il pane a casa (sono volutamente provocatorio, è per incentivare il discorso).
Anche lavori per cui non è necessaria una laurea, ma sono molto specializzati (dal meccanico al muratore, passando per l'idraulico e per l'operaio specializzato) non spariscono, saranno sempre necessari.
Per ribattere al discorso di Frank, invece, se da un lato è vero che un'azienda dovrebbe avere come fine l'utilità sociale, è altrettanto vero che dovrebbe avere delle garanzie assolute per non dedicarsi semplicemente a generare profitto (se mi dedico alla società, non faccio i soldi e magari fallisco pure...chi cazzo me lo fa fare? col cazzo che apro un'azienda). Come anche trovo vero che per lo stesso motivo sarebbe giusto che un lavoratore cercasse di entrare nel mondo del lavoro per dare un contributo alla società, e non solo per timbrare il cartellino e portare il pane a casa (sono volutamente provocatorio, è per incentivare il discorso).
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Mh..
Giurisprudenza era quotatissima perché una delle poche non a numero chiuso e offriva il vantaggio di poter dire "vado all'università". Le sessioni di esami rade e strapiene consentivano diversi escamotage per giustificare i tempi biblici dall'iscrizione alla laurea.
I genitori contenti perché il figlio/a sarebbe diventato avvocato.
Perfetto per non fare un cazzo e vivere sui genitori insomma.
Con alcuni picchi tipo uno che aveva ingannato tutta la sua famiglia fino ad un paio di giorni prima della.laurea (media del 28, esami stampati su un foglio con timbro e firma falsi,) ristorante prenotato, regali ricevuti, ecc.
Smascherato da sua cugina (avvocato vero) che insospettita dalla facilità con cui il tizio millantava di superare esami aveva chiamato alcuni amici in facoltà per scoprire che in realtà aveva dato 2 esami del primo anno (18 e 18).
Cmq io ho sputato sangue pur di fare quello che volevo fare, anche se il mercato del lavoro italiano mi ha obbligato ad andare all'estero pur di avere un minimo ritorno salariale.
Tornassi indietro lo rifarei? Credo di sì, anche se non sarebbe una scelta intelligente ma non sarei in grado di fare nient'altro.
Riesco ad applicarmi solo in qualcosa che mi piace (non sono un campione di forza di volontà direi)
Giurisprudenza era quotatissima perché una delle poche non a numero chiuso e offriva il vantaggio di poter dire "vado all'università". Le sessioni di esami rade e strapiene consentivano diversi escamotage per giustificare i tempi biblici dall'iscrizione alla laurea.
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Perfetto per non fare un cazzo e vivere sui genitori insomma.
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Smascherato da sua cugina (avvocato vero) che insospettita dalla facilità con cui il tizio millantava di superare esami aveva chiamato alcuni amici in facoltà per scoprire che in realtà aveva dato 2 esami del primo anno (18 e 18).
Cmq io ho sputato sangue pur di fare quello che volevo fare, anche se il mercato del lavoro italiano mi ha obbligato ad andare all'estero pur di avere un minimo ritorno salariale.
Tornassi indietro lo rifarei? Credo di sì, anche se non sarebbe una scelta intelligente ma non sarei in grado di fare nient'altro.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Si però il pane è pane Antonello.Sairus ha scritto: ↑19 giugno 2023 11:44
Come anche trovo vero che per lo stesso motivo sarebbe giusto che un lavoratore cercasse di entrare nel mondo del lavoro per dare un contributo alla società, e non solo per timbrare il cartellino e portare il pane a casa (sono volutamente provocatorio, è per incentivare il discorso).
Prendo a esempio il mio settore perché lo conosco bene. Il contributo alla società è (sarebbe) enorme (dal randagismo al controllo epidemiologico alla sicurezza dei prodotti alimentari) ma per 20€ al giorno chi te lo fa fare? Le asp fanno concorsi ogni morte di papa per far entrare qualche figlio/conoscente. Gli isp pure.
Ok la società e tutto ma al supermercato nn posso pagare in "buoni società"
Inoltre mettici pure una percezione della professione totalmente distorta e ormai quasi malvista: "veterinari tutti ladri e profittatori, si arricchiscono sui poveri animali" (fare un giro su facebook per verificare).
