Storie di doping

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Sean Olson
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Storie di doping

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SALUTE / TOSSICOLOGIA: - Steroidi per tutti - di: Alessio Mannucci


I greci avevano i loro dei e i loro eroi. Noi post-moderni abbiamo i
nostri titani artificiali. Friedrich Nietzsche l'aveva spiegato nel 1883:
"Ogni cultura necessita del suo übermensch (l'oltre-uomo) per rendersi
immortale e farci sentire orgogliosi della nostra umanità". Nello sport,
l'oltre-uomo è stato sempre considerato uno "scherzo della natura": Sandy
Koufax, con le sue lunghe e innaturali braccia; Muhammad Ali, con la sua
combinazione di taglia e velocità; Michael Jordan, con i suoi salti
prodigiosi.


Con l'esplosione degli sport olimpici professionistici, la richiesta di
eroi sovrumani si è fatta sempre più impellente: oggi, come non mai, la
nostra cultura abbisogna di campioni stellari iper-evoluti per soddisfare
le profonde insoddisfazioni della "massa dionisiaca". E qui entra in gioco
il progresso tecno-scientifico: tutto è possibile, i limiti sono fatti per
essere oltrepassati. Il mondo sportivo ha ormai accettato questa realtà
artificiale: le distinzioni tra doping, supplementi nutritivi, droga,
medicina, preparazione ateletica, training scientifico, modificazioni
genetiche, stanno letteralmente sfumando.


Illuminanti in tal senso sono stati gli interrogatori dei giocatori della
Juventus, nel corso dell'inchiesta sul doping aperta dalle dichiarazioni
di Zeman, che praticamente hanno indirettamente confessato di ignorare
quali sostanze effettivamente gli venivano somministrate, e quel che è più
grave, di non preoccuparsi granché delle possibili conseguenze. Al punto
in cui siamo, i legami tra sport, politica, corruzione, industria,
laboratori farmaceutici, mafia, alta tecnologia, costituiscono un
groviglio inestricabile. L'anti-doping è solo uno specchietto per
allodole, un modo per sacrificare il capro espiatorio di turno, come Marco
Pantani. Sappiamo bene che agli atleti viene somministrato di tutto di più
(è anche un modo per sperimentare), e che esistono infiniti modi per
bypassare i controlli, sempre ammesso che non siano pilotati. E d'altronde
le "designer drugs" sono ormai ad un grado avanzato di intelligenza,
coevolvono insieme agli atleti.


Niente di nuovo. Ma in accelerazione. In un futuro non troppo distante
avremo atleti geneticamente modificati, atleti cyborg, atleti robot,
campionati in stile rollerball, e molto probabilmente torneranno in auge
gli antichi giochi gladiatorei, aggiornati al "nuovo mondo". Un assaggio
ce lo forniscono già oggi più che i circuiti ufficiali di kick-boxing e
arti marziali, gli scontri illegali all'ultimo sangue in stile Fight Club.


Proviamo ad immaginare un mondo dove il doping sportivo, a tutti i
livelli, sia consentito e regolato. Sarebbe ammesso l'uso di particolari
sostanze, sotto l'egidia delle autorità medico-sportive, il miglioramento
delle prestazioni accelererebbe di giorno in giorno, e soprattutto si
estenderebbe l'uso di questi miracolosi prodotti alle masse, che in tal
modo avrebbero la possibilità di diventare "eroiche" e competere con i
loro stessi idoli. Si potrebbero allora creare delle varie leghe a seconda
delle "specie" di atleti: quelli geneticamente modificati, quelli
biomeccanici, quelli artificiali e quelli naturali, e poi un mega play-off
per decretare la "specie superiore". Sarebbe una via altamente
spettacolare all' "evoluzione in diretta".
FORZA MILAN!!!
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Sean Olson
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Messaggio da Sean Olson »

BREVE STORIA DEL DOPING


Le prime notizie di prodotti assunti per aumentare l'efficienza
dell'organismo risalgono al 237 a.c., documentati dall'imperatore cinese
Schen-Neng che descriveva gli effetti delle piante Ma Chuang. Si ha anche
notizia di una miracolosa polvere di fungo greca del 3° sec. a.C.


In epoca romana animali e schiavi erano considerati sullo stesso piano
negli spettacoli. Il divertimento era messo al primo posto; nelle corse
dei carri i cavalli venivano drogati per rendere più avvincente la
competizione; ed analogamente i lottatori nell' arena venivano "dopati"
per aumentare l'aggressività.


