Paz!
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TheUnquietGrave
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Artist: Gang
Album: Controverso
Year: 2000
Title: Paz Print
Correct
Da quando non ci sei
la luna piange rosa
un corvo nero vola
sopra la città
il corvo ha un becco d?oro
un becco tutto d?oro
vedessi come splende
nell?oscurità
Bologna non c?è più
se l?hanno presa loro
è un cumulo di noia
che spendi e paghi caro
Bologna è una carogna
che non ti vuole vivo
da quando non ci sei
Bologna non c?è più
Non ti sei perso niente
non ti sei perso niente
non ti sei perso niente
PAZ
Per noi che siamo qui
nel letto del diavolo
noi che prendiamo tempo
e non vediamo l?ora
per noi quello che resta
è l?ombra di una vita
vuoi mettere risorgere
PAZ
Non ti sei perso niente
non ti sei perso niente
non ti sei perso niente
PAZ
Album: Controverso
Year: 2000
Title: Paz Print
Correct
Da quando non ci sei
la luna piange rosa
un corvo nero vola
sopra la città
il corvo ha un becco d?oro
un becco tutto d?oro
vedessi come splende
nell?oscurità
Bologna non c?è più
se l?hanno presa loro
è un cumulo di noia
che spendi e paghi caro
Bologna è una carogna
che non ti vuole vivo
da quando non ci sei
Bologna non c?è più
Non ti sei perso niente
non ti sei perso niente
non ti sei perso niente
PAZ
Per noi che siamo qui
nel letto del diavolo
noi che prendiamo tempo
e non vediamo l?ora
per noi quello che resta
è l?ombra di una vita
vuoi mettere risorgere
PAZ
Non ti sei perso niente
non ti sei perso niente
non ti sei perso niente
PAZ
Non è il mestiere mio questo mestiere qua di galleggiare nel cerchio di mezzo sempre a metà ma sfasato dal centro un po' più in là.
Seguo il flusso delle onde e vedo il nulla all'orizzonte.
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Re: Paz!
Come molti sanno, Pazienza ha vissuto buona parte della sua vita nella città di Pescara.
Complici quel poco che so umilmente della sua arte e la mia città natale, per condividere un po' di amarcord e nostalgia con chi lo ha amato almeno un pochettino;
copio e incollo un frammento di un libro che dovrebbe uscire tra pco,scritto da un ex componente del collettivo dell'epoca in cui facevano parte appunto Pazienza e Masoni.
Qualcuno dirà : ma chi è 'sto Masoni?
Marco Masoni nella fine degli anni 70 fu un giocatore del Pescara
(oramai l'andazzo calcistico ha creato in me e a quasi tutti i tifosi del delfino una cronica malinconia per il passato glorioso,fatto non di gembions o scudetti ma di un qualcosa che,difficile dire a parole se non lo si è vissuto, era radicato nella quotidianità di tanti cittadini,un senso di appartenenza,insomma a Pescara il calcio e il tifo è morto..)
ma soprattutto fu colui al quale Pazienza si ispirò,sia graficamente che caratterialmente, per creare il mitico Zanardi.

Ecco il frammento
...
Pescara è un paradosso disteso sul mare. Conteso tra due anime, speculari e opposte. Da un lato l’estetismo armato di Gabriele D’Annunzio, dall’altro la vena caustica di Ennio Flaiano. Il primo tuonava in divisa di gala “Memento audere semper”, il secondo sibilava perfido che “gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori”. Oggi, sul lungomare, rimangono sparuti residui delle splendide ville liberty e art nouveau, annichilite nel 1943 dalle bombe alleate. L’avveniristico Ponte sul mare, da Miami minore, incombe sull’infinito filare di palme e sulla fitta schiera di stabilimenti balneari. Qui, in una casa tra il Lido Medusa e il Bagno Orsa Maggiore, nasceva nel 1958 Marco Masoni, eroe mancato del calcio pescarese. Uno che in campo sprizzava talento, considerava il sonno come tempo rubato alla vita e non voleva che il calcio gli prosciugasse le altre passioni. Nei primi anni settanta era un gioiellino delle giovanili del Pescara. Già annoiato dalla vacuità dell’ambiente, preferiva frequentare il coetaneo Andrea Pazienza, durante le occupazioni del liceo artistico locale. Si dedicherà all’arte figurativa anche lui, ritagliando geometricamente lastre radiologiche per comporre quadri astratti. E’ un ragazzo della Pescara di quegli anni, descritta da Pazienza come “un ambiente, meraviglioso e complesso e completamente imparagonabile a nessun altro, e fatto da immagini e frasi sconnesse, ma vitali, di istanti folli e irripetibili, di cinismo e di magia, di pettegolezzi, di lazzi e ubriachezze moleste, di sogni, di guerre e meravigliosi ritrovarsi, e di cultura a tutti i livelli, e di aerei e di armi, e di rivolte mai