
Giochiamo con le bandiere
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Giochiamo con le bandiere
Iniziamo proprio con la bandiera dell'Italia.


"Me ne frego!"
Dalla parte sbagliata della storia.
«Niente è tanto incredibile quanto la risposta a una domanda che non si pone»
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Re: Giochiamo con le bandiere
Sono andato a vedere il motivo per cui questa cosa sia tipica della gente di sinistra..
Ma, anche tu la "ripudi" perché la vedi come una cosa del risorgimento e/o monarchica?
Oppure per il fatto che è stata "usata" (pur sempre con lo stemma al centro) durante il periodo fascista - ovviamente - e che, dopo l'armistizio, per alcuni non rappresenti più la nostra nazione. O, più semplicemente, per un fatto nazionalistico.
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Re: Giochiamo con le bandiere
No semplicemente non trovo nulla di positivo nell'associare le persone per nazioni, ma trovo solo cose negative (contrasti, guerre).
Anche se riconosco che il sentimento nazionale possa portare delle cose positive, ad esempio il senso civico (io sono americano e per questo mi comporto bene).
Piccolo inciso, ultimamente con sta guerra assurda tra democratici e repubblicani credo che anche sta cosa che avevo trovato di buono negli USA andrà a farsi fottere.
Anche se riconosco che il sentimento nazionale possa portare delle cose positive, ad esempio il senso civico (io sono americano e per questo mi comporto bene).
Piccolo inciso, ultimamente con sta guerra assurda tra democratici e repubblicani credo che anche sta cosa che avevo trovato di buono negli USA andrà a farsi fottere.
"Gli iraniani (il 90 % almeno) imploravano che l'America e Israele li bombardasse per essere liberati dal regime"
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Re: Giochiamo con le bandiere
Estremizzando il concetto, se a governare la Terra fosse un unico governo cosmopolita sarebbe meglio per tutti.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Perché secondo te un italiano per storia, religione, tradizioni ecc è uguale ad un africano o a un asiatico?
Ogni persona bene o male è l'espressione della propria nazione per tutta una serie di motivi, positivi e negativi.
Il senso di appartenenza è quello che ci contraddistingue.
Figurati che io penso che tutta questa promiquista a cui andiamo incontro la trovo pessima. Basta guardare le immagini del passato, dello sport, e capivi subito che tale giocatore era italiano, tedesco, egiziano o asiatico, oggi invece ti ritrovi nordici di colore, africani bianchi, asiatici che, boh, non lo diresti.
Conservare la propria identità nazionale, storica, culturale e di tradizioni penso sia una cosa importante e bellissima, se penso che magari tra qualche decina di anni non ci saranno più piemontesi che non parlano il dialetto e fanno feste locali patronali mi rattrista e non poco.
Di certo non sono orgoglioso di essere italiano per tanti motivi ma lo sono nel sangue dei miei antenati e questo comunque resterà sempre.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Questa cosa mi ricorda una certa canzone famosa del 1971, che ho sempre ripudiato fin dalla mia infanzia perchè trovavo totalmente disumanizzante, simbolo di un'umanità spogliata dell'umanitàCoren ha scritto:Estremizzando il concetto, se a governare la Terra fosse un unico governo cosmopolita sarebbe meglio per tutti.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Dagli atrii muscosi, dai Fori cadenti,
dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
dai solchi bagnati di servo sudor,
un volgo disperso repente si desta;
intende l’orecchio, solleva la testa
percosso da novo crescente romor.
Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,
qual raggio di sole da nuvoli folti,
traluce de’ padri la fiera virtù:
ne’ guardi, ne’ volti confuso ed incerto
si mesce e discorda lo spregio sofferto
col misero orgoglio d’un tempo che fu.
S’aduna voglioso, si sperde tremante
per torti sentieri, con passo vagante,
fra tema e desire, s’avanza e ristà;
e adocchia e rimira scorata e confusa
de’ crudi signori la turba diffusa,
che fugge dai brandi, che sosta non ha.
Ansanti li vede, quai trepide fere,
irsuti per tema le fulve criniere,
le note latebre del covo cercar;
e quivi, deposta l’usata minaccia,
le donne superbe, con pallida faccia,
i figli pensosi pensose guatar.
E sopra i fuggenti, con avido brando,
quai cani disciolti, correndo, frugando,
da ritta, da manca, guerrieri venir:
li vede, e rapito d’ignoto contento,
con l’agile speme precorre l’evento,
e sogna la fine del duro servir.
Udite! quei forti che tengono il campo,
che ai vostri tiranni precludon lo scampo,
son giunti da lunge, per aspri sentier:
sospeser le gioie dei prandi festosi,
assursero in fretta dai blandi riposi,
chiamati repente da squillo guerrier.