Parentesi. Sono noti gli esperimenti condotti dalla CIA, anche con l'LSD,
per aumentare l'aggressività dei soldati da mandare in vietnam. È il tema
di un bel film di Adrian Lyne con Tim Robbins (Allucinazione Perversa).
Chiusa parentesi. Agli inizi del '900, i maratoneti si dopavano con
l'etanolo sotto forma di cognac. Nella società del XX secolo, lo sport
assume di nuovo l'importanza del periodo dell'antica Grecia, anche se
privata formalmente della sua connotazione sacra e religiosa, ma non nella
sostanza. Gli sportivi, soprattutto nei paesi oltre cortina, vengono
utilizzati per vincere medaglie e dimostrare al mondo la validità di un
sistema politico, rappresentano uno "status symbol" in cambio di enormi
privilegi rispetto al tenore di vita medio della popolazione.


Unione Sovietica, Germania dell'est e Romania sono stati i Paesi in cui la
scienza del doping e dei primati costruiti in laboratorio ha avuto la
massima espressione.


"Il doping mi ha costretto a cambiare sesso".


La testimonianza-choc è di Andreas Krieger, ex Heidi, che ad inizio anni
Ottanta era un'apprezzata lanciatrice del peso dell'ex Germania dell'Est e
veniva imbottita di steroidi a sua insaputa. La pratica ebbe inizio quando
aveva solo 16 anni, alla scuola dello sport di Berlino. "I muscoli
cominciarono ad ingrossarsi, non mi controllavo più e non capivo neanche
di che sesso ero". Nel 1997 l'operazione.


Una storia che, purtroppo, non lascia sorpresi. Negli anni '80 la pratica
di dopare gli atleti, soprattutto nelle nazioni dell'Est, era
diffusissima, praticamente costituiva la normalità. L'ex Unione Sovietica
sfornava campioni dalle dubbie qualità, ma era soprattutto l'ex DDR a
sorprendere in tal senso. Sono state numerose le testimonianze, emerse in
questi anni, di atlete che lamentavano dei forti cambiamenti ormonali, da
far risalire all'utilizzo (peraltro non autorizzato da loro) di steroidi
potentissimi che ne modificavano il patrimonio genetico.


Così è stato per la Krieger, modificata a tal punto da non capire più lei
stessa di che sesso fosse. Il tutto accompagnato da dolori,
insopportabili, che sentiva in tutto il corpo, soprattutto nel petto. Di
lì la decisione di diventare uomo, presa nel 1997. Adesso? Adesso Andreas
conduce una vita quasi normale, accompagnato però da quello che è stato il
filo conduttore della sua vita: gli ormoni. Allora per essere una donna
più forte, ora per essere un uomo più virile.


DOPING DI STATO


A dare il via alle sperimentazioni sugli "atleti da laboratorio" sono
stati, guarda un po', gli USA negli anni '50 quando per la prima volta
vengono utilizzati steroidi anabolizzanti. Si pensa che si facesse uso di
sostanze stimolanti già nelle Olimpiadi del 1952. Un incremento lo si ebbe
nel 1954 con la diffusione degli anabolizzanti, il cui uso era molto
diffuso fra gli atleti dell'Olimpiade del 1964 a Tokio, tanto che dal 1968
furono introdotti i primi controlli anti-doping.


All'inizio degli anni '70, l'Unione Sovietica compì in gran segreto uno
studio completo sugli effetti dell'uso degli anabolizzanti sugli atleti,
aprendo così la via al sistematico doping di Stato. Nel luglio 1972, lo
studio segreto condotto dall' Istituto di Cultura Fisica di Mosca,
composto da 39 pagine, fu inviato a 150 responsabili scientifici e
sportivi che vennero obbligati alla più stretta segretezza.


"L'importanza di questo documento mai visto in occidente - scrive il
professore Michael Kalinski, americano di origine georgiana docente di
medicina sportiva all'Università Ken State dell'Ohio - sta nel fatto che
per la prima volta viene provato come lo Stato abbia organizzato e diretto
l'uso di steroidi nello sport".


Kalinski fu uno dei 150 destinatari dello studio. All'epoca era titolare
di una cattedra di biochimica sportiva a Kiev. Si è deciso a renderlo noto
solo dopo aver acquisito uno status sicuro: la cittadinanza americana. Lo
studio era intitolato "Steroidi anabolizzanti e prestazioni sportive".
Presentava i risultati della somministrazione di anabolizzanti su diversi
gruppi di atleti (pesisti, giavellottisti, canottieri e biatleti) tra il
1971 ed il 1972. Nello studio venivano indicati anche i dosaggi. In alcune
tabelle sono stati registrati dati quali l'aumento del peso e della
circonferenza della coscia e dei bicipiti o la diminuzione della massa
grassa. Gli scienziati sovietici annotavano che "gli steroidi aumentano la
sensazione di forza, incrementano l'appetito, inducono uno stato positivo
e provocano il desiderio di allenarsi più duramente".