sopite”. Roberto Fascìna, amico storico di entrambi, ricorda oggi come il disegnatore pugliese si ispirò alla fisicità di Masoni, per delineare il suo Zanardi. “E’ a Pescara che Pazienza costruì il suo immaginario visivo. Zanardi , fisicamente, era ricalcato su Marco: biondastro, il naso aquilino, lo sguardo tagliente, i lunghi capelli lisci curati col balsamo. Per non parlare del look da dandy, i cappottini di tendenza e le immancabili Clarks. Solo che Marco non era feroce. Apparentemente estroverso, si portava dentro la malinconia di Pompeo, l’alter ego di Pazienza”. Gino Stacchini, ex ala destra della Juventus di Sivori, sua chioccia nelle giovanili, gli predice un grande futuro. Masoni è il prototipo del mediano moderno, ambidestro, dalla grande visione di gioco. Giancarlo Cadè, allenatore di un Pescara che lotta per la serie A, intuisce che quel diciottenne può tornargli utile. Lo convoca nella partita decisiva. Si gioca contro la capolista Vicenza, nevica di brutto e nelle file biancorosse c’è un certo Paolo Rossi che semina il panico. Ma il risultato rimane inchiodato sullo zero a zero. Masoni è intirizzito in panchina, ma quando Cadè gli dice di scaldarsi i brividi diventano di paura. Si riscuote rapidamente, entra nella mischia e serve al bomber Repetto l’assist decisivo. Il Pescara vince uno a zero, la serie A si fa concreta e Masoni diventa l’eroe di giornata. Devolve il premio partita a Lotta Continua, di cui è sostenitore. Capita spesso di vederlo, nelle manifestazioni cittadine, distribuire volantini ciclostilati. E’ in contatto con il più celebre dei giocatori politicizzati, Paolo Sollier del Perugia. Con lui condivide l’etica del lavoro sul campo, unita alla repulsione per un ambiente conformista e omologante. Come loro, in quel periodo, c’è anche Maurizio Montesi, detto Lotta continua, non solo perché a centrocampo non molla mai. Cresciuto da dissidente nelle giovanili della Lazio destrorsa di Chinaglia, contribuisce nel 1978 alla promozione in Serie A dell’Avellino. Ma lo mandano via anche da lì, quando dichiara che “i tifosi sono sempre pronti a mobilitarsi e a creare disordini per la squadra del cuore, ma si assoggettano passivamente di fronte ad un potere politico corrotto e prepotente”. Solleverà per primo, nel 1980, il velo sul calcioscommesse. Verrà ripagato prima con una squalifica per omessa denuncia, poi con l’emarginazione. Lo stesso isolamento riservato di recente a Simone Farina, tacitamente costretto all’esilio inglese. Masoni , invece, sembra riuscire a trovare un equilibrio, tra le sue varie anime. Ma l’imprevisto è dietro l’angolo. All’inizio della prima stagione in serie A, nel 1977, marca visita, prima di una trasferta a Cesena. In realtà è sconvolto da un’amore perduto: la sua ragazza è a Bologna con un altro. Il pullman del Pescara arriva al casello autostradale. Sporgendosi dai finestrini, tutti notano la giovane promessa in pieno autostop, con tanto di scritta“Bologna” appesa al collo. Si infratta tra gli oleandri, ma ormai il danno è fatto. Gli si imprime addosso il marchio di capellone inaffidabile, di losco fiancheggiatore della sinistra extraparlamentare. Viene relegato ai margini della prima squadra. Se ne liberano girandolo alla Salernitana, in serie C. La nausea per il cinismo moraleggiante del suo mondo è ormai insostenibile. Incassa l’anticipo e sparisce per quasi un anno. Va alle Barbados, a vivere con i pescatori locali. Torna abbronzato e felice, il talento ancora intatto. Ci riprova senza troppe ansie, regalandosi una carriera intermittente nella penombra della provincia italiana. Accurato selezionatore di località marittime, accetta l’ingaggio dell’Akragas, nella stagione 1983-84. Alle dipendenze di quel professore sghembo di Franco Scoglio, vive ad Agrigento la sua stagione più felice. Gloria effimera, dissolta da un grave infortunio al ginocchio. Lo stesso menisco infranto di suo padre Farnese Masoni, bomber mancato del Napoli di Achille Lauro, all’inizio degli anni cinquanta. Appese le scarpe al chiodo, Marco cerca vanamente di accedere al corso di Coverciano. Vorrebbe insegnare il calcio che ama ancora, ma viene respinto regolarmente. Si convince che i motivi non sono puramente tecnici, ma politici. Comincia un’irreversibile discesa nei propri abissi personali. A quarant’anni, decide di togliersi la vita, nell’amata Pescara. 1998, dieci anni dopo la morte del suo amico Paz. Di loro, solo Zanna è vivo. E lotta insieme a noi.
