Detto questo vi posto un articolo che scrissi su questo stesso forum a proposito di una polemica simile, molto gradito dai vari Ermo e Robby:
De Recensione
Il problema delle recensioni e dei recensori è ormai un?annosa questione. Ciclicamente, ad intervalli più o meno brevi, leggiamo di lettori arrabbiati, o peggio offesi e sgomenti, perché il recensore di turno ha stroncato la propria band preferita, o perché soltanto non è d?accordo col nostro giudizio. Il problema, per puerile che possa sembrare, investe invece livelli più profondi che afferiscono a questioni ben più elevate del semplice giudizio su di un disco. Ma chi è il recensore? Il recensore è un critico prima di tutto, laddove per critico s?intende l?accezione neutra della parola. Criticare semplicemente significa esprimere un parere, il quale può avere valenza negativa come positiva, ma di per se il termine è asettico, un critico non è colui che, per forza di cosa, esprime un parere negativo, bensì è colui che esprime un parere e basta. Il connotato tipico del critico musicale, e più in generale di qualsiasi forma di critico, è lo spirito critico del quale tutti, chi più e chi meno, siamo dotati. Il semplice fatto che esistiamo e che pensiamo ci dona uno spirito critico. Vi dirò di più, lo spirito critico può essere innato, ma anche chi ne è meno dotato può porvi rimedio. Come? Con l?esperienza. Avendo chiarito, ovemai ve ne fosse stato bisogno, alcuni dubbi sulla figura del recensore, da molti vista non certo di buon occhio, non ci resta che passare all?aspetto pratico della cosa: la recensione.
La questione si fa molto complicata perché da questo momento in poi entra in gioco la soggettività, la quale è influenzata da una serie sterminata di fattori che sono propri dell?essere umano e che ci rendono entità uniche e peculiari. Vedete, potrei anche chiudere qua, perché chiunque a questo punto ha già capito che la recensione essendo un parere personale, espressione di un gusto e di una soggettività personali, è insindacabile. È insindacabile non perché non possa essere discussa in quanto tale, perché semplicemente discutere di gusti è inutile. Se a Tizio piace la coca cola e a Caio piace la pepsi, per quante discussioni ci possano essere non cambieranno mai i loro gusti e quindi amen. Questo è un elemento fondamentale, da tenere sempre presente per chi legge una recensione. Chi legge una recensione non deve porsi con l?animo di chi sta leggendo una dichiarazione di scienza, ma con l?animo di chi sta ascoltando un parere, ne più ne meno valido del parere del lettore stesso.
Dal punto di vista del recensore il discorso è un po? più complicato, perché il recensore prima di approcciarsi ad un giudizio ha delle proprie convinzioni (leggi gusti) in base alle quali si relaziona al disco da ascoltare. Il primo quesito che il recensore dovrebbe porsi, dovrebbe essere ?Cosa rappresenta la musica per me??. Per assurdo che possa sembrare, una domanda così banale è fondamentale per esprimere un giudizio compiuto, perché dalla risposta dipenderà il giudizio, o meglio l?approccio che useremo per giudicare. Converrete che ancora prima di scrivere una sola sillaba di una recensione ci troviamo già di fronte a questioni che meriterebbero ben più vasti approfondimenti, ammesso che riuscissimo a venirne a capo. Parlavamo di approcci alla recensione perché non c?è un approccio unico, bensì svariati, potenzialmente infiniti approcci, come infinte possono essere le risposte alla domanda che abbiamo posto come presupposto allo scrivere recensioni. Cercherò di spiegarmi meglio, ma per farlo non posso prescindere dalla mia soggettività e dalla risposta che io ho dato a quella domanda. Per me la musica è emozione. La musica è un portentoso strumento di elevazione morale e spirituale prima, e anche di divertimento, svago e ricreazione poi. E chissà quante altre cose è! Ora dandomi questa risposta ho fornito un primo approccio al mio modo di pormi verso la recensione che, volente o nolente, influenzerà il mio modo di recensire. Questo è un approccio che io definisco ?emozionale?. Ma dicevo che non è l?unico, ce ne sono svariati altri per valutare un disco, tipo:
1) Valutare un disco in ordine alla sua originalità.
2) Valutare un disco tenendo presente che chi legge dovrà spendere 20 ? per comprarlo.
3) Valutare un disco sulla base dell?evoluzione e del passato di una band.
4) Valutare un disco in base al semplice gusto personale.
5) Valutare un disco in ordine alla mera bravura tecnica.
6) Valutarlo in ordine al genere e al contesto in cui opera, nonché in ordine agli obiettivi della band.
7) Eccetera eccetera eccetera.