Tanto duramente che un giavellottista arrivò a 150 lanci al giorno per 15
giorni consecutivi. Gli autori dello studio confessavano però che gli
sportivi dopo la somministrazione degli steroidi avevano "seri problemi di
dipendenza". Un atleta veniva descritto come "dipendente dalla droga".
Altri, tout-court, venivano definiti "schiavi degli anabolizzanti". Tra
gli effetti negativi venivano elencati: impotenza, ritardo dello sviluppo,
edemi, debolezza dei legamenti in ragione dell'aumento delle masse
muscolari. Ciò nonostante, la conclusione, sulla base dei dati dello
studio, era quella di "raccomandare" l'uso degli anabolizzanti "che
migliorano i risultati sportivi".


"Le considerazioni etiche apparivano d'importanza minore - scrive oggi il
prof. Kalinski - Secondo le nostre informazioni, non si è mai chiesto il
consenso degli atleti. Il governo sovietico ha sostenuto sforzi
scientifici che visibilmente non corrispondevano alle norme generali della
sperimentazione sull'uomo".


Nel mondo dello sport occidentale tutto ciò non suona sicuramente come una
novità. Che lo sport dell'est fosse sistematicamente dopato, dalla meta'
degli anni '70 divenne una certezza più che un sospetto. Ma secondo il
prof. Kalinski l'importanza del documento sta nel fatto che "rappresenta
l'esempio di una ricerca sostenuta dallo Stato, sulla base della quale
sono state date raccomandazioni a diverse istituzioni e che ha
probabilmente costituito il punto di partenza per una rapida diffusione
dell'uso di steroidi anabolizzanti tra gli atleti della ex Urss".
FORZA MILAN!!!
Nostagico dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche
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Mai vi assicuro, mai mia figlia Jennifer praticherà sport d'alto livello.
Ha sei anni e, finché vivrà con me, le impedirò la competizione d'alto
livello, qualunque sia il Paese in qui vivremo. Comincia così, con queste
parole durissime, l'intervista raccolta da Serge Bressan per il
settimanale francese "L'express". A parlare è una giovane e avvenente
ragazza di 27 anni che vive a Vienna e che anche gli esperti di nuoto
stenterebbero a identificare: eppure si tratta della prima donna capace di
scendere sotto il minuto nei 100 farfalla, la tedesca est Christiane
Knacke. Il suo, nel 1977, fu un record del mondo che fece rumore, ma da
allora è molto cambiata. "Non accuso lo sport , amo il nuoto: accuso un
sistema", dice.


Christiane vive a Vienna e ha accettato di raccontare la sua storia: una
pesantissima denuncia del "doping di Stato". "All'età di 10 anni mi
allenavo due ore al giorno. A 12 anni due allenamenti quotidiani:
nuotavamo più di 10 km al giorno. La scuola? Come tutte le ragazze nelle
mie condizioni ero in ritardo sui miei coetanei, ma che importava! Lo
avevano tanto ripetuto anche ai miei genitori: Con lo sport la vita sarà
più facile, potrà viaggiare, avere vestiti nuovi".


"A 13 anni sono seconda ai campionati nazionali giovanili. I miei genitori
allora devono firmare un formulario nel quale si impegnano affinché nessun
membro della famiglia, compresa io stessa, abbia il minimo contatto con
l'Ovest. Tutti i giorni in piscina mi ritrovo al fianco dei componenti la
squadra olimpica. Il mio corpo di bambina cambia, prende presto forma, ma
non mi pongo domande vedendo campioni diventare tanto forti. L'allenatore
ci dà compresse di vitamine e proteine, afferma. Ne dobbiamo ingoiare
tante che talvolta ne gettiamo via una parte nei bagni della piscina".


"Il 28 Agosto 1977, alle 15 e 48', a Berlino Est, nel corso di un incontro
con gli USA batto il mondiale dei 100 farfalla: con 59''78 sono la prima
donna a scendere sotto il minuto. Credo ancora di non aver preso il benché
minimo prodotto dopante. Soltanto vitamine e proteine che mi dà
l'allenatore Rolf Glaser. E, ogni tanto, vengo sottoposta a sedute di
stimolazione muscolare elettrica. Dopo il record però mi fanno aumentare
le distanze nuotate in allenamento: più di 20 Km. al giorno. Glaser mi
ripete: "Devi migliorarti; gli stranieri capitalisti fanno ricorso al
doping". Poi un giorno mi dice, dandomi altre pillole: "Per rigenerare più
alla svelta il tuo organismo. Se non le prendi non nuoterai più. Sulle
confezioni non c'era scritto nulla".