Lasciar nelle sale del tetto natio
le donne accorate, tornanti all’addio,
a preghi e consigli che il pianto troncò:
han carca la fronte de’ pesti cimieri,
han poste le selle sui bruni corsieri,
volaron sul ponte che cupo sonò.
A torme, di terra passarono in terra,
cantando giulive canzoni di guerra,
ma i dolci castelli pensando nel cor:
per valli petrose, per balzi dirotti,
vegliaron nell’arme le gelide notti,
membrando i fidati colloqui d’amor.
Gli oscuri perigli di stanze incresciose,
per greppi senz’orma le corse affannose,
il rigido impero, le fami durar:
si vider le lance calate sui petti,
a canto agli scudi, rasente agli elmetti,
udiron le frecce fischiando volar.
E il premio sperato, promesso a quei forti,
sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
d’un volgo straniero por fine al dolor?
Tornate alle vostre superbe ruine,
all’opere imbelli dell’arse officine,
ai solchi bagnati di servo sudor.
Il forte si mesce col vinto nemico,
col novo signore rimane l’antico;
l’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
si posano insieme sui campi cruenti
d’un volgo disperso che nome non ha.
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qual raggio di sole da nuvoli folti,
traluce de’ padri la fiera virtù:
ne’ guardi, ne’ volti confuso ed incerto
si mesce e discorda lo spregio sofferto
col misero orgoglio d’un tempo che fu.
S’aduna voglioso, si sperde tremante
per torti sentieri, con passo vagante,
fra tema e desire, s’avanza e ristà;
e adocchia e rimira scorata e confusa
de’ crudi signori la turba diffusa,
che fugge dai brandi, che sosta non ha.
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con l’agile speme precorre l’evento,
e sogna la fine del duro servir.
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che ai vostri tiranni precludon lo scampo,
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assursero in fretta dai blandi riposi,
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il rigido impero, le fami durar:
si vider le lance calate sui petti,
a canto agli scudi, rasente agli elmetti,
udiron le frecce fischiando volar.
E il premio sperato, promesso a quei forti,
sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
d’un volgo straniero por fine al dolor?
Tornate alle vostre superbe ruine,
all’opere imbelli dell’arse officine,
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Re: Giochiamo con le bandiere
Confesso che su questo tema mi trovo spesso a confrontarmi (e a volte a scontrarmi) con me stesso.
Da un lato non nego che ci siano diversi ambiti e piani in cui l'essere italiano mi piace e mi da soddisfazione (penso al patrimonio storico e culturale, al film che vince l'Oscar, allo scrittore che vince il Nobel, fino al banale sport), anche se immagino che proverei lo stesso sentimento a parità di situazione se fossi portoghese o nepalese.
Dall'altro, più razionale, è innegabile che la stragrandissima parte dei conflitti e più in generale delle aberrazioni morali di cui l'uomo si è reso colpevole siano imputabili, almeno in prima battuta, proprio alle appartenenze che generano la convinzione di essere "migliori" / nel giusto, con tutto ciò che ne consegue anche sul piano individuale e non solo collettivo (quindi non solo l'evento macro come la guerra ma anche l'evento micro che si concretizza contro / verso il singolo "diverso").
Inoltre, scendendo ad un livello più locale, mi è capitato spesso di discuterne con amici che si dichiarano fieri delle loro origini e radici, mentre io, non so se per una mia visione personale o semplicemente perché nella mia vita ho cambiato quattro città (mentre loro tendenzialmente sono nati, cresciuti e ancora vivono in una data realtà), non solo non provo questa cosa, ma non capisco nemmeno quella che per loro pare quasi un'esigenza di sentirsi ancorati alla loro milanesità / romanità / venezianità e via discorrendo, come se senza quella venisse meno una parte della loro identità.
Tutto questo sempre ricordando a me stesso che l'essere venuto al mondo in un dato luogo e in un dato tempo è frutto di una mera casualità, per cui nella mia visione del contesto in cui vivo cerco sempre di non dimenticare che ora, invece di stare al pc a scrivere su questo forum, seduto comodo e caldo nel mio studio mentre (almeno in teoria) sto lavorando da casa, potrei essere una contadina cinese o un minatore cileno, potrei essere animista o musulmano, ecc. ecc..
Da un lato non nego che ci siano diversi ambiti e piani in cui l'essere italiano mi piace e mi da soddisfazione (penso al patrimonio storico e culturale, al film che vince l'Oscar, allo scrittore che vince il Nobel, fino al banale sport), anche se immagino che proverei lo stesso sentimento a parità di situazione se fossi portoghese o nepalese.
Dall'altro, più razionale, è innegabile che la stragrandissima parte dei conflitti e più in generale delle aberrazioni morali di cui l'uomo si è reso colpevole siano imputabili, almeno in prima battuta, proprio alle appartenenze che generano la convinzione di essere "migliori" / nel giusto, con tutto ciò che ne consegue anche sul piano individuale e non solo collettivo (quindi non solo l'evento macro come la guerra ma anche l'evento micro che si concretizza contro / verso il singolo "diverso").