E potrei continuare all?infinito. Ora sfido chiunque a prendere un qualsiasi disco di riferimento e a fare tante recensioni quanti sono gli approcci che si è scelti di usare. Vi posso assicurare che lo stesso identico recensore non riuscirà a fare due, e dico due, recensioni identiche, nel contenuto come nel voto. Questo perché non c?è una sola visione delle cose, non c?è una sola oggettività, ma tante soggettività. A seconda del punto di vista dal quale ci si pone per osservare un disco, si avrà una visione diversa dello stesso. Ogni recensore di volta in volta potrà usare approcci diversi, e potrà anche arrivare addirittura a contraddirsi, questo perché appunto ogni disco merita un approccio diverso. Un approccio scelto sulla base delle convinzioni e dei gusti del recensore. È chiaro ormai come la nostra recensione ha perso, ovemai ne avesse mai avuta una, ogni, seppur minima, parvenza di oggettività.
Personalmente, essendomi dato la risposta di cui sopra, utilizzo prevalentemente l?approccio emozionale, ma non tralascio anche gli altri approcci. Cerco di dare più visioni possibile dello stesso disco all?interno di un?unica recensione. L?ideale sarebbe appunto utilizzare il maggior numero di approcci possibili, per dare un giudizio il più esauriente possibile (Badate bene! Non il più oggettivo!). Altro problema è il peso da dare ai singoli elementi che compongono un disco. Quando si usano diversi approcci in una stessa recensione si pone il problema del peso specifico da assegnare a ciascuno di questi approcci, perché dalla ponderazione di questi approcci scaturirà e il giudizio e il voto finale. Come vedete le cose si complicano e non di poco. Ecco perché magari due dischi simili recensiti da un unico recensore possono avere giudizi diversi. E questa è un?altra picconata alla nostra già morente oggettività. Il colpo di grazia è dato poi dallo stato d?anima del recensore, dal suo umore, da come si sente quella volta, persino da che tempo fa! Può sembrare una stupidaggine, ma provate a recensire un disco doom o black in una bella giornata di primavera o provate a farlo in una grigia giornata d?autunno. Avremo due stati d?animo diversi che influenzeranno il giudizio sul disco. Ovviamente stiamo arrivando ai paradossi e sto andando volutamente per vie generali e teoriche. Se poi volessi addentrarmi nel concreto non potrei fare altro che esprimere soggettività. Il paradosso è che se un articolo che parla di recensioni non può essere oggettivo, come può esserlo la recensione stessa?
Personalmente ascolto un disco più volte, anche in situazioni e contesti diversi. Almeno una di queste volte il disco è ascoltato distrattamente, perché quando non ascolti una cosa con coscienza, e quindi non ti poni come filtro al messaggio che ti arriva, alla fine dell?ascolto potrai andare a ricercare quello che quel disco ti ha veramente trasmesso, anche a livello di emozioni/sensazioni. Non manca ovviamente un ascolto attento, il quale si focalizza più sulla sostanza, cercando di capire se quella band è brava tecnicamente, se è originale o si ispira a qualcun altro, se rispetto al passato ha compiuto evoluzioni o involuzioni e via dicendo. Senza colpo ferire avrò usato almeno già una decina di approcci diversi, anche se inconsciamente, e dentro me inizia a prendere forma un giudizio. A questo punto, dopo vari ascolti, bene o male il giudizio è formato. Il passo successivo è quello che io chiamo ?emotional storm?, ovvero il tentativo di stabilire un continuum tra le emozioni che l?artista ha riversato nei solchi del disco e le emozioni che arrivano a me ascoltatore. Lo ascolto al buio, ad occhi chiusi, con cuffie e mi lascio andare alle visioni che la musica mi trasmette. Questa in genere è un?esperienza intensa e dispendiosa e in quanto tale non può essere applicata ad ogni disco, sarei bugiardo se dicessi il contrario. Ma se la musica è emozione, come io credo, questo è il passo necessario per carpire quelle emozioni, per sviscerarle, per penetrarle, per fondersi con esse. Dopo di ciò si ha un?idea alquanto completa sul disco, si ha un giudizio che è comunque, per esauriente che possa essere, badate bene, totalmente soggettivo.
Ognuno ha un approccio diverso, ognuno ha un proprio gusto, ha un proprio modo di giudicare. Non è possibile eliminare la soggettività da un giudizio perchè significherebbe privare il soggetto del proprio spirito critico e delle proprie esperienze.
Tutto quanto ho detto dovrebbe essere ormai di pubblico dominio. Allora perché ogni tanto salta fuori qualcuno che sbraita contro i recensori?