GAMMAgAY ha scritto:
*SPOILER*
ma... non è vero che la fragilità psicologica viene subito messa sul piatto. Il fatto che i fratelli pensano realmente di compiere il delitto la dice lunga.Si gioca sul fare non fare giusto non giusto.
Pensa allo zio, la sorella (madre dei fratelli) ne traccia un profilo psicologico granitico, lascia intendere che si abbia a che fare con una persona poco avezza al compromesso, che fa della sicurezza il suo punto forza... eppure nel momento dell'assurda richiesta ai nipoti manifesta tutta la propria paura e debolezza.
La stessa fidanzata del fratello minore viene presentata come una tipa free, aperta, senza vincoli, ambiziosa,quasi patologica nella sua sregolatezza e invece successivamente si rivela più matura e innamorata del fidanzato stesso. Quest'ultimo, raffigurato come un tale dalla personalità forte, in grado di accettare il compromesso in virtù di una vita più agiata, è , in finale, colui che maggiormente risente delle conseguenze psichiche del deplorevole gesto. In realtà osservando bene le dinamiche comportamentali, sembra che l'episodio dell'omicidio abbia provocato in lui un effetto agli antipodi rispetto a quello suscitato al fratello. Trova, infatti, quasi godurioso l'atto criminale. La genialità risiede nel fatto che egli non lo afferma esplicitamente, lo si evince dal tono della voce nel dialogo con lo zio e da alcuni sguardi (bravissimo l'attore, in lingua originale deve essere uno spettacolo) persi allucinati e provocatori. Il progredire di questa eccitazione omicida è frenata solo dalla forte morale(che neanche troppo implicitamente si nota a partire dalla struttura familiare) che gli impedisce di uccidere il fratello.
Il film gioca molto sul compromesso, sul cambiamento, sulla patologia, sulla nevrosi e sulla diversità di reazione dinanzi ad un evento, sottolineando l'unicità dell'individuo. Mi è piaciuto molto. Anzi, più ci penso più mi piace.
*SPOILER PURE IO*
A me sembra che i tratti caratteriali dei fratelli vengano lasciati intuire abbastanza presto. Tramite la metafora del gioco d'azzardo abbiamo subito un quadro ben delineato del maggiore: il rimorso e l'angoscia ogni volta che ha rischiato troppo (e, anche quando vince, la consapevolezza di averla "scampata"), la febbre del gioco che fa a pugni con il suo senso di responsabilità riuscendo qualche volta a spuntarla vengono poi solamente magnificate dal progetto criminale. La sua contraddizione è comunque racchiusa nel fatto che lui si presta al gioco per necessità, ed è quindi dilaniato dalla prospettiva di barattare un errore per l'altro.
Allo stesso modo l'ambizione del fratello minore fa capolino immediatamente, anche se inizialmente mitigata da un senso di responsabilità residuo.
Idem per lo zio: la sua natura ambigua è evidente da quando compare in prima persona.
La chiave del film per me non sta nel ribaltamento di prospettiva, ma nell'ingigantimento della stessa: come situazioni estreme possano dilatare alcuni lati della personalità a dismisura, soffocando gli altri. Nel fratello maggiore il lato da giocatore d'azzardo (rischio e rimorso) soffoca la sua personalità responsabile che ama la fidanzata, nel minore l'ambizione sovrasta la coscienza (ma non la cancella: alla fine gli manca il coraggio d'avvelenare il fratello), nello zio è la paura che prende il sopravvento, paura del fallimento che però era già presente in nuce, se l'aveva spinto a misure illegali già in precedenza).
Questo effetto lente affligge in negativo le tre figure in primo piano, ma sullo sfondo un effetto opposto investe l'attrice ed il padre. La prima toccata dall'amore si proclama fedele al fratello minore, senza però smettere di flirtare con altri (lato che viene quindi "rimpicciolito"), mentre nel secondo l'orgoglio lascia posto ad un singulto (nulla più) d'affetto paterno.
Mi pare quindi che il film giochi sull'effetto del superamento di un limite (in qualunque senso) sulla personalità di un individuo, e mescola qualche idea non originalissima (chiunque è un potenziale criminale, non sai veramente chi hai davanti finchè non lo metti alla prova, fino a dove è giusto spingersi per la propria famiglia, ecc.) con spunti più interessanti.