Una città atipica per farla finita. Una città che spesso accoglie spiriti irregolari, li culla e li consola...
Complici quel poco che so umilmente della sua arte e la mia città natale, per condividere un po' di amarcord e nostalgia con chi lo ha amato almeno un pochettino;
copio e incollo un frammento di un libro che dovrebbe uscire tra pco,scritto da un ex componente del collettivo dell'epoca in cui facevano parte appunto Pazienza e Masoni.
Qualcuno dirà : ma chi è 'sto Masoni?
Marco Masoni nella fine degli anni 70 fu un giocatore del Pescara
(oramai l'andazzo calcistico ha creato in me e a quasi tutti i tifosi del delfino una cronica malinconia per il passato glorioso,fatto non di gembions o scudetti ma di un qualcosa che,difficile dire a parole se non lo si è vissuto, era radicato nella quotidianità di tanti cittadini,un senso di appartenenza,insomma a Pescara il calcio e il tifo è morto..)
ma soprattutto fu colui al quale Pazienza si ispirò,sia graficamente che caratterialmente, per creare il mitico Zanardi.
Ecco il frammento
...
Pescara è un paradosso disteso sul mare. Conteso tra due anime, speculari e opposte. Da un lato l’estetismo armato di Gabriele D’Annunzio, dall’altro la vena caustica di Ennio Flaiano. Il primo tuonava in divisa di gala “Memento audere semper”, il secondo sibilava perfido che “gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori”. Oggi, sul lungomare, rimangono sparuti residui delle splendide ville liberty e art nouveau, annichilite nel 1943 dalle bombe alleate. L’avveniristico Ponte sul mare, da Miami minore, incombe sull’infinito filare di palme e sulla fitta schiera di stabilimenti balneari. Qui, in una casa tra il Lido Medusa e il Bagno Orsa Maggiore, nasceva nel 1958 Marco Masoni, eroe mancato del calcio pescarese. Uno che in campo sprizzava talento, considerava il sonno come tempo rubato alla vita e non voleva che il calcio gli prosciugasse le altre passioni. Nei primi anni settanta era un gioiellino delle giovanili del Pescara. Già annoiato dalla vacuità dell’ambiente, preferiva frequentare il coetaneo Andrea Pazienza, durante le occupazioni del liceo artistico locale. Si dedicherà all’arte figurativa anche lui, ritagliando geometricamente lastre radiologiche per comporre quadri astratti. E’ un ragazzo della Pescara di quegli anni, descritta da Pazienza come “un ambiente, meraviglioso e complesso e completamente imparagonabile a nessun altro, e fatto da immagini e frasi sconnesse, ma vitali, di istanti folli e irripetibili, di cinismo e di magia, di pettegolezzi, di lazzi e ubriachezze moleste, di sogni, di guerre e meravigliosi ritrovarsi, e di cultura a tutti i livelli, e di aerei e di armi, e di rivolte mai sopite”. Roberto Fascìna, amico storico di entrambi, ricorda oggi come il disegnatore pugliese si ispirò alla fisicità di Masoni, per delineare il suo Zanardi. “E’ a Pescara che Pazienza costruì il suo immaginario visivo. Zanardi , fisicamente, era ricalcato su Marco: biondastro, il naso aquilino, lo sguardo tagliente, i lunghi capelli lisci curati col balsamo. Per non parlare del look da dandy, i cappottini di tendenza e le immancabili Clarks. Solo che Marco non era feroce. Apparentemente estroverso, si portava dentro la malinconia di Pompeo, l’alter ego di Pazienza”. Gino Stacchini, ex ala destra della Juventus di Sivori, sua chioccia nelle giovanili, gli predice un grande futuro. Masoni è il prototipo del mediano moderno, ambidestro, dalla grande visione di gioco. Giancarlo Cadè, allenatore di un Pescara che lotta per la serie A, intuisce che quel diciottenne può tornargli utile. Lo convoca nella partita decisiva. Si gioca contro la capolista Vicenza, nevica