Inoltre, scendendo ad un livello più locale, mi è capitato spesso di discuterne con amici che si dichiarano fieri delle loro origini e radici, mentre io, non so se per una mia visione personale o semplicemente perché nella mia vita ho cambiato quattro città (mentre loro tendenzialmente sono nati, cresciuti e ancora vivono in una data realtà), non solo non provo questa cosa, ma non capisco nemmeno quella che per loro pare quasi un'esigenza di sentirsi ancorati alla loro milanesità / romanità / venezianità e via discorrendo, come se senza quella venisse meno una parte della loro identità.
Tutto questo sempre ricordando a me stesso che l'essere venuto al mondo in un dato luogo e in un dato tempo è frutto di una mera casualità, per cui nella mia visione del contesto in cui vivo cerco sempre di non dimenticare che ora, invece di stare al pc a scrivere su questo forum, seduto comodo e caldo nel mio studio mentre (almeno in teoria) sto lavorando da casa, potrei essere una contadina cinese o un minatore cileno, potrei essere animista o musulmano, ecc. ecc..
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Re: Giochiamo con le bandiere
Ma anche io sono legatissimo alle mie radici, ad esempio ho deciso scientemente di non andare a lavorare all'estero (dove avrei preso facilmente il doppio dello stipendio).
Fatico però molto ad identificare queste radici con "l'Italia".
Sono legato moltissimo ai miei luoghi, ai miei sapori.
Ma sono tipo il campetto dove giocavo a basket da ragazzino, o i barbajuai della zia.
E anche io storco il naso quando al combini giapponese non trovi più il ragazzo giapponese che ti fa mille inchini, ma il ragazzo indonesiano che ti tratta come ti tratterebbe in Italia.
Fatico però molto ad identificare queste radici con "l'Italia".
Sono legato moltissimo ai miei luoghi, ai miei sapori.
Ma sono tipo il campetto dove giocavo a basket da ragazzino, o i barbajuai della zia.
E anche io storco il naso quando al combini giapponese non trovi più il ragazzo giapponese che ti fa mille inchini, ma il ragazzo indonesiano che ti tratta come ti tratterebbe in Italia.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Mah, nella storia umana i conflitti hanno ragioni diversissime, fermarsi alla sola appartenenza nazionale mi sembra una forzatura.
In Europa, pure con popoli molto diversi per tantissimi motivi siamo in pace da 80 anni ed un conflitto all'orizzonte proprio non si vede, anzi si parla sempre più di integrità europea.
Sembra quasi meglio il pout-pourri che sta venendo fuori oggi invece dell'identità nazionale, decisamente brutta cosa
In Europa, pure con popoli molto diversi per tantissimi motivi siamo in pace da 80 anni ed un conflitto all'orizzonte proprio non si vede, anzi si parla sempre più di integrità europea.
Sembra quasi meglio il pout-pourri che sta venendo fuori oggi invece dell'identità nazionale, decisamente brutta cosa
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Re: Giochiamo con le bandiere
Se ti riferisci al mio intervento non a caso ho utilizzato, comunque sintetizzando e semplificando molto, il concetto di "appartenenze": culturali, religiose, socio-economiche, ecc..
E per quanto riguarda l'Europa in realtà ci sarebbe il conflitto Russia - Ucraina, riguardo al quale se ben ricordo tu per primo hai fatto notare che non se ne parla più.
Poi onestamente io devo ancora capire cosa avete in mente tu e tutti quelli che recriminano sugli effetti dell'integrazione a discapito dell'identità: si stanno dimenticando i dialetti? Si stanno perdendo le ricette dei piatti tradizionali? Vengono rimossi i crocefissi dalle aule delle scuole? I giovani non conoscono più il testo dell'inno? La nazionale di calcio e quella di rugby sono imbottite di oriundi?
Chiedo sinceramente eh.
E per quanto riguarda l'Europa in realtà ci sarebbe il conflitto Russia - Ucraina, riguardo al quale se ben ricordo tu per primo hai fatto notare che non se ne parla più.
Poi onestamente io devo ancora capire cosa avete in mente tu e tutti quelli che recriminano sugli effetti dell'integrazione a discapito dell'identità: si stanno dimenticando i dialetti? Si stanno perdendo le ricette dei piatti tradizionali? Vengono rimossi i crocefissi dalle aule delle scuole? I giovani non conoscono più il testo dell'inno? La nazionale di calcio e quella di rugby sono imbottite di oriundi?
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Re: Giochiamo con le bandiere
Sul conflitto Russia - Ucraina, mea culpa, dimenticato.diego ha scritto: ↑27 marzo 2026 18:20 Se ti riferisci al mio intervento non a caso ho utilizzato, comunque sintetizzando e semplificando molto, il concetto di "appartenenze": culturali, religiose, socio-economiche, ecc..