A un certo punto uno (io di sicuro almeno) se ne fotte del ruolo societario.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Ciò che mi avvilisce è che invece di avviarci verso una società senza soldi, dove ognuno ha quanto occorre per vivere dignitosamente, vedo in giro una crescente fame di denaro. Davvero un deserto morale e spirituale
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Per vivere così dovremmo spogliarci del 90% delle cose che abbiamo ed utilizziamo, e non solo: utopia.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Ma perché, avere un'automobile con i diamanti incastonati nei cerchioni oppure una villa con 126 camere (cit.) è indispensabile? Il problema è che non dovrebbero esistere i supermiliardari, che poi sono quelli che in sostanza comandano
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
L'unica cosa indispensabile è respirare, nutrirsi ed espellere le scorie.
Tutto il resto è opzionale .
Quindi che si fa? Rinunciamo a tutto. Ok. Cominciamo dalla musica? Vendiamo tutto: CD, vinili, cassette, impianti stereo, abbonamenti Spotify ecc. Ve lo accollate?
Sennò tanto vale che ci facciamo lobotomizzare e concludiamo l'esistenza dentro capsule, in attesa della morte.
Esagero ma perché non ho mai creduto a queste utopie equalizzatrici per le quali nessuno debba aver bisogno di niente.
Ogni individuo è unico e quello di cui ha bisogno uno nn è uguale per tutti.
Io nn rinuncerei a tutte le robe per dipingere. E sono tutte robe che costano. E no, non mi va di prenderne di più economiche. Sarò padrone di farlo o un domani dovrei essere obbligato a dipingere con le matite Giotto sennò sforo il budget e tizio non può avere il suo plug anale preferito?
Tutto il resto è opzionale .
Quindi che si fa? Rinunciamo a tutto. Ok. Cominciamo dalla musica? Vendiamo tutto: CD, vinili, cassette, impianti stereo, abbonamenti Spotify ecc. Ve lo accollate?
Sennò tanto vale che ci facciamo lobotomizzare e concludiamo l'esistenza dentro capsule, in attesa della morte.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Ma ovviamente ti dò ragione, lo legavo più al fatto che, mi sembra, molte persone danno per scontato che ci sia un lavoro per loro, da qualche parte, che gli consenta, semplicemente timbrando un cartellino, di vivere decentemente. Il "contributo" lo intendevo riferito alla voglia che dovrebbe avere una persona, entrando nel mondo del lavoro, di portare qualcosa di costruttivo e di evolvere nel tempo. Chiedersi ogni tanto se la nostra professione, per come è ora, è utile alla società, e come si potrebbe renderla ancor più utile guardando come evolve il mondo, sarebbe una bella domanda da farsi.GaYden ha scritto: ↑19 giugno 2023 11:59Si però il pane è pane Antonello.Sairus ha scritto: ↑19 giugno 2023 11:44
Come anche trovo vero che per lo stesso motivo sarebbe giusto che un lavoratore cercasse di entrare nel mondo del lavoro per dare un contributo alla società, e non solo per timbrare il cartellino e portare il pane a casa (sono volutamente provocatorio, è per incentivare il discorso).
Prendo a esempio il mio settore perché lo conosco bene. Il contributo alla società è (sarebbe) enorme (dal randagismo al controllo epidemiologico alla sicurezza dei prodotti alimentari) ma per 20€ al giorno chi te lo fa fare? Le asp fanno concorsi ogni morte di papa per far entrare qualche figlio/conoscente. Gli isp pure.
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A un certo punto uno (io di sicuro almeno) se ne fotte del ruolo societario.
Post-metto che sono volutamente provocatorio e sono partito per la tangente (non si sa mai).
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Ma se l'80% delle persone ambisce al "posto fisso" e mira a entrare nella pubblica amministrazione, direi che in termini di produttività e di propensione al sacrificio abbiamo un grosso problema. Ho conosciuto persone qualificate e con ottimi stipendi abbandonare per entrare nel pubblico impiego, pur di non avere pensieri e di non essere costretti a "sbattersi". E purtroppo l'atteggiamento repressivo dei datori di lavoro alimenta questo modo di ragionare.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
io lavoravo nella componentistica della fibra ottica, una di quelle robe che è alla base della era moderna. Mi sono chiesto spesso quanto potesse essere utile alla fine a tutta la società in generale..
Alla fine non me ne fotteva un cazzo di tutto ciò, complice il lavoro stesso, mal pagato e pieno di sacrifici come trasferte continue in auto,reperibilità...