di brutto e nelle file biancorosse c’è un certo Paolo Rossi che semina il panico. Ma il risultato rimane inchiodato sullo zero a zero. Masoni è intirizzito in panchina, ma quando Cadè gli dice di scaldarsi i brividi diventano di paura. Si riscuote rapidamente, entra nella mischia e serve al bomber Repetto l’assist decisivo. Il Pescara vince uno a zero, la serie A si fa concreta e Masoni diventa l’eroe di giornata. Devolve il premio partita a Lotta Continua, di cui è sostenitore. Capita spesso di vederlo, nelle manifestazioni cittadine, distribuire volantini ciclostilati. E’ in contatto con il più celebre dei giocatori politicizzati, Paolo Sollier del Perugia. Con lui condivide l’etica del lavoro sul campo, unita alla repulsione per un ambiente conformista e omologante. Come loro, in quel periodo, c’è anche Maurizio Montesi, detto Lotta continua, non solo perché a centrocampo non molla mai. Cresciuto da dissidente nelle giovanili della Lazio destrorsa di Chinaglia, contribuisce nel 1978 alla promozione in Serie A dell’Avellino. Ma lo mandano via anche da lì, quando dichiara che “i tifosi sono sempre pronti a mobilitarsi e a creare disordini per la squadra del cuore, ma si assoggettano passivamente di fronte ad un potere politico corrotto e prepotente”. Solleverà per primo, nel 1980, il velo sul calcioscommesse. Verrà ripagato prima con una squalifica per omessa denuncia, poi con l’emarginazione. Lo stesso isolamento riservato di recente a Simone Farina, tacitamente costretto all’esilio inglese. Masoni , invece, sembra riuscire a trovare un equilibrio, tra le sue varie anime. Ma l’imprevisto è dietro l’angolo. All’inizio della prima stagione in serie A, nel 1977, marca visita, prima di una trasferta a Cesena. In realtà è sconvolto da un’amore perduto: la sua ragazza è a Bologna con un altro. Il pullman del Pescara arriva al casello autostradale. Sporgendosi dai finestrini, tutti notano la giovane promessa in pieno autostop, con tanto di scritta“Bologna” appesa al collo. Si infratta tra gli oleandri, ma ormai il danno è fatto. Gli si imprime addosso il marchio di capellone inaffidabile, di losco fiancheggiatore della sinistra extraparlamentare. Viene relegato ai margini della prima squadra. Se ne liberano girandolo alla Salernitana, in serie C. La nausea per il cinismo moraleggiante del suo mondo è ormai insostenibile. Incassa l’anticipo e sparisce per quasi un anno. Va alle Barbados, a vivere con i pescatori locali. Torna abbronzato e felice, il talento ancora intatto. Ci riprova senza troppe ansie, regalandosi una carriera intermittente nella penombra della provincia italiana. Accurato selezionatore di località marittime, accetta l’ingaggio dell’Akragas, nella stagione 1983-84. Alle dipendenze di quel professore sghembo di Franco Scoglio, vive ad Agrigento la sua stagione più felice. Gloria effimera, dissolta da un grave infortunio al ginocchio. Lo stesso menisco infranto di suo padre Farnese Masoni, bomber mancato del Napoli di Achille Lauro, all’inizio degli anni cinquanta. Appese le scarpe al chiodo, Marco cerca vanamente di accedere al corso di Coverciano. Vorrebbe insegnare il calcio che ama ancora, ma viene respinto regolarmente. Si convince che i motivi non sono puramente tecnici, ma politici. Comincia un’irreversibile discesa nei propri abissi personali. A quarant’anni, decide di togliersi la vita, nell’amata Pescara. 1998, dieci anni dopo la morte del suo amico Paz. Di loro, solo Zanna è vivo. E lotta insieme a noi.
Una città atipica per farla finita. Una città che spesso accoglie spiriti irregolari, li culla e li consola...
𝑱𝒐𝒉𝒏 𝑾𝒂𝒚𝒏𝒆 𝒕𝒉𝒆 𝑨𝒍𝒂𝒎𝒐 𝑪𝒓𝒂𝒛𝒚 𝑯𝒐𝒓𝒔𝒆 𝑮𝒆𝒓𝒐𝒏𝒊𝒎𝒐
𝑰'𝒍𝒍 𝒔𝒎𝒐𝒌𝒆 𝒂 𝒑𝒊𝒆𝒄𝒆 𝒘𝒊𝒕𝒉 𝒚𝒐𝒖 ☮