Ciao Francesco.
Studiando recitazione, l'unica cosa che posso dirti è che solitamente, e soprattutto in cinema a differenza del teatro, i movimenti degli occhi si "dovrebbe" ridurli al minimo. Anche un solo e breve movimento teoricamente potrebbe dare l'idea di un intero mondo di emozioni, considerati i primissimi piani cinematografici.
Ergo: siccome io di solito ci sto attento a questo dettaglio, si vede che hai incrociato sullo schermo attori dalla tecnica non perfetta, che si lasciano andare a questo tipo di errore, perchè di errore si tratta (e cmq è il regista il responsabile, dovrebbe PUNIRLI FISICAMENTE eheheh).
Noi a scuola facciamo esercizi di concentrazione degli sguardi volti proprio a questo tipo di discorso, perchè anche in teatro è molto importante creare e "tenere" una linea fissa dello sguardo, cosa che poi in cinema diventa abbastanza maniacale.
Io sono tornato ieri dalla mia prima esperienza di set cinematografico e ti dico, la maggior parte delle volte non guardavo neanche un attore in particolare (per ricollegarmi al fatto dei due occhi diversi e del punto focale) ma ero inquadrato in primo piano e fuori campo non c'era NESSUNO. Ergo mi sceglievo un punto nello spazio davanti a me che di comune accordo col regista desse l'idea che stessi guardando l'interlocutore, e parlavo fissando quel punto. Molti cosiddetti "piani d'ascolto" li ho fatti così... ma spesso anche in parti in cui parlavo davvero con qualcuno, ed ero inquadrato in pp, dall'altra parte non c'era nessuno e parlavo al vuoto. Però sempre fissando un punto preciso.
E' tutta tecnica alla fine, certe regole vanno rispettate altrimenti lo spettatore viene confuso perchè ogni movimento in cinema va giustificato.
It's only cinema, but we like it
