Ennio ha scritto: ↑25 febbraio 2025 13:23
@Cotlod dai vieni a litigare sul primato fra The Construkction of Light The Power to Believe....
Con piacere.
I repeat myself when under stress
I miei voti:
In The Court - Una cosa che non si dice mai di questo periodo della band: la formazione "classica" dei King Crismon, quella del primo disco, il loro maggiore successo di critica e commerciale, è stata insieme per meno di un anno (Gennaio-Dicembre 1969). Cinque ragazzi che trovano l'alchimia perfetta in una manciata di prove e creano il disco che proietta un'ombra lunga dieci anni. Di fatto, a Dicembre del '69, Fripp e Sinfeld si ritrovano da soli con un successo discografico da dover gestire senza una band; i dischi successivi del duo (fino a Lizard compreso la guida del gruppo è in mano a entrambi, mentre nella prima fase il contributo maggiore era di McDonald) sono anche belli ma ripetono quello che sta In The Court.
Che è anche un disco con evidenti difetti: la parte sperimentale di Moonchild lunga e noiosissima è stata giustamente tagliata nell'ultimo remix di Roberto e Wilson. Ma dove funziona manda a casa tutti.
Larks' Tongues In Aspic - Stavo per votare Red, ma poi qualche mese fa ho avuto una epifania e ho finalmente goduto ascoltando Lark's Parte I, brano che definisce il concetto di improvvisazione collettiva meglio di qualsiasi free jazz di Ornette Coleman o John Coltrane. L'altra epifania l'ho avuta consumando Easy Money dai live con l'ultima formazione: non so se è per merito dei tre batteristi, che sui brani del vecchio repertorio fanno delle cose da fine del mondo, ma poi il brano è quello, ed era già un capolavoro nel 1973. Questo è il disco dove Roberto riparte un'altra volta senza band, e non si sa come riesce a convincere due fuoriclasse assoluti a suonare con lui (Bruford veniva dalle registrazioni di Close To The Edge rendiamoci conto da quale disco è uscito - Wetton aveva già una carriera avviata come session) e tira fuori dal cilindro il jolly che fa la differenza, il percussionista Jamie Muir, che sospetto sia alla base della svolta improvvis- impromp vis.. ionalista.
Ecco, questo è il momento dove Robert Fripp guarda il resto dei gruppi prog inglesi e fa ciao ciao con la manina. Tipo Marco Pantani quando comincia la salita, rivolto agli altri ciclisti: "vabbè allora io vado eh".
Discipline - Altra ripartenza, altro colpo di scena. Stavolta tira dentro Adrian Belew, prendendolo dalla band di Zappa, da Bowie, dai Talking Heads, e insieme definiscono cosa vuol dire suonare rock evoluto e orecchiabile, eccessivo, piacione e scacciafiga, senza dimenticare una concessione alle mode del momento (la new wave britannica, la disco degli Chic - giusto il reggae hanno ignorato). Disco che quando l'ho scoperto mi veniva da ridere: io che pensavo che la musica "complicata" l'avessero inventata i Dream Theater, i Cynic, ah ah ah!
Power to Believe - Come ci si sente ad aver fatto il disco più bello della tua carriera dopo 36 anni di carriera? Eh, Roberto? Qui davvero non ho parole. Questo disco manda a casa i Tool (che nel tour del 2001 devono essersi vergognati tantissimo ad avere come gruppo di apertura i King Crimson), i Meshuggah, e pure la formazione spaventosa di Larks' del 1973: la quinta parte di Larks' è la fine di tutta la musica occidentale; serve scrivere altra musica dopo di questo brano?
Di recente ho avuto modo di ascoltare la riedizione di ConstruKction of Light, quello con le batterie ri-registrate, e stavo per cedere e preferirlo a Power To Believe. Alla fine sono entrambi dischi fuori classifica.