"Tutti questi prodotti li prendo perché mi vengono dati dal mio allenatore
ed ho fiducia. Per me è diventato quasi altrettanto importante di mio
padre. Ogni giorno prendo la mia dose di steroidi: da 10 a 15 pillole. Mi
fanno una puntura, saprò poi che era un misto di cortisone e procaina, un
analgesico. Due volte alla settimana mi viene fatta una perfusione: il
liquido è talvolta trasparente, talvolta bianco come il latte. Sul flacone
c'è scritto: "glucosio". Con questo regime in meno di un anno sono
ingrossata di 15 chili. Per 1.63 di altezza sono passata da 50 chili a 14
anni ai 65 dei 16 anni. E ci viene ripetuto: "dovete sapere cosa volete
essere: ragazze normali o sportive d'alto livello. Ma se siete qui è
perché avete già scelto". Ed è vero che se mi vergogno del mio nuovo
corpo, così gonfiato, se mi sento troppo pesante, continuo ugualmente a
prendere questi prodotti, perché lo sport è il solo mezzo che conosco per
poter viaggiare, per uscire dalla Germania Est".


"Nel 1978 anno dei mondiali, sono tra le prime del mondo, ma poco prima
della manifestazione vengo spedita vicino a Dresda, a Kreischa, sede
dell'istituto medico sportivo. Ci ritrovo Petra Thumer, olimpionica del
1976. Anche lei è stata sottoposta a controlli antidoping "preventivi",
dato che ora anche gli steroidi sono rintracciabili: risultiamo positive
nonostante abbiamo smesso di assumere steroidi da molti giorni. Siamo
costrette a saltare i mondiali di Berlino Est. Abbiamo certamente preso
troppe pillole. Ci spiegano che dobbiamo essere "ripulite". Ci viene detto
che le medicine che avevamo preso non vanno più bene. Restiamo 137 giorni
a Kreischa. I medici fanno esperimenti su di noi. Vogliono sapere perché
restano ancora tracce nelle nostre urine e come fare per eliminarle o
nasconderle. È stato là che ho cominciato veramente a preoccuparmi. Ma se
reagisci perdi tutti i privilegi: studi, appartamento... Per questo ho
continuato".


"Nel 1980 prendo parte all'Olimpiade di Mosca e finisco terza nei 100
farfalla. Poco dopo devo essere operata al gomito destro. Gli steroidi
hanno impoverito di calcio l'osso: è come un cristallo. Oggi, dopo 3
operazioni, è di plastica. Avevano provato con supporti metallici, ma si
rompeva lo stesso. Mi hanno dato narcotici per sopportare i dolori, mi
hanno prelevato midollo spinale..."


"Nel 1983, due anni dopo il mio ritiro sportivo, nasce mia figlia. Non ha
ancora 6 mesi, quando cade dalla carrozzina: ha un grande ematoma, grida,
ha dei crampi. È ricoverata d'urgenza. Due settimane dopo i medici mi
spiegano che non ha nulla di grave. Nessuna lesione, nessun tumore. Ma ha
anche la febbre: anche più di 40°. Nel giugno 1984 devo lasciarla in
ospedale. Per 18 mesi lotterà tra la vita e la morte. Un giorno
l'assistente del professore che la cura mi spiega che Jennifer non ha
sofferto a causa della caduta ma di squilibri ormonali. Anche lui è stato
sportivo d'alto livello e dice: "Nulla di stupefacente visto tutto ciò che
hai ingerito quando nuotavi". La mia Jennifer era figlia del doping. In
quell'anno due mie compagne, Barbara Krause e Andrea Pollak, erano pure
incinte. Andrea ha fatto un aborto spontaneo al 5° mese, a Barbara il
bimbo è nato con un piede deforme e 3 anni più tardi ne ha avuto un altro
con la stessa malformazione. Così ho saputo che eravamo state cavie da
laboratorio".


"Più tardi un vecchio campione di ginnastica diventato medico mi ha
spiegato che i problemi miei, di Barbara e Andrea non erano isolati. Altre
atlete hanno messo al mondo bimbi deformi. E ciclisti sposati con donne
non sportive hanno figli con malformazioni o ritardati. Oggi ho ritrovato
il mio corpo: mi ci sono voluti 8 anni per perdere 15 chili, ma sono
sicura che dentro di me gli steroidi vivono ancora. Ho paura. Temo anche
che tali vergogne esistano non soltanto in Germania Est. All'Ovest non
credo che si arrivi a toccare anche i bambini, non ancora, ma chi lo
sa?... Il caso Johnson ha dimostrato che a un campione come lui si
rimprovera d'essersi fatto scoprire. Ebbene, noi non abbiamo avuto questa
fortuna...".
FORZA MILAN!!!
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