Incominciamo col dire che: mai idea fu più azzeccata per la vigilia di capodanno!
Già prima che appaia il titolo,
Nosferatu è già apparso alla sua "invocatrice".
Non proprio in tutto il suo splendore, ma già si vede, il che ci toglie subito la curiosità di sapere come viene raffigurato in questa terza trasposizione del romanzo di
Bram Stoker con titolo, nomi e località modificate. Dalla prima prende caratteri e viraggi (solo il blu), mentre dalla seconda di
Werner Herzog la teatralità. E, sorpresa, le scene con l'ombra che aleggia sul villaggio da un altro dei capolavori di
Murnau:
Faust.
Questa versione di
Eggers - come ci si aspettava - verte più sull'aspetto macabro e cinico dell'essere umano, nonché su quello sanguinoso e sessuale. Poco spazio viene dedicato a quello romantico tra il Conte Orlok e la Signora Hutter, che qui si trasmuta in una novella Regan de
L'esorcista. Più che altro, a colpire è la poca recitazione del marito, ben rimpiazzato da
Willem Dafoe (che, ultimamente, ne infila una dietro l'altra) in quella del Professor Albin Eberhart Von Franz o, se preferite, più semplicemente di Van Helsing.
Splendida la fotografia, come sempre affidata a
Jarin Blaschke, che crea dei quadri in cui ci si può immergere. E, musiche molto evocative, più riconducibili a quelle del
Dracula di
Francis Ford Coppola, e curate ancora da
Robin Carolan.
Quindi, com'è questo
Nosferatu che vede protagonisti
Bill Skarsgård e
Lily-Rose Depp (sì è la figlia..)? A tratti schifoso, a tratti fantastico, non sempre coinvolgente ma, come i precedenti del regista, ammalia anche solo quando non ha niente da dire.
