Questo mi fa pensare che, come dice anche Sairus, gli artisti di oggi riescono/possono creare qualcosa in maniera più "artificiale", o meglio usando strumenti innovativi senza che ciò significhi meno qualità.Il Criceto Fuxia ha scritto: ↑9 febbraio 2021 03:33 Ciò che ripugna le nostre generazioni, mediamente, credo sia il fatto che sia musica ottenuta non in modo particolarmente "fattivo", se questo è il termine più adatto; o comunque molto, molto meno di prima. L'abilità su di uno strumento è stata rimpiazzata da abilità differenti, o comunque abilità su macchine e sistemi differenti. Sono mondi nuovi,ed a parte lo scherzarci, è pure difficile mettersi lì a giudicare.
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Faccio un esempio: Mahmood - Soldi
Tutta la parte ritmica e strumentale è stata scritta da Dardust con Charlie che hanno fatto un piccolo gioiellino, con i clap fatti dall'orchestra e il drop in intercalare, la ritmica, l'hook del ritornello...una specie di evoluzione del pop.
Al netto del tema Sanremo, ecc. mi sono chiesto se non viviamo una specie di cortocircuito culturale (e quindi musicale): Da una parte tutto (compresa la musica) sta diventando più immediata, spontanea, diretto, fluido ed anche "superficiale", dall'altra, non mancando tratti "validi" e anche interessanti nelle nuove proposte, ma molto nascosti e complicati da individuare.
Se così fosse, nell'assurdo, apparirebbe quasi che noi che siamo abituatati, chi più chi meno, ad una musica apprezzabile fin da subito (esaltante diciamo come un Rising Force), non riusciamo ad accedere alle nuove forme di musica, mentre i meno vecchi si abituano fin da giovani a qualcosa di apparentemente più "soft", ma nella realtà infinitamente più complessa.