Ma gli Icecross erano hard rock?
Nel '73, dall'Islanda, famosa per la loro particolare scena post punk, come quella black metal, uscì l'omonimo album.
La band proveniva dal giro hippy, ma avevano una visione decisamente oscura del futuro, che cozzava con quell'ideologia.
L'album si presenta con una copertina che ricorda quelle di una band black metal e i titoli delle canzoni erano altrettanto inquetanti.
Si inizia con "Solution" e si rimane stupefatti, sembra di ascoltare i Voivod o i Ved Buens Ende, rivisti e corretti dai Black Widow (!?).
Una canzone surreale a dir poco, con coretti macabri e questi assoli/riff che mi ricordano anche i Carbonized di "Disharmonization".
Si continua con "A Sad Mans Story", per la verità una ballata abbastanza raffinata, ma c'è sempre quel velo oscuro che fa la differenza.
Con "Jesus Freaks" (che titolo), si torna all'hard, sembra di ascoltare una versione dark dei Cream, niente male davvero.
Ma ci pensa "1999" a tornare su territori "alieni", si torna dalle parti della prima traccia, quasi una versione hard dei Van der Graaf Generator.
Oscura, intricata, quasi psichedelica, è una traccia "apocalittica". Sembra di sentire la band cantare di presagi oscuri, per la data della traccia.
"Sacred" è un boogie incalzante, che spezza un po' l'atmosfera del brano precedente, ma c'è sempre un velo nero sopra le nostre teste (!).
"Nightmare" è più diretta e sembra quasi anticipare le cavalcate della NWOBHM, ma anche quì si sente un'atmosfera inquietante.
Si chiude con "The End", un'inaspettata ballata country/rockabilly, che sembra uscita da un album dei The Cramps, con un tocco prog.
Insomma un album anomalo, uscito in un periodo anomalo, dove l'hard era ancora influenzato da psichedelia, prog, krautrock e folk.
Ma nonostante questo, riusciva ad essere particolare e singolare, anche in quel periodo di sperimentazioni e libertà compositiva.
Tutto l'album: https://www.youtube.com/watch?v=XLHxwE8 ... pY&index=1