Una vita senza orari per 10 anni, non certo per la gloria fino a che sono riuscito a cambiare se pur attraverso una odissea. Ora sono nel pubblico impiego e mi rendo conto delle differenze tra lavoro statale e privato. Una enorme ingiustizia separa queste due realtà. Un divario enorme, dallo sfruttamento e la fatica alla superficialità più assoluta e incompetenza..
Sono sempre più convinto che siamo in un paese di merda.
Alla fine non me ne fotteva un cazzo di tutto ciò, complice il lavoro stesso, mal pagato e pieno di sacrifici come trasferte continue in auto,reperibilità...
Una vita senza orari per 10 anni, non certo per la gloria fino a che sono riuscito a cambiare se pur attraverso una odissea. Ora sono nel pubblico impiego e mi rendo conto delle differenze tra lavoro statale e privato. Una enorme ingiustizia separa queste due realtà. Un divario enorme, dallo sfruttamento e la fatica alla superficialità più assoluta e incompetenza..
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Ah, tornando al discorso
del lavorare meno, ecco ora lavoro meno di prima, meno ore e senza ammazzarmi ma guadagno di più...
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
la tua situazione è assolutamente comunejohnny blade ha scritto: ↑19 giugno 2023 14:41 io lavoravo nella componentistica della fibra ottica, una di quelle robe che è alla base della era moderna. Mi sono chiesto spesso quanto potesse essere utile alla fine a tutta la società in generale..
Alla fine non me ne fotteva un cazzo di tutto ciò, complice il lavoro stesso, mal pagato e pieno di sacrifici come trasferte continue in auto,reperibilità...
Una vita senza orari per 10 anni, non certo per la gloria fino a che sono riuscito a cambiare se pur attraverso una odissea. Ora sono nel pubblico impiego e mi rendo conto delle differenze tra lavoro statale e privato. Una enorme ingiustizia separa queste due realtà. Un divario enorme, dallo sfruttamento e la fatica alla superficialità più assoluta e incompetenza..
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Fondamentalmente nel pubblico puoi fare un po' il cazzo che vuoi senze temere che ti lascino a casa qualsiasi motivo.Frankgate ha scritto: ↑19 giugno 2023 14:11 Ma se l'80% delle persone ambisce al "posto fisso" e mira a entrare nella pubblica amministrazione, direi che in termini di produttività e di propensione al sacrificio abbiamo un grosso problema. Ho conosciuto persone qualificate e con ottimi stipendi abbandonare per entrare nel pubblico impiego, pur di non avere pensieri e di non essere costretti a "sbattersi". E purtroppo l'atteggiamento repressivo dei datori di lavoro alimenta questo modo di ragionare.
Poi posso capire che, soprattutto al Sud* (da come mi è stato riferito da chi proviene da lì ma dimmi se sbaglio o meno), ci si vada a rifugiare nel pubblico per mancanza di alternative, sia di offerta lavorativa che di qualità del lavoro stesso (o in nero o nulla).
* non che al Nord sia tutto rose e fiori, anzi... però credo si stia un po' meglio.
Sulla questione "sacrificio-sbattimento" hai ragione. Ho notato soprattutto che i lavori di servizio (dal sanitario alla ristorazione) sono quelli più penalizzati in questo caso, quelli dove c'è un'alta offerta di posti di lavoro che restano vacanti. Conosco diverse attività commerciali costrette a chiudere o ridimensionarsi per mancanza di personale ed il problema non è tanto il non accettare certi orari oppure certi stipendi (in questi casi comunque sempre tutto da CCNL) ma il fatto è che nessuno si presenti a questi colloqui di lavoro eppure di gente a cui farebbero comodo due soldi non mancherebbe.
p.s. la scuola italiana fa schifo perché un ufficio di collocamento e non un luogo di formazione.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
proporre 1.800€ a un ingegnere chimico é oltre l'offensivo
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Eh, non mi sorprende.Frankgate ha scritto: ↑19 giugno 2023 15:00la tua situazione è assolutamente comunejohnny blade ha scritto: ↑19 giugno 2023 14:41 io lavoravo nella componentistica della fibra ottica, una di quelle robe che è alla base della era moderna. Mi sono chiesto spesso quanto potesse essere utile alla fine a tutta la società in generale..
Alla fine non me ne fotteva un cazzo di tutto ciò, complice il lavoro stesso, mal pagato e pieno di sacrifici come trasferte continue in auto,reperibilità...