E per quanto riguarda l'Europa in realtà ci sarebbe il conflitto Russia - Ucraina, riguardo al quale se ben ricordo tu per primo hai fatto notare che non se ne parla più.
Poi onestamente io devo ancora capire cosa avete in mente tu e tutti quelli che recriminano sugli effetti dell'integrazione a discapito dell'identità: si stanno dimenticando i dialetti? Si stanno perdendo le ricette dei piatti tradizionali? Vengono rimossi i crocefissi dalle aule delle scuole? I giovani non conoscono più il testo dell'inno? La nazionale di calcio e quella di rugby sono imbottite di oriundi?
Chiedo sinceramente eh.
Sulla seconda parte: tutto quanto fa identità nazionale, regionale, locale. L'humus che contraddistingue ogni nazione, meglio distingueva un tempo, che col tempo e sempre più integrazione si perderà sempre più e non tornerà di certo.
Le tradizioni locali che si stanno perdendo sempre di più perchè i vecchi muoiono ed i giovani neanche sono del posto e non gli interessano, il folklore di ogni paese che insieme fanno Nazione.
Tutto quanto.
Inutile girarci attorno: più integrazione vuol dire solamente meno identità nazionale e per me è una pessima cosa.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Vabbè.
C'è stata la guerra nella ex jugoslavia
Ma quelli, soprattutto i serbi, se potessero la rifarebbero subito un'altra (vedi kosovo).
Ce l'hanno nel sangue
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Re: Giochiamo con le bandiere
Io non ho niente da spartire con tutti sti terroni che vengono a friggere le loro melanzane nel mio cortile per esempio.
Rivendico le mie tradizioni fondate sul vitello tonnato e sul gianduiotto.
No pastiera no struffoli
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Re: Giochiamo con le bandiere
Ma non lo so, sai? Non sono un sociologo, però se oggi a un giovane non importa nulla del folklore locale dire solo che è colpa dell'integrazione (che poi a parlarne così pare quasi un mostro indefinito, di cui non si conoscono i contorni e le caratteristiche ma al contempo si è certi che sia dannoso) mi sembra una visione un po' parziale... Magari semplicemente quel giovane non è interessato perché sono cambiati i tempi, o magari nessuno è stato in grado di tramandargli certi valori.Shock ha scritto: ↑27 marzo 2026 18:46 Le tradizioni locali che si stanno perdendo sempre di più perchè i vecchi muoiono ed i giovani neanche sono del posto e non gli interessano, il folklore di ogni paese che insieme fanno Nazione.
Tutto quanto.
Inutile girarci attorno: più integrazione vuol dire solamente meno identità nazionale e per me è una pessima cosa.
Qui in Veneto ci sono un sacco di immigrati (un po' per posizione geografica rispetto alle rotte provenienti dall'Est Europa, un po' perché il tessuto produttivo è ricco e il lavoro non manca), eppure tutti i "locali" parlano il loro dialetto, in giro abbondano i posti che propongono piatti della tradizione e ogni due per tre trovi una casa che espone il gonfalone della Serenissima.
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Re: Giochiamo con le bandiere
A parte le stronzate è un problema grosso che abbiamo in Piemonte che penso sia l'unica regione italiana nella quale in sostanza ci si vergogna di parlare dialetto. Generalizzo e ovviamente nei paesi è meno marcata però è innegabile che non fa figo parlare piemontese.
Il risultato è che si sta perdendo. I miei figli per esempio lo capiscono ma non lo parlano. Già io ho perso un turno perché mia madre parla occitano che capisco e non parlo.
Un paio di generazioni ed è tutti a fanculo.
E questo a prescindere dal pout purrri, mi pare proprio un problema strutturale
Il risultato è che si sta perdendo. I miei figli per esempio lo capiscono ma non lo parlano. Già io ho perso un turno perché mia madre parla occitano che capisco e non parlo.
Un paio di generazioni ed è tutti a fanculo.
E questo a prescindere dal pout purrri, mi pare proprio un problema strutturale
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Re: Giochiamo con le bandiere
"Le tradizioni" è sempre molto in alto nella mia top 10 dei mali del mondo.
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Re: Giochiamo con le bandiere
ConcordoShock ha scritto:Sul conflitto Russia - Ucraina, mea culpa, dimenticato.diego ha scritto: ↑27 marzo 2026 18:20 Se ti riferisci al mio intervento non a caso ho utilizzato, comunque sintetizzando e semplificando molto, il concetto di "appartenenze": culturali, religiose, socio-economiche, ecc..
E per quanto riguarda l'Europa in realtà ci sarebbe il conflitto Russia - Ucraina, riguardo al quale se ben ricordo tu per primo hai fatto notare che non se ne parla più.
