rabe ha scritto: ↑5 agosto 2019 00:48
tutto finto e tutto apparenza, tutto "faccio vedere quanto sto bene", ed e' tutto dovuto a sti cazzo di facebook/instagram/etc
perche' se sei in bilico sul bordo del baratro, facebook/etc, ti spingono in quel cazzo di baratro, di certo non ti aiutano
Qualche giorno fa parlavo con un mio amico, che è uno psicoanalista davvero in gamba.
Mi ha confermato che prende sempre più piede la rabbia degli utenti, che osservano e invidiano la vita dorata raccontata dagli stati di whatsapp o dalle foto di instagram e che tale comportamento è oggetto di studio, come patologia.
Mi diceva che la tendenza è ormai fortissima: gente che per motivi economici o affettivi non può esaudire i propri desideri (per esempio viaggi, figli, momenti sereni in generale), che osserva gli altri da queste vetrine di frequente ostentazione. O di esibizione della parte migliore della propria vita.
Cerco di spiegarmi meglio: io sono un iperdepresso (e lo sapete, non mi frega niente di censurarmi su questo dettaglio della mia vita), ma se guardate i miei stati di whatsapp o le foto su instagram vedrete bambini biondi bellissimi e sani (i miei splendidi figli), spiagge, chitarre, birre, sorrisi. Non che io posti 'sta roba per fingere, ma magari lo faccio per omaggiare il bello che ho intorno a me e che mi fa tirare avanti. Resto un disperato, ma dall'altra parte del monitor o del display c'è gente che si avvelena pensando alla mia bella vita, tutta in discesa e dorata. Non so se mi spiego.
In questo per me rabe ha ragione da vendere. E ripeto, nel campo della psicoanalisi stanno cominciando a studiare seriamente il problema.
A mio modesto avviso, tema nuovo solo nella forma (social, tecnologia), ma vecchio come il mondo: l'umanità è una folla inferocita (cit).