Una vita senza orari per 10 anni, non certo per la gloria fino a che sono riuscito a cambiare se pur attraverso una odissea. Ora sono nel pubblico impiego e mi rendo conto delle differenze tra lavoro statale e privato. Una enorme ingiustizia separa queste due realtà. Un divario enorme, dallo sfruttamento e la fatica alla superficialità più assoluta e incompetenza..
Sono sempre più convinto che siamo in un paese di merda.
un mio cugino ingegnere chimico ha rinunciato a un contratto da 1800 euro al mese, ora fa l'insegnante (a 1300 euro)
Io in azienda sfioravo i 1400 euro, ma di questi dovevo anticipare per acquisti di eventuali materiali per poter effettuare il lavoro e per la benzina. Così al mese mi rimanevano puliti 1000 euro (a Milano..).
Il rimborso in teoria rientrava con lo stipendio del mese successivo ma in realtà non accadeva mai, o si "dimenticavano", o una parte perché "sbagliavano"..
Tutte cose che solo noi tecnici che uscivamo eravamo ad affrontare, chi lavorava in ufficio non immaginava.
Ovviamente in trasferta a pranzo un ticket da 7 euro, pure se da Milano mi ritrovavo a Udine...e alla sera la cena non doveva sfiorare i 20 euro..
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Da noi la carenza cronica di lavoro ha portato all'accentuarsi di questo fenomeno, che ormai riguarda ogni ceto sociale. Faccio un esempio eclatante che riguarda un mio amico laureato in giurisprudenza con 110. Lui viveva in provincia di Salerno e in provincia il problema è ancora più sentito. Una volta mi disse "se dovessi cercare lavoro nel privato non saprei da dove iniziare". Fece il concorso nei vigili del fuoco, ora è comandante a Grosseto. Parliamo di uno che come hobby ha la poesia, ha vinto premi letterari, parla corentemente latino. Se uno così è costretto a rifugiarsi (pur con merito) nel settore pubblico, stiamo inguaiati.Fenix ha scritto: ↑19 giugno 2023 15:04 Poi posso capire che, soprattutto al Sud* (da come mi è stato riferito da chi proviene da lì ma dimmi se sbaglio o meno), ci si vada a rifugiare nel pubblico per mancanza di alternative, sia di offerta lavorativa che di qualità del lavoro stesso (o in nero o nulla).
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
jò.. ma quando citi ste cose ti rendi conto che il commento è puramente filtrato dalla tua soggettività? Dove lo metti il limite oltre il quale una cosa è necessaria? Dai su...johnny blade ha scritto: ↑19 giugno 2023 17:19Tipo
https://www.repubblica.it/esteri/2023/0 ... 3-P1-S1-T1
È così necessario?
Tra l'altro... facessero del male a qualcuno questi. Sono turisti che hanno pagato per una cosa, punto.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Certo che è soggettivo.
Per me è roba inutile.
Ah no, hanno pagato.
Mi dispiace.
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Ah no, hanno pagato.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
La discussione è molto interessante, ma la piega che ha preso, che rimbalza tra estremi e opposti (astrazione teorica, esperienza / valutazione soggettiva, realtà fattuale), mi sa che non troverà mai uno sbocco 
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
L'esempio del sottomarino è molto borderline
Ciò che non solo non è borderline, ma è perfettamente inutile e rientra nel discorso sulla fame di soldi è farsi costruire un'automobile d'oro con i diamanti incastonati nei cerchioni. Ma quello è solo uno dei tanti vizi dei ricchi che hanno portato questo mondo allo sfacelo.
Ciò che non solo non è borderline, ma è perfettamente inutile e rientra nel discorso sulla fame di soldi è farsi costruire un'automobile d'oro con i diamanti incastonati nei cerchioni. Ma quello è solo uno dei tanti vizi dei ricchi che hanno portato questo mondo allo sfacelo.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Giusto così!Frankgate ha scritto: ↑28 giugno 2023 16:44 Grandissima bucchinara
https://www.repubblica.it/cronaca/2023/ ... 405763181/
Aspettiamo..