Poi onestamente io devo ancora capire cosa avete in mente tu e tutti quelli che recriminano sugli effetti dell'integrazione a discapito dell'identità: si stanno dimenticando i dialetti? Si stanno perdendo le ricette dei piatti tradizionali? Vengono rimossi i crocefissi dalle aule delle scuole? I giovani non conoscono più il testo dell'inno? La nazionale di calcio e quella di rugby sono imbottite di oriundi?
Chiedo sinceramente eh.
Sulla seconda parte: tutto quanto fa identità nazionale, regionale, locale. L'humus che contraddistingue ogni nazione, meglio distingueva un tempo, che col tempo e sempre più integrazione si perderà sempre più e non tornerà di certo.
Le tradizioni locali che si stanno perdendo sempre di più perchè i vecchi muoiono ed i giovani neanche sono del posto e non gli interessano, il folklore di ogni paese che insieme fanno Nazione.
Tutto quanto.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Eh ho capito il concordare ma torno a chiedere: esempi concreti?
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Re: Giochiamo con le bandiere
Esempi concreti?
Ma le feste patronali, ad esempio, con sempre meno persone e perlopiù anziane non fanno parte del retaggio culturale di un paese? Se perdi quelle perdi una parte importante della storia di un paese.
A differenza del pensiero del prescritto (
Magari tra cinquanta anni in questo paese si festeggerà a mo di festa nazionale la fine del Ramadan, per voi sembrerebbe normale?
Nelle scuole non va più messo il crocefisso perché ci sono mussulmani, buddisti, induisti, animisti, ma vaffanculo, siamo in un paese cattolico, la religione cristiana è parte della nostra cultura e adesso la si deve togliere dalle scuole?
In nome di cosa? Tolleranza, accoglienza? Vieni in questo paese, rispetta la nostra cultura senza imporre la tua.
Ti dà fastidio il crocefisso? Bene fate le scuole mussulmane, induiste, animiste e non rompete i maroli.
Eh, ma poi dite che lo stato è laico, beh lo era anche quando ero piccolo io ma la religione cristiana era una parte importante dell'educazione.
Si vedono benissimo guardando le partite nazionali a livello europeo come, in tutte le nazioni, ci sono calciatori che neanche conoscono l'inno del loro paese perché non "originali", quale senso di appartenenza hanno queste persone?
In Germania ci sono città con vie e quartieri completamente turchi, con i tedeschi spariti, questa è integrazione o semplicemente si creano il loro mondo con le loro regole negli paesi?
A me questo non solo non piace ma fa rabbrividire, perché si va verso una uniformità che toglierà le belle, o brutte, differenze tra i vari popoli e le varie culture.
E se i giovani in primis non sentono queste cose c'è poco da fare, avremo tante persone che saranno fatte con lo stampino che ragionano e pensano allo stesso modo, eliminando quel sottofondo culturale tipico di ogni luogo.
Lo vedo da me.
Verso le montagne, nei piccoli borghi esistono ancora le tipiche feste patronali locali, ognuna con la sua tradizione, anche con i pochi giovani del luogo che partecipano volentieri.
Invece basta andare nei centri un po' più grossi e le feste patronali sono tutte uguali, stesso modus operandi, nessun vero sentimento ma solo "facciamo festa".
Questo per me è quello che si va perdendo, le tradizioni locali, che si tramandano col tempo e caratterizzano ogni paese rendendolo unico.
Se a voi non interessa va benissimo a me dispiace non poco.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Io ho tre punti.
Uno: le "tradizioni" sono frutto di processi prolungati nel tempo in cui convergono le diverse influenze che insistono in quella specifica area (quello che un po' tutti sappiamo, le ricorrenze religiose che prendono il posto di quelle della precedente religione dominante, l'influsso di culture diverse - ad esempio le popolazioni germaniche nel nord Italia - che sporcano quelle esistenti fino a trasformarle in qualcosa di diverso, e via così), su questo penso si sia tutti d'accordo. Dove mettiamo la transenna che basta così? Abbiamo deciso che le tradizioni giuste sono quelle dell'AD 2026? O già troppo tardi, quelle del 1980? Del 1861? Le tradizioni hanno un contorno definito solo nel presente, nello sviluppo storico sono in continua evoluzione, a volte incrementale, a volte dirompente, a volte lenta, a volte più veloce, ma sempre evoluzione.
Due: perchè/quando abbiamo deciso che le tradizioni sono di per sè un elemento culturale positivo da preservare? In Spagna la tradizione è ammazzare un toro all'interno di un'arena festante per il diletto delle persone. In Messico, qualche migliaio di anni fa, era tradizione trucidare decine di ragazzini in una cerimonia altrettanto tradizionale per ingraziarsi qualche divinità.
