'petta 'petta, non vorrei essere frainteso. Ritengo Terzani un ottinmo giornalista, e fra le parti migliori dei suoi libri c'è sicuramente la lucidissima analisi storica e politica che fornisce delle diverse situazioni in Asia.GAMMAgAY ha scritto: beh ovvio che le memorie di terzani non sono accostabili ai suoi articoli da giornalista.pero' ,altre a scenari asiatici da respirare,il libro traccia una linea guida di molti argomenti storici ..politici. la sua vita , il suo viaggio... a me e' piaciuto ,ora,vado per il giro di giostra.
Soprattutto mi piace moltissimo la sua apertura mentale: ad esempio, nonostante lui si sia sempre schierato apertamente a sinistra, sfiorando il Maoismo negli anni '70, questa sua presa di posizione nongli ha impedito di stilare una spietata analisi della situazione politica Cinese, motivo per cui è stato anche espulso da questo stato.
Non so quante persone avrebbero avuto il coraggio di andare contro un regime che avevano incensato fino a pochi anni prima di trovarcisi dentro, accettandone le conseguenze e rimettendosi in gioco senza alcun timore di fronte a tutti.
Lo stimo anche perché, nonostante abbia subito il fascino delle culture asiatiche, è riuscito a rimanere sempre "fiorentino", non giocando a fare il santone radical chic da salotto.
Più che altro non mi piace la maniera in cui vengono recepiti i suoi libri, trattati più come testi di filosofia che come resoconti giornalistici di situazioni e viaggi. Da molti Terzani viene usato come un bignami dell'Asia, come una scusa per sparare sentenze su un realtà complessa come quella che lui descrive e per farsi un infuso di spiritualità spicciola. Lui non ha mani preteso di essere un amestro di pensiere, ed infatti non lo era. Le sue considerazioni filosofiche sono al livello di una persona intelligente che ha viaggiato molto, non certo a quello di un novello Schopenhaue. Se dai suoi libri sono riuscito a capire un po' come era fatto, non credo che lui sarebbe molto contento di sapere in quale maniera vengano travisate le sue parole.
Resta il fatto che sia stato un grande: non lo paragonerei a mostri del calibro di Montanelli oppure Hemingway, come i suoi editori amano fare, ma parlerei semplicemente di una persona lucida, di mente aperta e con il dono della chiarezza. Forse un po' troppo pieno di sé in alcuni frangenti, ma d'altronde si trattava di un carattere con i suoi pregi ed i suoi difetti, che ovviamente emergono dai suoi lavori e che ce lo fanno sentire più vicino.
P.s. il giro di giostra lo sto leggendo ora, e mi sembra forse una spanna sopra gli altri, vuoi perché lo ha scritto senza alcun obbiettivo "commerciale" e di certo non s'é posto il problema di quante copie avrebbe dovuto vendere, bensì ha voluto lasciare una sorta di testamento del suo pensiero e delle sue esperienze. Ironicamente, é il libro che finora ha venduto di più, ed il più travisato. La morte non fà vendere solo nella musica, si vede