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
20 anni di assenza su 24 e c'ha pure da ridire
nel settore privato dopo 1 settimana di assenza ti arrivano a casa ispettori, carabinieri, la guardia nazionale e il presidente di Confindustria
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Mi sveglio, guardo il televideo come mio solito e, con grande sconcerto, leggo questa notizia (pagina 134)
https://www.televideo.rai.it/televideo/ ... pagina.jsp
3.200 comuni in Italia ormai non ha più una filiale bancaria. Il 41% della popolazione non ha uno sportello con il quale interfacciarsi. Banca online, automazione. La verità è che lo scopo è tagliare posti di lavoro per massimizzare i profitti. Ne abbiamo già parlato tempo fa e i numeri sono impietosi. Se sostituissero uno sportellista con un esperto di automazione di processi la banca avrebbe pochi benefici. Stipendi in meno, rogne in meno, vertenze sindacali in meno.
Ma anche volendo assecondare il ragionamento che a un impiegato tagliato fa seguito l'assunzione di un "tecnico", vi sembra normale doversi trasferire a migliaia di km di distanza? Vi sembra normale che l'impiegato di Caltanissetta, 55 anni di età, debba andare a Milano? Andiamo a lavorare tutti a Milano? E in periferia chi lavora?
Addirittura leggo che se ne è interessato il Presidente della Repubblica. Credo sia un intervento tardivo, bisognava rifletterci prima di dare "campo libero" alle banche e alle grandi aziende di fare ciò che vogliono.
https://www.televideo.rai.it/televideo/ ... pagina.jsp
3.200 comuni in Italia ormai non ha più una filiale bancaria. Il 41% della popolazione non ha uno sportello con il quale interfacciarsi. Banca online, automazione. La verità è che lo scopo è tagliare posti di lavoro per massimizzare i profitti. Ne abbiamo già parlato tempo fa e i numeri sono impietosi. Se sostituissero uno sportellista con un esperto di automazione di processi la banca avrebbe pochi benefici. Stipendi in meno, rogne in meno, vertenze sindacali in meno.
Ma anche volendo assecondare il ragionamento che a un impiegato tagliato fa seguito l'assunzione di un "tecnico", vi sembra normale doversi trasferire a migliaia di km di distanza? Vi sembra normale che l'impiegato di Caltanissetta, 55 anni di età, debba andare a Milano? Andiamo a lavorare tutti a Milano? E in periferia chi lavora?
Addirittura leggo che se ne è interessato il Presidente della Repubblica. Credo sia un intervento tardivo, bisognava rifletterci prima di dare "campo libero" alle banche e alle grandi aziende di fare ciò che vogliono.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
"Se il tuo lavoro è diventato obsoleto perché dovrei tenerti?" È questo il ragionamento che fanno loro, evidentemente.Frankgate ha scritto: ↑23 luglio 2023 09:00 Mi sveglio, guardo il televideo come mio solito e, con grande sconcerto, leggo questa notizia (pagina 134)
https://www.televideo.rai.it/televideo/ ... pagina.jsp
3.200 comuni in Italia ormai non ha più una filiale bancaria. Il 41% della popolazione non ha uno sportello con il quale interfacciarsi. Banca online, automazione. La verità è che lo scopo è tagliare posti di lavoro per massimizzare i profitti. Ne abbiamo già parlato tempo fa e i numeri sono impietosi. Se sostituissero uno sportellista con un esperto di automazione di processi la banca avrebbe pochi benefici. Stipendi in meno, rogne in meno, vertenze sindacali in meno.
Ma anche volendo assecondare il ragionamento che a un impiegato tagliato fa seguito l'assunzione di un "tecnico", vi sembra normale doversi trasferire a migliaia di km di distanza? Vi sembra normale che l'impiegato di Caltanissetta, 55 anni di età, debba andare a Milano? Andiamo a lavorare tutti a Milano? E in periferia chi lavora?
Addirittura leggo che se ne è interessato il Presidente della Repubblica. Credo sia un intervento tardivo, bisognava rifletterci prima di dare "campo libero" alle banche e alle grandi aziende di fare ciò che vogliono.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Non è tanto questione di essere obsoleto (termine tanto caro a chi lavora nella tecnologia). Il discorso è: non mi conviene tenere 50 filiali aperte su cui ci pago affitti, spese per energia, spese idriche, spese per la pulizia, oltre a pagare (esempio) 50 x 4 = 200 stipendi, quando posso fare la stessa cosa (SECONDO LORO, MA NON E' COSI') con un solo centro di elaborazione composto da 70 elementi. E' che sono arroganti, il problema che se si mettono d'accordo tra di loro (banche, imprese) tu utente puoi solo adeguarti.nonchalance ha scritto: ↑23 luglio 2023 11:45
"Se il tuo lavoro è diventato obsoleto perché dovrei tenerti?" È questo il ragionamento che fanno loro, evidentemente.