Le tradizioni non hanno una valenza inerentemente positiva e liberarsi di alcune di essere è stato un bene oggettivo per l'umanità, per cui anche qui c'è da domandarsi dove si disegna la linea.
Tre: è comprensibile che qui ci si trovi a parlare delle tradizioni del luogo in cui si vive e quindi a vedere come influenze esterne modifichino quelle percepite come proprie. Ma se si allarga la visuale, il processo è globale: è la stesssa percezione di chi vive da generazioni negli EAU e si vede costruire i negozi di liquore o in Giappone e si ritrova una chiesa di fianco a casa. Qualche furbacchione vorrebbe farci credere che sia un processo di colonizzazione culturale (e ovviamente colpa della "sinistra" cattiva e/o dei comunisti) ma è solamente una cosa che si chiama globalizzazione ed è l'arma del Capitale per mantere i rapporti di forza con il lavoro salariato. Se vi piace il libero mercato e che pochi stronzi si dividano tutti i soldi del mondo, non potete lamentarvi del mondo che hanno costruito per mantere il privilegio.
Uno: le "tradizioni" sono frutto di processi prolungati nel tempo in cui convergono le diverse influenze che insistono in quella specifica area (quello che un po' tutti sappiamo, le ricorrenze religiose che prendono il posto di quelle della precedente religione dominante, l'influsso di culture diverse - ad esempio le popolazioni germaniche nel nord Italia - che sporcano quelle esistenti fino a trasformarle in qualcosa di diverso, e via così), su questo penso si sia tutti d'accordo. Dove mettiamo la transenna che basta così? Abbiamo deciso che le tradizioni giuste sono quelle dell'AD 2026? O già troppo tardi, quelle del 1980? Del 1861? Le tradizioni hanno un contorno definito solo nel presente, nello sviluppo storico sono in continua evoluzione, a volte incrementale, a volte dirompente, a volte lenta, a volte più veloce, ma sempre evoluzione.
Due: perchè/quando abbiamo deciso che le tradizioni sono di per sè un elemento culturale positivo da preservare? In Spagna la tradizione è ammazzare un toro all'interno di un'arena festante per il diletto delle persone. In Messico, qualche migliaio di anni fa, era tradizione trucidare decine di ragazzini in una cerimonia altrettanto tradizionale per ingraziarsi qualche divinità.
Le tradizioni non hanno una valenza inerentemente positiva e liberarsi di alcune di essere è stato un bene oggettivo per l'umanità, per cui anche qui c'è da domandarsi dove si disegna la linea.
Tre: è comprensibile che qui ci si trovi a parlare delle tradizioni del luogo in cui si vive e quindi a vedere come influenze esterne modifichino quelle percepite come proprie. Ma se si allarga la visuale, il processo è globale: è la stesssa percezione di chi vive da generazioni negli EAU e si vede costruire i negozi di liquore o in Giappone e si ritrova una chiesa di fianco a casa. Qualche furbacchione vorrebbe farci credere che sia un processo di colonizzazione culturale (e ovviamente colpa della "sinistra" cattiva e/o dei comunisti) ma è solamente una cosa che si chiama globalizzazione ed è l'arma del Capitale per mantere i rapporti di forza con il lavoro salariato. Se vi piace il libero mercato e che pochi stronzi si dividano tutti i soldi del mondo, non potete lamentarvi del mondo che hanno costruito per mantere il privilegio.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Philo ha fatto delle riflessioni "elevate" che ovviamente condivido, io mi limito a dubitare che sia colpa dell'integrazione (uso questo termine solo per uniformità di comunicazione ma non ho ancora ben capito cosa si intenda) se alla processione religiosa del tal borgo dell'Aspromonte va meno gente, o se nel paesino della pianura emiliana non ci sono più nonnine che fanno i cappelletti a mano.
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Re: Giochiamo con le bandiere
La globalizzazione è la peggiore delle cose che esista.
Comunque come ho detto, se a voi il mondo piace così, se siete contenti della vostra nazione anche pur non sentendola parte di voi, a posto, giustamente ognuno vive secondo i propri principi (e poi va in piazza quando l'Italia vince il mondiale di calcio
).
Io mi sono ritagliato il mio spazio nel mio mondo, fatto di borgate di montagna dove per fortuna ancora si respira quel senso di appartenenza alla terra da cui si proviene che ti rende felice ed orgoglioso.
Voi potete stare in mezzo al mondo globalizzato
Comunque come ho detto, se a voi il mondo piace così, se siete contenti della vostra nazione anche pur non sentendola parte di voi, a posto, giustamente ognuno vive secondo i propri principi (e poi va in piazza quando l'Italia vince il mondiale di calcio
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Re: Giochiamo con le bandiere
Quando dovrò spiegare ai miei figli perché il mondo va a puttane gli farò leggere questo post. Sembri uscito da un libro della Passaggio Al Bosco o della Cinabro.Shock ha scritto:Esempi concreti?
