Certo che, se ci pensate, noi amanti del metal potevamo fermarci a loro ed ai Black Sabbath senza perdere poi molto.
In ogni caso non è mai esistita una formazione più in forma e potente dei Deep Purple nell'estate del 1972 (e chi pensa che la line up di "Burn" - sempre sia lodata - fosse superiore secondo me è pazzo, masta ascoltare "California Jam" o "made In Europe" per accorgersi del divario).
Cioè, parliamone:
- Ian Gillan: ma quanto stava in palla? Perché tutti i metallari hanno il santino di Halford (che io amo, sia ben inteso, ma che dal vivo non sempre riservava buone sorprese) e non si soffermano mai abbastanza sul primo, vero, screamer metal? Sono tre giorni che sento a ruota "Child in Time" ed ho la pelle d'oca;
- Richie Blackmore: noi tutti lo amiamo, è il prototipo del vero guitar hero in nero e non possiamo che onorarlo, certo che in questo disco prende più toppe che note giuste;
- Jon Lord: senza di lui i Deep Purple sarebbero stati una band a caso. Non ho timore delle mie opinioni e lo ripeto, UNA BAND A CASO E MOSCIA;
- Ian Paice: è impressionante quanto il suo drumming fosse già moderno. Lo senti suonare pensi che le sue parti potrebbero stare su un disco dei Foo Fighters, poi senti un altro pezzo e capisci da dove ha copiato le rullate Dave Lombardo;
- Roger Glover: parliamone, bassista più sottovalutato della storia ever. Basta con questa storia che non era virtuoso come gli altri, il suo stile era di una compattezza e, perché no, di un carisma unico considerato che doveva tenere su la baracca insieme a Lord, dato che Paice e Blackmore spesso e volentieri trascendevano i loro compiti ritmici. Era in grado di svolgere il suo ruolo con enorme dignità, rimanendo sullo sfondo ma non rinunciando a colorare i brani con il suo stile ben riconoscibile.
Sì, questa è una discussione sterile per vecchi.