Ma il problema per i dipendenti resta. Nell'esempio stupido di prima mi ritrovo con 130 disoccupati.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Le "filiali bancarie" diffuse sul territorio sono state completamente soppiantate dagli uffici postali, che funzionano ANCHE da banca. Gli istituti bancari espletano quasi tutte funzioni che non necessitano la presenza sul territorio, soprattutto con l'aumento dei pagamenti online e per via telematica. La maggior parte degli istituti invia dei consulenti in determinati giorni che ricevono i clienti, appunto, negli uffici postali, per potersi interfacciare con il pubblico direttamente, nelle occasioni in cui è necessario.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Credo sia impensabile che un impiegato che viene assunto a 18 anni non debba affrontare nessun cambiamento a livello lavorativo in 40 anni di carriera. Il mondo in un lasso di tempo simile si modifica parecchio. Tra l'altro, spesso, presumiamo una rincorsa al profitto quando, invece, le aziende operano solo per rimanere vive sul mercato, pena il fallimento... che lascerebbe a piedi molte più persone.
Sicuramente c'è chi ci marcia, ma non così tanto come pensiamo. Secondo me siete sempre tanto, troppo orientati verso il punto di vista del "lavoratore", e vi dimenticate che anche chi prende decisioni ai piani più alti è un lavoratore, e magari è stato anche impiegato.
Sicuramente c'è chi ci marcia, ma non così tanto come pensiamo. Secondo me siete sempre tanto, troppo orientati verso il punto di vista del "lavoratore", e vi dimenticate che anche chi prende decisioni ai piani più alti è un lavoratore, e magari è stato anche impiegato.
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
Ferma, ferma, non ti allargare, abbi pazienza, sennò si va fa finire col dire baggianate
Le poste non hanno soppiantato nulla, le poste hanno la loro clientela di livello medio basso (più basso che medio) e non sono in grado di offrire il ventaglio di servizi bancari.
Ti sbagli ancora, dolente. Unicredit pochi anni fa dichiarò tipo 1.000 esuberi, poco dopo chiuse con 4 miliardi di utile. Non si taglia per restare sul mercato si taglia per guadagnare di più.Tra l'altro, spesso, presumiamo una rincorsa al profitto quando, invece, le aziende operano solo per rimanere vive sul mercato, pena il fallimento
Avete deviato il discorso sempre dalla parte del servizio alla clientela. Io mi riferisco ai livelli occupazionali. Io capisco che chi come te lavora in un determinato settore se ne frega di ciò che accade al resto della popolazione lavorativa, ma si tratta di famiglie, di vite stravolte.
E ti ripeto il concetto che non riesci a fare tuo: il turnover non è 10 contro 10. Lo scopo è ridurre la manodopera, non solo quella di trasferirla a un altro settore.
Mi spiace vedere che siete così fossilizzati sul vostro lavoro dal non comprendere ciò che accade intorno. E non entro neanche nel discorso empatia che vabbè... se uno non ce l'ha...
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
fino a 10 minuti fa tutti a voler lo smart working .....Frankgate ha scritto: ↑23 luglio 2023 09:00 Mi sveglio, guardo il televideo come mio solito e, con grande sconcerto, leggo questa notizia (pagina 134)
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Re: La lenta erosione della civiltà del lavoro...
possibile non ci sia l'emoticon che applaude ?Sairus ha scritto: ↑23 luglio 2023 18:07 Credo sia impensabile che un impiegato che viene assunto a 18 anni non debba affrontare nessun cambiamento a livello lavorativo in 40 anni di carriera. Il mondo in un lasso di tempo simile si modifica parecchio. Tra l'altro, spesso, presumiamo una rincorsa al profitto quando, invece, le aziende operano solo per rimanere vive sul mercato, pena il fallimento... che lascerebbe a piedi molte più persone.
Sicuramente c'è chi ci marcia, ma non così tanto come pensiamo. Secondo me siete sempre tanto, troppo orientati verso il punto di vista del "lavoratore", e vi dimenticate che anche chi prende decisioni ai piani più alti è un lavoratore, e magari è stato anche impiegato.
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