Ma le feste patronali, ad esempio, con sempre meno persone e perlopiù anziane non fanno parte del retaggio culturale di un paese? Se perdi quelle perdi una parte importante della storia di un paese.
A differenza del pensiero del prescritto () le tradizioni sono una parte importante della nostra cultura, via quelle via la nostra cultura.
Magari tra cinquanta anni in questo paese si festeggerà a mo di festa nazionale la fine del Ramadan, per voi sembrerebbe normale?
Nelle scuole non va più messo il crocefisso perché ci sono mussulmani, buddisti, induisti, animisti, ma vaffanculo, siamo in un paese cattolico, la religione cristiana è parte della nostra cultura e adesso la si deve togliere dalle scuole?
In nome di cosa? Tolleranza, accoglienza? Vieni in questo paese, rispetta la nostra cultura senza imporre la tua.
Ti dà fastidio il crocefisso? Bene fate le scuole mussulmane, induiste, animiste e non rompete i maroli.
Eh, ma poi dite che lo stato è laico, beh lo era anche quando ero piccolo io ma la religione cristiana era una parte importante dell'educazione.
Si vedono benissimo guardando le partite nazionali a livello europeo come, in tutte le nazioni, ci sono calciatori che neanche conoscono l'inno del loro paese perché non "originali", quale senso di appartenenza hanno queste persone?
In Germania ci sono città con vie e quartieri completamente turchi, con i tedeschi spariti, questa è integrazione o semplicemente si creano il loro mondo con le loro regole negli paesi?
A me questo non solo non piace ma fa rabbrividire, perché si va verso una uniformità che toglierà le belle, o brutte, differenze tra i vari popoli e le varie culture.
E se i giovani in primis non sentono queste cose c'è poco da fare, avremo tante persone che saranno fatte con lo stampino che ragionano e pensano allo stesso modo, eliminando quel sottofondo culturale tipico di ogni luogo.
Lo vedo da me.
Verso le montagne, nei piccoli borghi esistono ancora le tipiche feste patronali locali, ognuna con la sua tradizione, anche con i pochi giovani del luogo che partecipano volentieri.
Invece basta andare nei centri un po' più grossi e le feste patronali sono tutte uguali, stesso modus operandi, nessun vero sentimento ma solo "facciamo festa".
Questo per me è quello che si va perdendo, le tradizioni locali, che si tramandano col tempo e caratterizzano ogni paese rendendolo unico.
Se a voi non interessa va benissimo a me dispiace non poco.
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Re: Giochiamo con le bandiere
E comunque legare la festa della frappa fritta con il patriottismo è un salto logico niente male.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Intervento alla cazzo.Erotic.Nightmares ha scritto: ↑28 marzo 2026 08:42 Quando dovrò spiegare ai miei figli perché il mondo va a puttane gli farò leggere questo post. Sembri uscito da un libro della Passaggio Al Bosco o della Cinabro.
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Per quanto mi riguarda i tuoi figli possono andare tranquillamente a quel paese insieme a te.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Sai com'è, faccio fatica a discutere coi ritardati che hanno il quoziente intelletivo di un piccione scemo e considerano importanti puttanate come la sagra delle rane o il crocifisso nelle scuole. Ma capisco che possa starci quando uno vive nel suo micromondo di ignoranza e bigottismo a tutto tondo.Shock ha scritto:Intervento alla cazzo.Erotic.Nightmares ha scritto: ↑28 marzo 2026 08:42 Quando dovrò spiegare ai miei figli perché il mondo va a puttane gli farò leggere questo post. Sembri uscito da un libro della Passaggio Al Bosco o della Cinabro.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Ed allora non rispondere, ci puoi anche riuscire genio.Erotic.Nightmares ha scritto: ↑28 marzo 2026 11:10 Sai com'è, faccio fatica a discutere coi ritardati che hanno il quoziente intelletivo di un piccione scemo e considerano importanti puttanate come la sagra delle rane o il crocifisso nelle scuole. Ma capisco che possa starci quando uno vive nel suo micromondo di ignoranza e bigottismo a tutto tondo.
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Sempre solo pronto ad insultare e poi fai il superiore.
Ma vai cagare.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Però seriamente quale è il limite.
Le tradizioni da mantenere sono quelle che risalgono fino a quanto? Perché le sagre nascono dopo le guerra e poco prima.
E quando ci dobbiamo allargare ? Al paese accanto? Oltre al Po?
Messa così è un discorso personale ed arbitario (Coren e il suo campetto per dire )
Se lo scambi per valore assoluto allora il rischio è che il primo coglione che passa e che è capace a parlare in pubblico ti convince ad andare a invadere la Polonia.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Dato che avete scritto tanto, per colpa mia o no, ho creato questo thread. 
Era proprio una bella discussione (quando ci sono visioni contrastanti è pure normale..
), peccato che poi sia arrivato il "rovinatore" di turno. Che, tra l'altro, ha dichiarato sminuendo chi non la pensa come si deve - e c'è pure chi subito ci scherza sopra - esplicitamente di non voler più partecipare alle attività del forum.
Era proprio una bella discussione (quando ci sono visioni contrastanti è pure normale..
"Me ne frego!"
Dalla parte sbagliata della storia.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Io, in questo caso, sto più "a sinistra".
Non sono fiero di essere italiano e non mi piacciono le tradizioni..
Inoltre, mi vergogno pure quando vedo quelli con la bandiera della Sardegna ai concerti!
Ma, non do la colpa agli immigrati o "a chi li ha fatti venire" a invaderci.
Più semplicemente: i tempi cambiano, ci si evolve e, ormai, lo si fa solo per pura nostalgia.
P.S.: C'è chi ha tirato fuori anche argomenti come capitalismo e sfruttamento, ma mi è sembrato abbastanza fuori logo. Mentre, fino a lì il discorso filava pure bene.
Non sono fiero di essere italiano e non mi piacciono le tradizioni..
Inoltre, mi vergogno pure quando vedo quelli con la bandiera della Sardegna ai concerti!
Ma, non do la colpa agli immigrati o "a chi li ha fatti venire" a invaderci.
Più semplicemente: i tempi cambiano, ci si evolve e, ormai, lo si fa solo per pura nostalgia.
P.S.: C'è chi ha tirato fuori anche argomenti come capitalismo e sfruttamento, ma mi è sembrato abbastanza fuori logo. Mentre, fino a lì il discorso filava pure bene.
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johnny blade
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Re: Giochiamo con le bandiere
"siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò" fa ridere.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Bene, vedo che sono l'unico a difendere il senso di appartenenza alla propria nazione.
Allora spero che un giorno la razza italiana si estingua perchè i tempi cambiano e la sua ragione di vita non esiste più.
PS: @nonchalance : i sardi sono fieri della propria patria e da dove arrivano, molto meglio loro degli altri apolidi che ci son qui dentro, te compreso
Allora spero che un giorno la razza italiana si estingua perchè i tempi cambiano e la sua ragione di vita non esiste più.
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Re: Giochiamo con le bandiere
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Re: Giochiamo con le bandiere
Era esattamente il mio punto, il mio campetto e le mie montagne non hanno nulla a che fare con l'Italia ed il patriottismo.STIV_V ha scritto: ↑28 marzo 2026 13:57 Però seriamente quale è il limite.
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"Gli iraniani (il 90 % almeno) imploravano che l'America e Israele li bombardasse per essere liberati dal regime"
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Re: Giochiamo con le bandiere
Ma i sardi sono fieri della Sardegna, mica dell'Italia.Shock ha scritto: ↑28 marzo 2026 14:59 Bene, vedo che sono l'unico a difendere il senso di appartenenza alla propria nazione.
Allora spero che un giorno la razza italiana si estingua perchè i tempi cambiano e la sua ragione di vita non esiste più.
PS: @nonchalance : i sardi sono fieri della propria patria e da dove arrivano, molto meglio loro degli altri apolidi che ci son qui dentro, te compreso![]()
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Re: Giochiamo con le bandiere
Ed io cosa ho detto? La loro patria, la Sardegna, per il resto per loro è solo continenteCoren ha scritto: ↑28 marzo 2026 17:26Ma i sardi sono fieri della Sardegna, mica dell'Italia.Shock ha scritto: ↑28 marzo 2026 14:59 Bene, vedo che sono l'unico a difendere il senso di appartenenza alla propria nazione.
Allora spero che un giorno la razza italiana si estingua perchè i tempi cambiano e la sua ragione di vita non esiste più.
PS: @nonchalance : i sardi sono fieri della propria patria e da dove arrivano, molto meglio loro degli altri apolidi che ci son qui dentro, te compreso![]()
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Re: Giochiamo con le bandiere
Bah, io di un posto dove "niente funziona" non ne sarei mai né fiero e né orgoglioso. Soprattutto se ci (e lo) si esalta solo per nasconderne le mancanze..Shock ha scritto: ↑28 marzo 2026 14:59 Bene, vedo che sono l'unico a difendere il senso di appartenenza alla propria nazione.
Allora spero che un giorno la razza italiana si estingua perchè i tempi cambiano e la sua ragione di vita non esiste più.
PS: @nonchalance : i sardi sono fieri della propria patria e da dove arrivano, molto meglio loro degli altri apolidi che ci son qui dentro, te compreso![]()
Più che senso di appartenenza, la chiamerei pura preservazione.
Poi non siamo una razza, visti le continue invasioni che abbiamo sia fatto che subito.
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Re: Giochiamo con le bandiere
Non abbiamo il pedigree, siamo dei carlini